FINGER FOOD, CONTORNI, INSALATE
(a seconda delle dosi e di ciò che li accompagna, funzionano come antipasti, secondi piatti o piatti unici)
Albicocche farcite con labne, noci e miele
Biscotti salati al sesamo e al formaggio
Bocconcini di ricotta, cime di rapa e erbette aromatiche
Carote e finocchi alla giudìa
Cavolo rosso con le mele
Cialda di patate
Clafoutis salato di porri e pane
Crema/pesto con foglie di carota
Crespelle/blinis di ceci con caciotta di capra, zucca e miele di fiori di carciofo
Gelatine di topinambur
Insalata di funghi e barbabietola
Insalata di mele, cappuccio e frittata al radicchio e mandorle
Insalata di patate aromatiche e portulaca
Insalata di spinaci, germogli e tempeh
Insalata di uova e tarassaco
Insalatina natalizia
Insalate floreali
Mini cakes 100% carote
Pane con pesto di radicchio e nocciole
Polentina, zucca e gorgonzola
Polpettine di seitan
Puré di patate dolci, spinaci e zenzero
Saòr di zucca e finocchi
Sformatino rosso-viola (con peperoni e cappuccio)
Zucca e radicchio al forno
PRIMI PIATTI E PIATTI UNICI
Carbonara di verdure estive
Crema di cicerchie e asparagi con fiori di rosmarino
Crema di patate e mele cotogne
Farro spezzato con cannellini e verdure croccanti
Insalata di riso in rosa
Maltagliati di farro con tonno, porro, asparagi e polvere di limone
Orzotto con carletti e agnello aromatico
Pappa di ortaggi viola
Pasta e fagioli della nonna
Pasta fredda con pomodoro, melanzane e polpettine alla menta
Pasticcio di zucca marina acerba
"Risi e patate"
Riso rosso con fonduta di raschèra e zucchine scottate
Risotto alla bechèra
Risotto con erbe spontanee e caciocchiato campano
Risotto con vongole e lattuga
Risotto con topinambur e taleggio
Spaghetti con gli agretti su crema di carote al curry
Taboulé di fregola con feta e zucchine
Timballini di anelleti e ortiche
Torta salata ai sapori d'autunno
Tortine salate con cagliata casalinga e erbe di campo
Vellutata di broccoli e porri
Verrine di cous cous agrodolce
Zuppa di ceci e patate
Zuppa di cipolle autunnale
SECONDI PIATTI
Borlotti stufati alla Guinness
Clafoutis salati con le mele
Farinata primaverile
Frittata al radicchio e mandorle
Frittata di verza
Gamberoni e asparagi al profumo di dragoncello
Gateau di patate vegetariano
Maiale in crosta di mele secche con cous cous al limone e porro
Pollo al limone
Prosciutto con cipolle e mele agrodolci
Rotolini di merluzzo e spinaci
Rotolo di pollo alle erbe
Uova e asparagi con salsa di fave e dragoncello
Zucca ripiena
PANE E FOCACCE
Corona di pane multicolore
Grissini al gusto castagnaccio
Il mio pane quotidiano
Pagnotta rustica
Pain sportif
Pane alle noci
Pane con farina di semi di lino
Pane (festivo) con uvetta e noci
Pane di farro
Pane di grano duro
Pane di kamut
Pane di zucca al curry
Pane senza impasto (1)
Pane senza impasto (2)
Spirali di pane fumé
PICCOLA PASTICCERIA
Amaretti ai frutti di bosco
Amaretti di Natale
Barozzi mignon
Biscotti ai fiori di tarassaco
Biscotti al caramello
Biscotti alla malva essiccata
Biscotti all'uvetta di Oscar
Biscotti con cioccolato e composta di frgoline di bosco
Biscotti morbidi ai pistacchi, mandorle e pinoli
Biscotti morbidi al cocco con miele e yogurt
Biscotti morbidi cioccolato e noci
Biscottini al burro con "crema di Lenny"
Bisséte dei ebrei
Cantucci al cacao
Chifferi alla vaniglia
Dolce al Mars (senza Mars) bianco e nero
Digestive biscuits
Fiori di frolla
Frolle alla marmellata
Frollini con scaglie di cioccolato
Madeleines "definitive"
Melting moments alla marmellata
Melting moments allo zenzero candito
Mini cakes choko-moka (gluten free)
Muesli scones
