29 gennaio 2012

Le cose buone che nascono quasi per caso...

"assaggia un po': è una torta che fa di necessità virtù... non so come sia venuta..."
"...ma è buonissima! guai a te se non la metti nel blog!"
"...dici?... ma è una roba da niente, una prova... e poi, non so con che farci la foto..."
"prendi subito la mia macchina! e averla, questa luce in cucina..."
"...si, in effetti... "
"va nel blog, chiaro?"
"ok, capo..."
L'amicizia con Anna Maria è un po' come questa torta: una cosa buona, buonissima, nata quasi per caso: e il caso spesso la sa lunga... quindi meglio lasciarlo agire indisturbato... e poi ringraziarlo.

La ricetta: perché di necessità virtù?
C'è una piccola storia familiare alle spalle, nel senso che mia madre preparava periodicamente una torta con i "fondi", cioè con le briciole di biscotti che si accumulavano nel vaso di latta adibito alla loro conservazione (e che sarebbe stato un delitto buttare). E lo stesso faccio anch'io, quando il quantitativo di briciole comincia ad essere ingente (non fate facce strane, dai...).
Poi c'è che quando mi sono messa all'opera, qualche sera fa, ho realizzato che ero senza burro, e pensando ad un'alternativa che non fosse l'olio... mi sono ricordata del barattolo di latte di cocco in dispensa. Non avendolo mai impiegato prima in questa veste, avevo due dubbi: uno circa la sua efficacia ammorbidente, l'altro riguardo il sapore (che temevo potesse essere troppo evidente).
Dubbi fugati, perché la morbidezza non ha niente da invidiare a quella conferita burro, anzi; e l'aroma di cocco è impercettibile.

TORTA DI BRICIOLE DI BISCOTTI CON LATTE DI COCCO

Ingredienti per uno stampo da 22 cm di diametro:
150 gr di briciole di biscotti 
100 gr di farina tipo 0 (ma va bene anche quella integrale)
50 gr di zucchero
3 uova
100 gr di latte di cocco
1/2 bustina di lievito per dolci

Passare al mixer le briciole. Unire gli altri ingredienti, miscelare bene, versare l'impasto nello stampo foderato di carta da forno.
Infornare a 180° per circa 40 minuti e fare la prova-stecchino prima di sfornare.

19 gennaio 2012

La torta "cinque sensi"

Che il cibo coinvolga i cinque sensi non è un assunto poi così scontato.
Se ci pensiamo bene, al concetto di cucina, così, in prima battuta, viene istintivo associarne solo alcuni: gusto, olfatto, vista.
Il tatto c'è ma non sempre ne siamo consapevoli. Anche quando un piatto lo prepariamo, e quindi ne maneggiamo gli ingredienti, non sempre siamo nel giusto mood per coglierne l'aspetto sensoriale.
L'udito è il fanalino di coda, lo facciamo lavorare solo quando il richiamo sonoro è forte (e in ogni caso lo consideriamo "altro", quasi non fosse parte di ciò che cuciniamo e/o mangiamo): la carne che viene battuta, il rumore delle valve dei molluschi quando si urtano, un soffritto che sfrigola, il fischio della pentola a pressione... ma ci sono anche tanti suoni quasi impercettibili, che purtroppo trascuriamo.

Ecco, preparare la fregolotta* è un ottimo allenamento all'uso di tutti e cinque i sensi... e se volete che l'esperienza sensoriale sia totale, preparatela quando siete soli/e in casa, nel silenzio assoluto.
Partite proprio dall'udito. 
Immergetevi nel suono secco e al medesimo tempo ovattato che producono le mandorle mentre le tritate sul tagliere... e nella delicata vibrazione che dal coltello passa alla mano, sale lungo il braccio, il collo, fino alla testa, amplificando e dando corpo a tale suono. Fatelo lentamente, senza fretta.
E cominciate a stimolare le papille gustative assaporandone una, di quelle mandorle... masticando piano, cogliendone bene il sapore, soffermandovi sulle briciole che avete sulla lingua e sul palato, sempre più piccole... chè il tatto si esercita anche nella (e con la) bocca. 
Il tatto... mescolate con le mani gli ingredienti, chiudendo gli occhi e saggiando, percependo le diverse consistenze: quella setosa della farina, quella ruvida dello zucchero (a cui avrete aggiunto un pizzico di sale), quella solida e spigolosa delle mandorle... la fredda viscosità dei tuorli ed il calore vellutato del burro fuso. Lasciate che vi scorrano tra le dita, poi con i polpastrelli amalgamate sbriciolando.
Versate le briciole nello stampo imburrato (o foderato di carta) in modo che coprano tutto il fondo - ma non compattatele troppo - e infornate. 
Mentre la torta cuoce, lasciatevi avvolgere dal profumo che si sprigionerà e pian piano riempirà la cucina. Respiratelo, anche con il corpo.
Una volta pronta, sfornatela, fatela raffreddare, rompetela con le mani (...e qui di nuovo il tatto entra in gioco...) e gustatela prima con gli occhi... gli occhi che hanno seguito ogni fase, osservato la trasformazione, la fusione dei singoli ingredienti e che ora si beano del risultato finale.
Mettetene in bocca un pezzetto, schiacciatelo con i denti, inspirate, cominciate a masticare... e lasciate che i cinque sensi si fondano.
Facile, no?

