30 novembre 2007

Per cominciare, insalatina natalizia

Con questa ricetta dò il mio contributo all'iniziativa di Francesca "Aspettando Natale".

La melagrana è un frutto bellissimo, e nel suo significato simbolico di fecondità unisce tanti popoli, al di là del credo religioso dei singoli. Il suo colore mette gioia, illumina le giornate sempre più corte, mentre i chicchi, numerosi e pregni di succo, ci ricordano che la natura è generosa: adesso è addormentata, ma nel giro di qualche mese ritornerà a fruttificare.
Per questo è sempre stata uno dei simboli di questo particolare momento dell'anno, in cui la natura è più avara: nel regalarla e consumarla si compie ancora oggi un rito benaugurante.

E' uno dei primi ingredienti che mi vengono in mente, quando penso alla tavola di Natale.
Qui in Veneto viene impiegata principalmente nella preparazione della "paéta al malgaragno" (tacchinella alla melagrana), un piatto tipico del vicentino.

A me piace sempre di più preparare menù natalizi completamente vegetariani.
Questo antipasto può essere servito in veste rustica...


...o più elegante


a seconda dei gusti. Io ho fotografato entrambe le versioni.

La ricetta rimane la stessa.

Per 4 persone: tagliare due cespi di radicchio trevigiano tardivo a tronchetti di due centimetri; tagliare a cubetti 1 pera abate (senza sbucciarla, quindi meglio se da agricoltura biologica) e 100 grammi di pecorino a media stagionatura; sgranare 1 melagrana.
Riunire gli ingredienti in una ciotola, condire con un filo d'olio extravergine d'oliva e pochissimo sale, suddividere in piatti individuali e servire.


28 novembre 2007

Dulce de leche e pane "senza impasto", di Danda


Ieri ho sperimentato finalmente queste due ricette, pubblicate nei giorni scorsi da Danda.
Veramente il pane non è la versione originale, o meglio, il procedimento è quello, ma ho sostituito la pasta madre al lievito di birra, per vedere se il risultato sarebbe stato ugualmente soddisfacente.
Per quanto riguarda il dulce de leche, ho visto che anche in questo caso (come per le marmellate di frutta) è consigliabile una pentola larga e non troppo alta, per ridurre un po' i tempi di cottura - questa preparazione, in particolare, ci mette molto ad asciugarsi e a raggiungere la giusta consistenza.
Se, come me, amate tutto quello che sa di caramello, questa marmellata fa sicuramente al caso vostro.
Le ricette, come ho già detto, si trovano nel blog Dandoliva.


27 novembre 2007

Prosciutto con cipolle e mele agrodolci

Non avendo molto tempo a disposizione per seguire tutte le iniziative lanciate nei food blogs, aderisco a quelle il cui tema mi stuzzica di più, o che prevedono l'uso di ingredienti a me particolarmente graditi. E' questo il caso delle cipolle, protagoniste dell'Onion Day.
Le cipolle sono uno degli ingredienti "pilastro" della cucina veneziana e caratterizzano i piatti più celebri (non è casuale che il fegato cotto con le cipolle venga definito proprio "alla veneziana").
E' una verdura che si presta perfettamente alle preparazioni agrodolci: normalmente viene sposata all'uva sultanina, qui invece ho optato per l'abbinamento con le mele.
Si, lo so, il piatto sembra uscito dalla cucina di una bierkeller... ma vista la stagione non è poi così fuori luogo.

(Dato che comunque non è richiesto, non traduco la ricetta in inglese per motivi di tempo... eh si, ho sempre questo tiranno che mi tallona...).