Rochers rustici
Sablés al cacao e mandorle
Stelle d'argento
Tartellette con caprino e marmellata di barbabietole
Tortine "7 vasetti" alla pesca e lavanda
Tortine natalizie alle noci
TORTE
Cake ai cranberries
Castagnaccio (a modo mio)
Ciambella al cioccolato e tè matcha
Ciambella tradizionale
Crostata di fragole con crema al latte condensato
Crostata di giuncata al limone
Crostata di nettarine bianche
Crostata di patate dolci, cioccolato e zenzero candito
Crostata di ricotta e cioccolato
Crostata friabilissima di mele e mirtilli
Dolce al formaggio
Louche fridge cake
Muscovado cake
Pie ai frutti di bosco
Pinza al cioccolato
Quadretti (di torta) al triplo cioccolato
Rovesciata di arance
San Martino
Sfoglia alla frutta di inizio estate
Simil-strudel svuota vasetti
Torta al cioccolato bianco e nero
Torta al cioccolato profumata alla vaniglia e cardamomo
Torta al cioccolato profumata alla violetta
Torta biscottosa al cioccolato
Torta con cioccolato e uvetta
Torta di ciliegie e mandorle
Torta di mele farcite
Torta di nocciole
Torta di nocciole, cioccolato bianco e semi di papavero
Torta di pane e datteri
Torta di ricotta e amaretti
Torta foglie-fiori-frutti
Torta Maria Zell
Torta soffice alla crema di limone
DOLCI AL CUCCHIAIO (e simili)
Bicchierini "Foresta nera"
Budino di cioccolato e cocco
Crema spalmabile di datteri, limone e mandorle
Crumble di rabarbaro, mele e emandorle
Crumble veloce con kiwi
Cuor di mora
Dessert veloce ai cachi
Gratin di fichi al marsala
Macedonia al porto nel melone
Mele farcite con amaretti e cacao
Pain perdu con le mele caramellate
Riso al latte profumato alla rosa e cannella
Tiramisù all'arancia
Verrine di yogurt, miele e mirtilli
ROBA DA BERE
Cioccolata calda alla malva
Frullato di frutta al pepe rosa con kefir
Frullato energetico di mela
Tè greco di montagna (Shepherd's tea)
PREPARAZIONI DA CONSERVARE
Composta di frutta all'anice stellato
Confettura di melone giallo, limone verde e pepe Szechuan
Confettura sciroppata di amarene
Dulce de leche
Marmellata d i arance rosse allo zenzero
Marmellata di cipolle rosse
Marmellata di frutti di bosco
Marmellata di mele alla lavanda
Marmellata di more di rovo alla vaniglia
Marmellata di pomodori verdi
Marmellata di zucca e arance
Marmellata molto profumata di mele cotogne e pere
Muesli
Pesto di zucca, radicchio e noci
Pesto genovese con pistacchi
Portulaca sotto sale
Zucchero alla malva
E ANCORA: MEME CULINARI E RICETTARI IN PDF
Ricettario della lentezza
Ricette a lume di candela
1° compleanno della Trattoria: menù 15 euro tutto compreso
Antologia "Un piatto di potere"
31 gennaio 2008
Ricette
30 gennaio 2008
Risotto alla bechèra (perché ogni promessa è un debito!)
Innanzitutto, un po' di storia (e qui so già che vorreste tanto essere seduti accanto a me... per imbavagliarmi o prendermi a mattarellate sulla testa! perchè magari voi odiavate la storia, a scuola, e io sto qui sempre a rigirare il coltello nella piaga, eh eh eh!!!).
In origine il piatto detto alla bechèra (cioè "alla macellara", se siete di Roma o giù di lì) indicava una zuppa, lo sguassetto. Era la colazione dei lavoratori veneziani, che si alzavano quando ancora era notte e al primo mattino si rifocillavano con un piatto di minestra fumante, a base di tagli minori di carne e soprattutto frattaglie. E' un piatto celebre perché rimanda ad un fattaccio di cronaca, risalente alla fine del XIV secolo, di cui potete leggere un breve sunto qui.
A Venezia ci sono ancora osterie che lo preparano, ma è più facile incontrare i gusti degli avventori proponendone una versione "alleggerita", sotto forma di risotto.
