
I biscottini a S sono molto frequenti a Venezia. Se n'era già parlato qualche tempo fa qui.
Ci sono i essi (che sta per il plurale di "un (maschile) esse") buranèi, abbastanza friabili, da intingere nel vino dolce; e ci sono le bisséte dei ebrei, dolcetti tipici della Pasqua ebraica (Pesach), ma ormai consumati 12 mesi l'anno, dalla consistenza più dura, che andrebbero serviti con lo zabaione.
Questi nelle fotografie - che ho preparato e servito a pranzo domenica scorsa - sono i secondi. Il caso ha voluto che tra i commensali ci fosse un simpatico membro della comunità ebraica di Milano (che io non conoscevo), che vedendoli ha esclamato: quelli che faceva la mia mamma!
Il che mi ha fatto supporre che non siano esclusivo appannaggio di Venezia, ma siano diffusi anche nelle comunità ebraiche di altre città. Correggetemi se ho azzardato una fesseria.
Ci sono i essi (che sta per il plurale di "un (maschile) esse") buranèi, abbastanza friabili, da intingere nel vino dolce; e ci sono le bisséte dei ebrei, dolcetti tipici della Pasqua ebraica (Pesach), ma ormai consumati 12 mesi l'anno, dalla consistenza più dura, che andrebbero serviti con lo zabaione.
Questi nelle fotografie - che ho preparato e servito a pranzo domenica scorsa - sono i secondi. Il caso ha voluto che tra i commensali ci fosse un simpatico membro della comunità ebraica di Milano (che io non conoscevo), che vedendoli ha esclamato: quelli che faceva la mia mamma!
Il che mi ha fatto supporre che non siano esclusivo appannaggio di Venezia, ma siano diffusi anche nelle comunità ebraiche di altre città. Correggetemi se ho azzardato una fesseria.

La ricetta (per ottenere circa 25 pezzi):
Impastare 400 gr di farina con 200 gr di zucchero, 2 uova, 2 cucchiai d'olio e un pizzico di buccia di limone grattugiata (oppure di cannella). Una volta ottenuto un impasto liscio e malleabile, porlo in frigorifero per 30 minuti. Trascorso questo tempo, trasferire la pasta sulla spianatoia, staccare dei pezzetti della dimensione di una noce, trasformarli in bastoncini lunghi circa 10 cm e grossi come un dito, e modellarli a forma di S.
Porre le biscette sulla placca del forno unta e infarinata (o rivestita di carta da forno) e cuocerle per 15 minuti a 180°.
Impastare 400 gr di farina con 200 gr di zucchero, 2 uova, 2 cucchiai d'olio e un pizzico di buccia di limone grattugiata (oppure di cannella). Una volta ottenuto un impasto liscio e malleabile, porlo in frigorifero per 30 minuti. Trascorso questo tempo, trasferire la pasta sulla spianatoia, staccare dei pezzetti della dimensione di una noce, trasformarli in bastoncini lunghi circa 10 cm e grossi come un dito, e modellarli a forma di S.
Porre le biscette sulla placca del forno unta e infarinata (o rivestita di carta da forno) e cuocerle per 15 minuti a 180°.
27 commenti:
Buoni,semplici e profumati e poi é sempre interessante conoscere ricette appartenenti ad altre culture.Buona notte
ottima,non ho idea se si facciano in altre città buona giornata
Li avevo visti anche da Moscerino. Devono essere veramente buoni!
Ciao,
Aiuolik
buoni e semplici! probabilmente è come dici tu: una ricetta ebraica diffusa ;-) li voglio provare...
*Mariluna, in questo periodo sto cercando di approfondire il lato ebraico della cucina veneziana (con cui inconsapevolmente tutti noi abbiamo a che fare: un bel po' delle ricette veneziane più note sono di matrice ebraica)
*Caravaggio, buona giornata anche a te, adesso passo a vedere che delizia ci riservi quest'oggi
*Aiuolik, quelli di Mosce assomigliano di più alla versione buranella
*Salsadisapa, sono davvero molto semplici, veloci da preparare. Prova e poi dimmi che ti sembra
Non so se l'impasto sia lo stesso, ma mi ricordo che i nostri vicini ci portavano sempre i biscotti a S tipici di Nettuno (sul litorale laziale). Ne andavo matta!! Ciao, Alex
Forse li provo, hanno un aspetto semplice ma invitante!
Un abbraccio
Per quello che ne so sono tipicamente giudaico-veneziane, anche se certamente la forma di bissa o di esse non è certo una prerogativa soltanto ebraica né soltanto veneziana.
La ricetta in uso è un po'diversa da quella che citi tu, Elisabetta, per la quantità di olio, in proporzione maggiore.
Niente riposo in frigorifero e mani unte mentre si lavora la pasta. La forma di esse è molto meno accentuata della tua, praticamente un rotolo lungo 7/8 cm. che si provvede a "stortare" alle estremità nel momento in cui si adagia sulla teglia. Anche il colore è diverso, direi come quello di un'abbronzatura uniforme. Niente cannella, solo limone grattugiato.
Se vai in ghetto le vedrai in bella vista nei due negozi che le espongono e vendono: il panificio e quello di dolci casher aperto da non molto.
Le tue sono comunque belle e sicuramente buone. :)
sandra
*Alex, non contengono lattosio... vanno bene anche per la tua dieta attuale!