Ingredienti per ogni commensale:

1 grossa fetta di prosciutto affumicato
1 cipolla bianca
1 mela
2 cucchiai di aceto di mele
olio extravergine d'oliva
1/2 cucchiaino di zucchero di canna
1 pizzico di sale
pepe macinato fresco

Scaldare poco olio in una padella e farvi ammorbidire la cipolla tagliata ad anelli. Salare leggermente, cospargere con lo zucchero, sfumare con l'aceto, coprire e cuocere per 5 minuti, quindi alzare la fiamma e far caramellare leggermente. Unire la mela, sbucciata e tagliata a fette, farla insaporire nel fondo di cottura, coprire e cuocere per altri 5 minuti. Spegnere e tenere da parte, al caldo.
In un'altra padella, cuocere per qualche minuto il prosciutto, su entrambi i lati, quindi trasferirlo nel piatto, macinarvi sopra del pepe, affiancare il contorno agrodolce e servire.


Pane alle noci


In questi giorni sto organizzando la prossima (partenza tra un mese) vacanza a Parigi.
Quando mi trovo in Francia potrei vivere quasi esclusivamente di pane: non sono ancora riuscita a trovare quello che non mi piaccia. Tra tutti, forse, quello che gradisco meno è (e qui c'è il rischio della sollevazione popolare... ma lo dico lo stesso...) la baguette. Amo invece, di un amore assoluto, totale, il pane alle noci.

Ieri sera mi è venuta voglia di prepararne per la colazione di stamattina. Era tardi, e quindi la lievitazione non è stata impeccabile (e questo si nota nella foto), ma l'ho mangiato comunque con grande soddisfazione: era bello soffice, la crosta croccante, e il sapore quello giusto.
In attesa di quello francese...

Per un filone da 1 kg.

Rinfrescare la pasta madre e attendere almeno tre ore, poi utilizzarne 300 gr per panificare.
Se si utilizza il lievito fresco in panetto: sbriciolarlo in acqua tiepida con una cucchiaiata di farina e lasciarlo riattivare.
Se si utilizza lievito di birra disidratato: scioglierlo in acqua tiepida insieme ad un cucchiaino di zucchero ed attendere 10 minuti, finché si sarà formata la schiuma.

Passato il tempo necessario (a seconda del tipo di lievito scelto): impastare 800 gr di farina bianca con il lievito, 2 cucchiai di olio extravergine d'oliva, 1 cucchiaino colmo di sale fino, 1 cucchiaio di malto, 100 gr di noci spezzettate, aggiungendo acqua tiepida nella misura necessaria. Lavorare energicamente per 15-20 minuti, quindi porre l'impasto in uno stampo a cassetta (antiaderente oppure unto), coprire con uno strofinaccio umido e porre a lievitare per almeno due ore in un luogo caldo. Preriscaldare (230°) e umidificare il forno (vedi le precedenti ricette di pane), quindi cuocere per 35-40 minuti.


22 novembre 2007

Biscottini al burro con "crema di Lenny"

E' stato con grande piacere che ho accolto l'invito di Lenny a reinterpretare la crema dei suoi meravigliosi "fior di mela". Ho modificato leggermente la ricetta originale... spero non me ne voglia la sua autrice!
Per rimanere in tema floreale, ho realizzato i biscottini al burro, di cui mi era rimasta la voglia dopo aver letto il bel post pubblicato martedì da Teresa.

Ecco dunque quello che ne è venuto fuori.


Biscottini al burro: 200 gr. di farina tipo 00, 200 gr di fecola, 200 gr. di burro, 100 gr. di zucchero a velo.

Ammorbidire il burro a temperatura ambiente, tagliato a pezzetti, quindi unire gli altri ingredienti lavorando con un cucchiaio e solo alla fine con le mani. Stendere la pasta ottenuta e ritagliare i biscotti usando uno stampino a fiore (la pasta va tenuta prima in frigorifero, se dovesse essere troppo morbida).
Cuocere nel forno - preriscaldato - a 175°, per 15 minuti. Sfornare e far raffreddare.

Crema (ingredienti per 2 persone): 200 gr. di panna fresca, 2 cucchiaini di zucchero di canna chiaro, 1 mela, 50 gr. di cioccolato al latte, 1/2 cucchiaino di cannella in polvere, cacao in polvere.

Montare leggermente la panna, con la frusta a mano; tagliare a cubetti la mela e cuocerla con lo zucchero per 5 minuti, quindi farla raffreddare; tritare a coltello il cioccolato. Amalgamare tutti gli ingredienti, aromatizzare con la cannella, suddividere in coppette di vetro e spolverare con cacao amaro.