A me piace, e mi dà vera soddisfazione prepararlo. Per certi versi ricorda un altro piatto tipicamente veneto, il risotto con i fegadìni (che non sono solo i fegatelli, ma l'insieme delle interiora dei volatili da cortile: cuore, fegato e durello, lo stomaco).
La foto non è spettacolare, non è che si capisce molto, ma è stata scattata quando ancora non pensavo di pubblicarne da qualche parte (non che adesso sia diventata una maga del click, ma almeno mi impegno un po' di più!). Si trattava di un pranzo organizzato con l'associazione Staseranonesco (che purtroppo da qualche tempo si è messa "a riposo"), cui partecipavano ospiti austriaci, milanesi e calabresi.
Data la natura della ricetta, le carni da utilizzare sono a scelta, combinando i vostri gusti con quanto disponibile dal macellaio. Può andarci dentro praticamente tutto: trippa, polmone, milza, sécole (la carne che sta tra le vertebre del manzo), coda...
Per 10 persone io avevo proceduto così.
Per prima cosa, il condimento.
In una padella sciogliere 2 fette di midollo bovino e soffriggervi (senza farlo scurire) un battuto fatto con una carota, una cipolla e una costa di sedano, finché le verdure saranno morbide; unire la carne, in questo caso: 2 salsicce di maiale senza budello e sbriciolate, 350 gr di guancia di manzo (rende il composto particolamente cremoso), 1 fegato di coniglio e le interiora di una faraona, tutto tagliato a cubetti piccolissimi. Rosolarla, aggiungere 2 cucchiai di passata di pomodoro, sfumare con 1 bicchiere di vino bianco secco, coprire con brodo (va bene anche vegetale) e cuocere per un'ora (proseguire eventualmente finché tutto il liquido si sarà asciugato). Salare e pepare alla fine.
Quindi il risotto:
in una casseruola bassa e larga scaldare 1/2 bicchiere di olio evo, soffriggervi 2 cipolle bianche tritate, quando queste saranno trasparenti calare il riso (70 gr di Carnaroli per persona) e tostarlo per 1 minuto. Sfumare con 1 bicchiere dello stesso vino usato per la carne, quindi proseguire la cottura aggiungendo brodo (anche in questo caso, lo stesso usato per la carne) e mescolando in continuazione. A fine cottura salare (se necessario), mantecare con due belle noci di burro e due cucchiai colmi di parmigiano. Disporre in ogni piatto una porzione di riso, distribuirvi sopra due cucchiaiate di carne e servire così: ogni commensale potrà assaporare carne e riso separatamente o mescolarli a proprio piacimento.
Pinza al cioccolato per "M'illumino di meno"
I non veneti si chiederanno: pinza? ma di che parla questa? di attrezzature da officina?
I veneti che mi leggono invece penseranno: ma perchè, perché proprio una cosa sfigata come la pinza?
La pinza è il dolce che accomuna tutto il Veneto. E' un dolce povero, il più povero che ci sia, a base di pane raffermo e avanzi (che poi, a guardare bene, quelli che le nostre nonne usavano non erano veri avanzi, ma piccole quantità di prodotti considerati preziosi, che venivano accantonati appositamente per questa torta).
A seconda delle zone, alla pinza "codificata" (fatta con pane, latte, poca farina di mais, uova, fichi secchi, uva passa, scorza d'arancia e semi di finocchio: quella che si mangia per l'Epifania davanti al falò) si affiancano altri dolci, altrettanto tradizionali e storicamente poveri, accomunati dall'elemento base, pane vecchio oppure polenta: a Venezia la nicolòta (dolce antico, che prende il nome dalla parrocchia di San Nicolò dei Mendicoli a Dorsoduro, per secoli la più povera della città); a Vicenza il macafame a base di pane vecchio e mele; nel Polesine la torta vilana; nella pedemontana la pinza co' la zhuca ... la lista è lunga quanto l'elenco dei campanili di questa regione.
E' un po' riduttivo parlarne così, perchè questa vera e propria "famiglia" di dolci rappresenta una fantastica chiave di lettura della nostra storia sociale. Ahi ahi ahi, qui comincia a parlare la storica... allora, prendo un respiro, conto fino a dieci e rientro nei panni della spadellatrice.