* che non è certo una mia invenzione... trattasi di un dolce diffuso in Veneto e Lombardia, anche se con nomi diversi (fregolotta da fregola=briciola nel trevigiano, rosegota nel padovano, sbrisolona a Mantova) e piccole varianti negli ingredienti (tuorli sodi/crudi, panna fresca al posto del burro fuso, impiego di una parte di farina di mais).
Io la faccio con:
250 gr di farina tipo 0 (a volte però ne sostituisco una parte con farina gialla di mais) - 200 gr di mandorle pelate - 150 gr di zucchero - 2 tuorli crudi - 150 gr di burro fuso - 1 presa di sale.
Cottura: 45 minuti a 180°.

09 gennaio 2012

Croccante a modo mio

Torna il pista la vostra paladina dei "poveri ma buoni" :-)
Oggi si nobilitano... le carrube!
Molto apprezzate in altri tempi, si trovano ancora sui banchi dei supermercati anche se i loro estimatori sono scesi drasticamente di numero.
Certo, sono dure, spaccadenti... quanto un croccante che si rispetti... quindi mi sono detta: e perché non farci proprio il croccante, con le carrube?
E insieme ho pensato ci sarebbero stati bene i semi di zucca, altro snack "povero ma buono". Profumando il tutto con la polvere d'arancia, che è "povera ma buona" pure lei, visto che nasce dal recupero delle bucce.
(ripassiamo tutti insieme la preparazione della polvere d'arancia: si toglie dal frutto la buccia con un pelapatate, così non c'è il rischio di usare inavvertitamente anche la parte bianca, che è amara. Si mette a seccare - sul termosifone va benissimo - e poi si polverizza).
E ora la ricetta.

CROCCANTE DI CARRUBE E SEMI DI ZUCCA

300 gr di zucchero
2 cucchiai d'acqua
succo di limone (1 cucchiaino)
2 carrube (faranno circa 40 gr)
50 gr di semi di zucca sgusciati
1/2 cucchiaino di polvere d'arancia

Armarsi di tagliere, coltello trinciante e olio di gomito, e tagliare a pezzetti (minuscoli) le carrube. Eliminare i semi.
In una casseruola d'acciaio dal fondo pesante, sciogliere a fuoco dolce lo zucchero con l'acqua e il succo di limone. Mescolare con frequenza, finché lo zucchero diventerà di un bel colore biondo (non bruno.. biondo!).
A questo punto, spegnere la fiamma e versare nello zucchero le carrube, i semi di zucca e la polvere d'arancia. Amalgamare bene, attendere un paio di minuti perché la temperatura scenda un po', poi colare l'impasto (a scelta): 
su un piano di marmo unto d'olio (metodo tradizionale); 
su una placca, sempre unta d'olio (che magari è più probabile abbiate a portata di mano);
su un foglio di carta da forno (metodo che consiglio vivamente, perché il più pratico).
Se lo colate bene, cioè in maniera uniforme, si livella da solo.
Mentre si intiepidisce, con un coltello (unto di olio) tagliare il croccante a quadrati o losanghe, cosicché, una volta raffreddato completamente, sarà più facile dividerlo in pezzi.
Quindi, quando è freddo, staccarlo dal piano di marmo/placca, o togliere la carta (per chi ha optato per questo metodo).