Servire la crema accompagnata dai biscottini.

20 novembre 2007

Il mio pane quotidiano

Circa tre anni fa ho cominciato a fare sistematicamente il pane in casa.
Lo facevo anche prima, ma più saltuariamente, il che mi impediva di utilizzare la pasta madre: diciamo che avrei anche potuto utilizzarla, ma dovendo comunque rinfrescarla ogni 3-4 giorni tra una panificazione e l'altra, me ne sarei ritrovata in casa dei veri quantitativi industriali. Perciò, quando decidevo di fare il pane, acquistavo un panetto di lievito fresco o una busta di pasta acida essiccata.
Poi è giunto il momento dell'autoproduzione, a partire proprio dal pane. Da quel momento, nel mio frigorifero "vive" un certo quantitativo di pasta madre (dico vive perchè è come avere una bocca in più da sfamare!), che mi ha dato e continua a dare ottimi risultati.


Per un pane-base (quello che preparo per il consumo quotidiano della famiglia) seguo questo semplice procedimento. E' un po' lungo ma non complicato: una volta che si è preso il ritmo giusto, diventa solo una questione di organizzarsi con i tempi.

Prendo due etti di pasta madre (impasto della panificazione precedente) e li diluisco con un po' di acqua tiepida, dopo 10-15 minuti aggiungo 100 gr di farina, ne faccio una pastella molle che lascio lievitare, coperta, per almeno 2 ore (dato che non ci sono problemi ad aumentare questi tempi, questa operazione può anche essere effettuata la sera, se poi si panifica la mattina).
A questo punto unisco 800 gr di farina semintegrale (ovviamente va bene anche bianca o 100% integrale), 1 cucchiaino pieno di sale, 1/2 bicchiere di olio extravergine d'oliva e acqua tiepida sufficiente ad ottenere un impasto morbido ed elastico, che andrà lavorato per 15-20 minuti a mano (fare il pane è un ottimo esercizio fisico!).
Metto l'impasto nello stampo prescelto (unto o foderato di carta-forno, se non è antiaderente), copro con un telo umido e lo lascio lievitare al caldo per altre due ore. Nel frattempo accendo il forno a 230° e dentro ci metto un pentolino di acciaio con dell'acqua (per apportare la giusta umidità). Cuocio il pane a questa temperatura per i primi 30 minuti, poi lo tolgo dallo stampo, abbasso a 200° e cuocio per altri 15 minuti. Se non si desidera una crosta eccessivamente croccante, appena sfornato il pane lo si avvolge per qualche minuto in un telo.

Io lo preparo ogni 4-5 giorni, durante i quali rinfresco la pasta madre solo se prevedo di averne bisogno in grandi quantitativi, altrimenti è sufficiente il rinfresco fatto prima di panificare, come sopra indicato.

RICORDARE SEMPRE DI TENERE UN PEZZO DI IMPASTO (LA MADRE) PER LA PANIFICAZIONE SUCCESSIVA!

19 novembre 2007

Risotto con topinambur e taleggio + gelatine di topinambur (Risotto with topinambur and Taleggio + topinambur jellies)

Dato che il TOPINAMBUR è una verdura che mi piace molto, ho deciso di partecipare all'evento mensile di cui al link riportato a fianco (SUNCHOKE GARDEN-COOK-EVENT).


Dopo aver preparato una ricetta piuttosto tradizionale (il risotto), mi sono accorta che mi restava quella bella acqua di cottura, verde smeraldo... perfetta per le gelatine!


Risotto con topinambur e taleggio:
Ingredienti per 4 persone: 300 gr di riso Carnaroli, 250 gr di topinambur (lavati bene, non devono avere terra), 1 piccola cipolla bianca, 100 gr di Taleggio, brodo vegetale q.b, olio extravergine d’oliva.