Dunque, dicevo... perchè ho scelto questo dolce? Perchè è "ecologicamente corretto" - o almeno lo è più di altri.
Gli ingredienti stanno in ogni cucina, tanto più che la ricetta non è vincolante, fatta eccezione per pane, latte e uova. Non c'è bisogno di fare una spedizione al supermercato per procurarsi l'occorrente. Non solo, è utilissima per eliminare avanzi: per me, prima di tutto il pane che mio figlio porta da scuola (industrialissimo, nonostante la mensa bio), al cui gusto, qui a casa, ci stiamo disabituando.
Può essere cucinato anche senza forno a gas/elettrico: se avete una cucina economica (fortunati voi!) viene benissimo, ma anche il caminetto va bene, anzi: il metodo di cottura tradizionale prevede la cottura sotto le braci. Uno dei nomi affibbiati alla pinza era infatti putana soto el fògo: simpatico nomignolo giustificato dal fatto che il pane vecchio/gli avanzi di polenta usati per l'impasto si accompagnavano praticamente con qualsiasi cosa capitasse di avere in dispensa (ed era già un miracolo che ci fosse qualcosa, di avanzo in cucina!), e che il tutto si cucinava sotto le bronse del focolare.
E grazie al caminetto potete cenare senza bisogno di accendere una sola lampadina.
Questa mia versione può tornare utile per eliminare i prossimi residui di uova pasquali.
La presenza del cioccolato, in ogni caso, la rende maggiormente gradita ai bambini, rispetto alle ricette più "ortodosse".

Per una teglia della misura 15 x 25 (la pinza è sempre rettangolare):
tagliare a fettine 200 gr di pane bianco raffermo e metterlo ad ammollare con 1 bicchiere di latte tiepido. Quando è ben morbido, ridurlo "in pappa" (come si dice da noi) e mescolarlo a: 50 gr di avanzi vari (biscotti, crackers, cereali da colazione... tutto sbiciolato), 2 uova, 100 gr di zucchero, una manciata di frutta oleosa spezzettata (nocciole, mandorle, noci), 50 gr di cioccolato fondente grattugiato, 50 gr di frutta candita (in questo caso ho usato della zuccata che mi capitava giusto di avere, ma vanno bene anche cedrini, ciliegie, zenzero, meglio se mescolati insieme), 1 bicchierino di grappa (se ne avete usate quella in cui si conserva l'uvetta), 1/2 bustina di lievito per dolci o cremor tartaro.
Ungere e spolverare la teglia con pangrattato o farina per polenta, versarvi il composto e cuocere per 45 minuti nel forno preriscaldato a 190°, coprendo con un coperchio o con un foglio di alluminio per i primi 20 minuti.
29 gennaio 2008
Pane di kamut
Per la storia e le caratteristiche "tecniche" di questo cereale, vi rinvio a questo sito.

La ricetta (questa pagnotta è venuta enorme, ma l'ho detto, questa farina lievita troppo bene):
300 gr di pasta madre rinfrescata la sera prima
500 gr di farina di kamut (io ho usato quella di Alce Nero)
acqua tiepida q.b. (scusate, non ho l'abitudine di pesarla)
3 cucchiai di olio evo
1/2 cucchiaino di sale
La mattina ho impastato tutti gli ingredienti usando acqua tiepida sufficiente ad ottenere un impasto elastico e ben lavorabile con le mani. Ho impastato per circa 15 minuti, quindi ho dato la forma alla pagnotta e l'ho messa a lievitare in un posto tiepido per 2 ore. Niente doppia lievitazione. Dopo queste due ore il volume era quansi raddoppiato. Nel frattempo avevo portato il forno a 230°, quindi ho cucinato il pane per 1/2 ora, spolverandolo di farina prima di infornarlo.
E' rimasto soffice anche senza ricorrere ai normali accorgimenti (umidificare il forno, abbassare la temperatura verso fine cottura, avvolgerlo nel telo una volta sfornato), dato che l'ho cucinato in velocità mentre stavo per uscire. Magari la prossima volta mica riesce così, ma è anche questa la magia del pane!
27 gennaio 2008
MondoCibo foodblog network
Come si dice? "Attenzione, questa è una comunicazione di servizio".