*Anna, dai che poi mi dici come sono venuti
*Sandra, grazie per le indicazioni. Io non ho mamme/nonne al Ghetto che mi possano dare indicazioni (posso solo guardare le vetrine dei panifici). Per la ricetta, ho usato le dosi indicate da Marcello Brusegan ne "La cucina veneziana" della Newton Compton, per gli aromi (io ho usato comunque limone) come cannella e anice, ne parlano in "Ricette di osterie del Veneto" di Slow Food, le fonti sono Marcella Perugia Aboaf e Laura Fusetti Cosma (che hanno fornito la consulenza nella redazione della sezione dedicata alla cucina ebraica veneziana).
Comunque ti assicuro che erano buoni buoni buoni (finiti in un battibaleno, e ne avevo preparato anche di altri tipi)!
da noi i biscotti a esse sono di una sorta di frolla leggermente più leggera dei frollini classici.
che bella la cucina ebraica, spero che farai un sacco di ricette perchè sono totalmente ignorante in materia, poi (fammelo dì) come le spieghi tu le cose ... bè lo trovo iRRRResistibbbOle! :)
Non ho mai sentito questi invitantissimi biscotti.....mi piacerebbe provare la versione con la cannella! Baci
Che belli, sono perfetti, tutti uguali!!
Dalla proporzione degli ingredienti penso che siano un po' duretti, o no?
Non ho capito se Sandra voleva dire che ci vuole piu' olio o meno...
Mi piace tanto conoscere l'origine e la storia delle ricette, e' piacevole leggerti!
Umh buone queste esse! Io mangio delle esse speziate a Natale..ne vado matta! Ciao
*Fiordisale, perché, come le spiego? Per quanto riguarda la cucina ebraica, io preparo solo le ricette che conosco, cioè quelle che sono entrate a far parte del patrimonio culinario veneziano e veneto, da così tanto tempo che i più neanche ne hanno il sospetto (e non sono poche!). Per il resto, avrei bisogno di andare "a lezione" da qualche signora della comunità ebraica
*Roxy, della versione alla cannella ho solo letto, io li ho sempre mangiati con un leggerissimo aroma di limone (andavo a scuola di fronte al Ghetto, ogni tanto andavo a rifornirmi)
*Ciboulette, ciao!
Sandra intendeva che ci andrebbe più olio. Certamente lei li ha visti preparare in famiglia, il che fa la differenza - io posso solo far ricorso alla mia esperienza di "consumatrice" e a quello che trovo scritto nei libri.
*Campodifragole, benvenuta!
Ma li mangi in Italia o in Spagna?
Riprendo il discorso, prima di tutto per dire che mi fa veramente piacere che venga voglia di conoscere e fare ricette di origine ebraica, che, come dici bene, Elisabetta, sono entrate a far parte anche del patrimonio culinario veneziano e a tal punto mescolate che sono diventate veneziane tout court. Io sono una attempata "signora della comunità" e le bisse le faccio a casa e in comunità. Le bisse sono friabili, non quanto i "buranei" però, che contengono burro e una quantità di uova che è quasi il doppio delle bisse. l'impasto delle bisse, con minore quantità di olio e di uova, serve per fare altri dolci, gli zuccherini, (ciambelle piatte con una delle due superfici passate nello zucchero semolato prima della cottura) e anche la base per le impade, che all'interno contengono mandorle e zucchero impastate insieme. L'anice viene usato per altri dolci sempre con lo stesso impasto degli zuccherini, ma fatti a forma di disco alto e bucato che si chiamano azzime dolci.
Sei una miniera di aneddoti e ricette speciali!! E'sempre un piacere passare dal tuo blog!
Un bacione Fico&Uva
*Sandra, sono dell'idea che la cucina veneziana sia incredibilmente affascinante proprio perché al suo interno si mescolano influenze di tanti popoli e tradizioni diverse. Fare il percorso a ritroso è ammaliante ed inebriante, non saprei come altro definire la sensazione che si prova: parti da un piatto o da un prodotto, e davanti ti si apre il mondo.
Ma... potresti insegnarmi a fare gli altri dolci?
*Fico&Uva, veramente ho sempre paura di essere un po' pedante... datemi una mazzata in testa (virtuale) se questo dovesse accadere!
belli! non è divertentissimo modellarli? ho scoperto che quelli ad "s" sono i biscotti che preferisco fare..mi rilassa, è come giocare con il pongo (compatitemi, da piccola non me lo lasciavano usare...e adesso adoro tutti gli impasti edibili che si modellano con le mani!!!!)
devo provare anche questi
Questi biscotti saranno miei! Che belli, saranno buoni?! Ma certo.
...e risi- patate che bontà grazie per l'idea è da tanto tempo che non mangio questo riso.
Buon fine settimana
*Moscerino, sai che mentre Tobia li preparava con me (era a casa ammalato) continuava a ripetermi: quando andavo alla scuola materna mi sono molto allenato con il pongo, vedi che bravo sono ora?
*Gallina, (che sincronismo, ho appena lasciato un commento da te!), grazie, io invece ho sbavato davanti ai tuoi biscottini salati al blue (ma anche i tuoi recenti piatti di pesce sono niente niente male!)
Se ti fa piacere lo farò davvero molto volentieri, Elisabetta.
Scrivimi e ci mettiamo d'accordo.
Ciao Elisabetta, come mai non riesco a stampare la ricetta di questi biscotti?
Grazie.
Non lo so... non ho mai stampato le ricette dai blog, quelle che m'interessano le copio a mano...
mi ero persa questi!! Sono i miei biscottini... Sono bellissimi Elisabetta.. :))
Grazie cara, la prossima volta te ne spedisco un sacchetto :)))
Che bello scoprire nuove cose (così belle) da guardare. Grazie.
li sto facendo proprio adesso!
:)
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