Porre i topinambur in una piccola casseruola, coprirli d’acqua a filo, mettere sul fuoco e quando prende il bollore cuocere per 15 minuti, quindi scolarli senza gettare l’acqua (serve per la preparazione successiva), sbucciarli finché sono caldi e frullarli.
Tritare la cipolla e soffriggerla in una casseruola con due cucchiai d’olio, quando è trasparente calare il riso, farlo tostare, quindi unire la crema di topinambur. Versare un po’ alla volta il brodo, mescolando sempre. A fine cottura aggiustare di sale se necessario, mantecare con il Taleggio e servire.


Con l’acqua di cottura dei topinambur, che una volta raffreddatasi diventerà di un bel verde brillante, si possono preparare queste gelatine.

In un pentolino sciogliere 1 cucchiaino di agar agar in un bicchiere di acqua di cottura dei topinambur. Portare a bollore e dopo tre minuti spegnere. Versare negli stampini (unti, se non sono antiaderenti) e mettere in frigorifero a rassodare.



Risotto with topinambur and Taleggio + topinambur jellies

Serves 4:

300 gr Carnaroli rice
250 gr topinambur (well scrubbed)
1 small white onion
100 gr Taleggio cheese
vegetable stock (as needed)
2 tbsp extrav. olive oil

Put the topinambur in a small saucepan, cover with cold water and keep on cooking for 15 minutes from the moment it starts boiling. Drain (reserving the water for the jellies), peel and cream the vegetables.
In a large pan, gently fry the chopped onion with the oil (the onion has to remain clear), add the rice and tost it for a couple of minutes. Add the topinambur cream. Ladle just enough stock over the rice to cover it and cook, stirring, until must of the liquid has been absorbed. Continue adding the stock in small amounts, always stirring. The rice will be cooked in about 15 minutes. Salt (if necessary), melt with the Taleggio cheese and serve.


With the topinambur water, that once cold will be of a nice brilliant green, prepare these jellies.

In a small saucepan stir 1 teaspoon of agar-agar with a glass of topinambur water. Boil for 2-3 minutes, pour in no-stick (or greased) moulds and leave it to firm in the fridge for 2 hours.


18 novembre 2007

Marmellata di cipolle rosse

Già da qualche settimana il sabato pomeriggio profuma di Natale: sto preparando frutta essiccata sotto grappa, miele con frutta candita, marmellate...
il tutto finirà, insieme ai biscotti (pandizenzero, panpepato, stelle di cioccolato, cuori di limone e via dicendo) nei pacchetti da regalare ad amici e parenti.
Ieri è stata la volta della marmellata di cipolle rosse, destinata, insieme a quella di pomodori verdi (che ho già postato qualche giorno fa), agli amici con la passione per i formaggi.



La preparazione è semplice: si affettano 500 gr. di cipolle rosse, si mettono a macerare per 24 ore con 300 gr. di zucchero di canna chiaro e 2 chiodi di garofano. Passato questo tempo, si mette a cuocere aggiungendo 2 cucchiaini di sale e 1 bicchiere di aceto. Quando raggiunge la giusta consistenza, si invasa a caldo come qualsiasi altra marmellata.


16 novembre 2007

Polentina, zucca, gorgonzola...

Continua la serie "l'autunno è servito"...
Questa polentina, calda calda (fatta con il mais Biancoperla del Presidio Slowfood) è qui proposta con una crema di zucca tiepida ed un "gelato" al gorgonzola.
Tre temperature diverse, la stessa morbidissima consistenza.

Polenta: portare al limite del bollore 1 litro di acqua salata, versare a pioggia 200 gr di farina di mais Biancoperla, lavorando velocemente con la frusta per evitare la formazione di grumi, proseguire la cottura, sempre mescolando, per 45 minuti, a fuoco moderato. Se risultasse troppo consistente, durante la cottura aggiungere un po' d'acqua. Non va spaiolata ma versata direttamente nei singoli piatti.

Crema di zucca: tagliare a cubetti la polpa di zucca (questa è violina, si vede dal colore acceso), saltarla in padella con un goccio d'olio (magari di zucca anche quello), salarla e farla cuocere per 15-20 minuti (bagnare con acqua solo se dovesse tendere ad attaccare). Farne una purea consistente e tenerla al caldo.

"Gelato al gorgonzola": nel mixer lavorare gorgonzola e ricotta in eguale quantità, fino ad ottenere una crema. Farla rassodare in frigorifero per 5-6 ore.

Per maggiori informazioni sul mais Biancoperla:
www.fondazioneslowfood.it/ita/presidi/


14 novembre 2007

Ma che ricette del cavolo!

Basta, di dolci in questi giorni non ne posso più!
Passiamo a qualcosa di salato, per favore.

Questa è la stagione dei cavoli, in tutte le loro forme e colori (cappucci, verze, cavolfiori, broccoli, cavoletti, cavoli-rapa e via dicendo), vere verdure-farmacia che si prestano ad una bella varietà di interpretazioni.
Durante il weekend, avendone in frigorifero una discreta rappresentanza, ho preparato questi due piatti, decisamente appetitosi e per niente difficili da realizzare.



Lo sformatino rosso-viola altro non è che cavolo cappuccio viola, saltato in padella (con appena un goccio d'olio extravergine d'oliva) insieme a del peperone rosso tagliato a listarelle, il tutto salato, pepato e servito caldo (la forma qui è data dall'uso dell'apposito anello in acciaio).

L'altra invece è una torta salata "ai sapori d'autunno".
Si prepara una frolla con: 170 gr di farina tipo 00, 70 gr. di farina di castagne, 130 gr di burro, 1 uovo, 1/2 bustina di lievito per torte salate (o cremor tartaro) e una bella presa di sale. Va tenuta in frigorifero finché si prepara il ripieno.
Per quest'ultimo: si affetta sottilissima una bella quantità di verza bianca (tanta da riempire una padella del diametro di 26 cm), si salta in pochissimo olio, poi si aggiunge 1/2 bicchiere d'acqua e si fa stufare, coperta, per 20 minuti (a fine cottura non deve esserci più acqua). Si sala, si lascia raffreddare, quindi si mescola a 150 gr di formaggio a media stagionatura (io ho utilizzato del S. Andrea mezzano, un montasio friulano) tagliato a cubetti.
Si stende la pasta frolla tenendo il bordo alto circa 3 cm, si bucherella il fondo con una forchetta, quindi si riempie con il composto di verza e formaggio, schiacciando e livellando bene con il dorso del cucchiaio. Va nel forno preriscaldato a 180°, per 30-35 minuti.
Si serve tiepida.

12 novembre 2007

San Martino

Si, lo so, il cavallo non è un granché, ma in fondo che gusto c'è a fare il San Martino con lo stampo?
I bambini partecipano volentieri alla realizzazione del dolce, e non importa se poi il cavallo assomiglia un po' ad un cammello (come questo), o se il santo ha un mantello esagerato (che in fondo è un bene, perché sopra ci stanno più decorazioni da mangiare...): l'importante è che la tradizione sia rispettata, e che il San Martino fatto in casa (almeno uno, ma di solito se ne preparano diversi, per casa e da regalare) ci sia. Lavorando "a mano libera" ci si sbizzarrisce con le dimensioni: dal formato mignon (poco più grande di una frolla dal fornaio) a quello maxi, destinato alle scolaresche (per chi, come me, ha figli).
Poi, il bello è cambiare tipo di decorazioni ogni anno: quest'anno abbiamo fatto questo con glassa di cioccolato, decorazioni di zuccherini argentati e granella di nocciole, e altri due con glassa bianca di zucchero e codette arcobaleno (tutti di grande formato). Negli anni passati ne abbiamo preparati di semplici solo con cioccolato e palline argentate, di più tradizionali con glassa colorata e cioccolatini, di "naturali" solo con frutta secca, altri ancora decorati solo con confetti (si, proprio quelli da bomboniera) di colori diversi...
mia mamma ne fa una versione tutta sua: un disco di pastafrolla sulla quale le effige del santo sono "ricamate" con il cioccolato fuso.
Ma i più belli restano sempre quelli fatti dai bambini della scuola materna, con le loro mani... cara, cara Miky...

In tutti i casi, l'indigestione attende puntualmente dietro l'angolo!


09 novembre 2007

Mele farcite con amaretti e cacao


Devo mettermi al lavoro e preparare la frolla per i dolci di San Martino, quindi posso postare solo una ricetta veloce veloce...

Per 4 persone: preparare la farcitura amalgamando 12 amaretti sbriciolati, 1 cucchiaino di cacao amaro in polvere, 1 cucchiaino di zucchero di canna chiaro e 1 cucchiaio di gelatina di arance. Tagliare a metà 4 mele rosse (meglio se non croccanti), con uno scavino tondo togliere i torsoli e riempire i buchi con la farcitura. Mettere le mele in una padella antiaderente (con due cucchiai di acqua sul fondo), coprire e cuocere per 15-20 minuti. Lasciar intiepidire, quindi servire le mele irrorate con il sughetto che si sarà formato.

A proposito, chi non è di Venezia si chiederà: ma che accidenti è il dolce di San Martino?
Quello tradizionale è una formella di cotognata, decorata con zuccherini argentati, raffigurante le effige di San Martino che taglia il mantello per donarlo al poverello. Si acquista nelle gastronomie e nelle pasticcerie più chic.
Più comunemente, si tratta di San Martino a cavallo, in tenuta da soldato, realizzato in pasta frolla e ricoperto con decorazioni di zucchero colorato, cioccolato, confetti, caramelle. E' venduto in panifici, pasticcerie, supermercati, ma molto spesso viene preparato in casa: a Mestre e Venezia i negozi di articoli casalinghi vendono appositi stampi, di varie dimensioni, per chi "non ha mano" nel ritagliare dalla pasta frolla la figura del santo.

Alla prossima per foto e ulteriori informazioni!

07 novembre 2007

Pane di zucca al curry - Pumpkin and curry bread

Questa è la ricetta che ho realizzato per il prossimo Bread Baking Day (v. link a fianco).

Normalmente faccio il pane con la pasta madre, ma in questo caso ho utilizzato il lievito naturale disidratato, così che la ricetta risulti più facile per chi non panifica con regolarità.


Ingredienti:
700 gr. di farina semintegrale, 350 gr. di zucca (lessata e schiacciata con lo schiacciapatate), 1 cucchiaino di lievito naturale disidratato, ½ bicchiere di olio di semi di zucca, 2 cucchiaini colmi di sale, 1 cucchiaino colmo di curry dolce, 1 cucchiaino di zucchero, acqua (tiepida) q.b.


Sciogliere il lievito in un bicchiere di acqua tiepida, insieme allo zucchero. Dopo 10 minuti si sarà formata un’abbondante schiuma. Versare questo liquido in una terrina capiente, unire 100 gr. di farina, formare una pastella e lasciar riposare per 7-8 ore, coperto.

Passato questo tempo, unire gli altri ingredienti ed acqua tiepida sufficiente ad ottenere un impasto elastico, da lavorare energicamente per 15-20 minuti.
Ungere una teglia del diametro di 30 cm., disporvi l’impasto suddiviso in palle della dimensione di un pugno, tenendole distanziate un paio di cm l’una dall’altra. Coprire con un canovaccio e far lievitare al caldo per 2 ore. Nel frattempo, preriscaldare il forno a 230° (210° se elettrico ventilato), ponendo nella parte bassa una bacinella di acciaio contenente acqua. Infornare la pagnotta (spennellata con tuorlo d'uovo) a questa temperatura per 30 minuti, quindi abbassare di 30° e continuare per altri 15 minuti.
Sfornare e far raffreddare fuori dallo stampo.




This is my recipe for the Bread Baking Day


Pumpkin and curry bread

Sorry for my English… I hope the recipe will be clear enough!

Ingredients:
700 gr. half-wholemeal flour
350 gr. pumpkin (boiled and mashed)
1 tsp dried natural yeast
½ glass of pumpkin seeds oil
2 tsp salt
1 tsp mild curry
1 tsp sugar
warm water (as requested)

Melt yeast and sugar in a glass of warm water and leave for 10 minutes, while a soft foam will form on te top. Put 100 gr. of flour in a large bowl and stir with the liquid yeast, to obtain a batter; cover and leave to rise for 7-8 hours.

After this time, put in the bowl the remaining ingredients with enough warm water to get an elastic dough, that has to be hand-worked for 15-20 minutes.
Grease a round 30 cm baking tray, arrange the bread mixture in balls (dimention of a fist) at 2 cm of distance from each other, cover with a cloth and leave to rise for 2 hours, in a warm place. In the meanwhile, heat the oven (230°, 210° if using a fan one), arranging a metal pan with water on the bottom (to create enough humidity).
Brush the bread with egg yolk, put in the oven and bake for 30 minutes at this temperature, then drop to 200° (180° fan) and bake for other 15 minutes.
Take off the loaf and leave it to cool without the tray.

06 novembre 2007

Melting moments...

Certo, la cucina anglosassone non gode di grande fama qui da noi... ma provate questi e poi ditemi se non sia il caso di "aprire un po' gli orizzonti"... e di sfatare certi luoghi comuni!
Il nome non inganna. si sciolgono davvero in bocca...



Per una ventina di dolcetti:
impastare a crema 150 gr di burro con 75 gr di zucchero a velo e la scorza grattugiata di 1 limone. Unire 150 gr di farina tipo 0, 25 gr di farina di mais e 1 cucchiaino di lievito per dolci.
Staccare da questo impasto delle palline grandi come una noce, metterle in pirottini di carta da forno, fare con un dito un buco al centro di ognuna, quindi cuocere in forno a 170° per circa 15 minuti. Sfornare e far raffreddare, riempire i "buchi" con marmellata di fragole (o altri frutti di bosco) e lasciare che questa si rapprenda (un paio d'ore). Spolverare con zucchero a velo e... sarà già ora di rifarne, perchè finiscono immediatamente!

02 novembre 2007

Saòr di zucca e finocchi

Il saòr è una preparazione tipicamente veneziana, in cui gli ingredienti vengono marinati con cipolla e aceto. Quello più noto è di pesce: sarde, sogliolette, anche scampi. Si dice sia nato nel XIV secolo, per conservare il pesce a bordo delle navi ed evitare così che i marinai si ammalassero di scorbuto. Successivamente, grazie alla presenza, a Venezia, di una fiorente comunità ebraica (la cui influenza è stata, sul piano gastronomico, assolutamente rilevante), la ricetta si è arricchita di uva passa e pinoli. Le sarde e gli sfògi in saòr si consumano tradizionalmente durante la cena (in barca o in riva) del Redentore, il sabato che precede la terza domenica di luglio.

Il saòr è buonissimo anche sostituendo il pesce con le verdure, specialmente con quelle autunnali: zucca, radicchio, finocchi. Questa versione della ricetta è "alleggerita", in quanto le verdure non sono fritte ma grigliate.
Preparandolo adesso (venerdì mattina), sarà pronto per il pranzo di domenica: sù, sù, al lavoro!


Per 4/6 persone:
affettare sottilmente e grigliare 1/2 zucca (possibilmente violina) e 2 grossi finocchi. Affettare a rondelle 3 cipolle bianche e soffriggerle in un velo d'olio extravergine d'oliva; quando imbiondiscono, unire 1 bicchiere di aceto, 1 bicchiere di vino bianco secco e 1 pizzico di cannella, quindi lasciar cuocere, a fuoco moderato, finché il fondo di cottura si sarà leggermente addensato. Disporre le verdure su un vassoio, cospargerle di uva passa (fatta rinvenire in vino bianco) e pinoli, irrorarle con la salsa di cipolle, coprire e lasciar riposare al fresco per 48 ore prima di consumare.

PS: mica me n'ero accorta che anche Cavoletto aveva pubblicato più o meno la stessa ricetta in questi giorni... pura casualità!