E' nata da poco MondoCibo, la prima community sul cibo in Italia.
Breve ma essenziale.
Buona giornata a tutti!
24 gennaio 2008
Torta al cioccolato bianco e nero
E' stata una vera coincidenza. Mentre Mariluna postava la sua bella "torta al cioccolato bianco ricoperta di cioccolato nero", io sfornavo questa. Neanche ci fossimo messe d'accordo!
La mia è nata come variazione sulla classica torta marmorizzata (di cui pubblicherò un'ulteriore variante nei prossimi giorni). Visivamente il contrasto non è particolarmente evidente, per il fatto che il cioccolato non è fuso e poi miscelato all'impasto, ma grattugiato. Questo significa che sarà necessaria un'altra prova... ma non credo che alle mie cavie domestiche la cosa dispiacerà!

Per uno stampo da 30 cm:
lavorare con la frusta 3 uova e 150 gr di zucchero, finché la massa sarà gonfia e spumosa. Unire 300 gr di farina setacciata con 1 bustina di lievito, 150 gr di burro fuso a bagnomaria e poco latte tiepido. Suddividere l'impasto in due ciotole, unire ad una metà 50 gr di cioccolato fondente grattugiato, all'altra metà 50 gr di cioccolato bianco, sempre grattugiato. In uno stampo antiaderente (o unto e infarinato) versare i due impasti a cucchiaiate alternate.
Cuocere nel forno preriscaldato a 180° per circa 45 minuti.
Ottimo a colazione o per la merenda pomeridiana (alla faccia delle merendine!).
21 gennaio 2008
Rotolini di merluzzo e spinaci al limone
Grazie a questo "contatore" sono riuscita anche a fare il calcolo delle calorie - condimenti esclusi, dato che il quantivo utilizzato è talmente basso da risultare praticamente impossibile quantificarne l'apporto.

Per 1 porzione servono:
2 piccoli filetti di merluzzo (150 gr, 124 calorie)
1 cubetto di spinaci surgelati (50 gr, 35 calorie)
2 cucchiaini di succo limone
2 cucchiaini di salsa di soia
pochissimo sale alle erbe (io uso il Trocomare)
Mettere gli spinaci in un tegamino con un goccio d'acqua, coprire e porre sul fuoco moderato: dopo 10 minuti saranno scongelati e cotti al punto giusto, senza acqua in eccesso. Salare leggermente con il Trocomare. Quando si saranno intiepiditi, disporli sui due filetti di merluzzo, irrorare con il succo di limone, arrotolare e fermare con uno stuzzicadenti. Cuocere a vapore per 5 minuti (dall'inizio del bollore). Togliere dal cestello, mettere nel piatto, eliminare gli stecchini e condire ciascun filetto con un cucchiaino di salsa di soia.
19 gennaio 2008
Qualcosa in più di me
Quelle segnate in azzurro dovrebbero essere le caratteristiche dei nati in OTTOBRE... beh, non è che mi ci ritrovi proprio sempre.
Loves to chat. Amano chiaccherare. Mi piace parlare ma detesto la gente chiacchierona, specialmente se di sesso maschile.
Loves those who loves them. Amano chi li ama. Si, perché, voi no?
Loves to take things at the center. (Vanno dritti al nocciolo delle questioni? ho tradotto giusto?) Dipende.
Inner and physical beauty. Belli dentro e fuori. Modestamente…
Lies but doesn’t pretend. Bugiardi ma non fingono. Forse può scapparmi una bugia; invece detesto le moine, i baci&abbracci, le smancerie, mi sanno tanto di recita, e io proprio non ce la faccio.
Gets angry often. Si arrabbiano spesso. Si, ma esterno poco (tranne che con i miei figli, ma in fondo.. can che abbaia non morde!). Il problema è che odio litigare, così tengo dentro e questo non giova alla salute.
Treats friends importantly. Trattano gli amici con importanza. Sono molto leale nei loro confronti, e pretendo altrettanto da loro.
Always making friends. Hanno sempre nuovi amici. Sono una persona molto disponibile.
Easily hurt but recovers easily. Facili alle sofferenze ma le risolvono subito. Purtroppo ho una memoria di ferro anche a livello emotivo.
Daydreamer. Sognatori. SI, nel modo più assoluto
Opinionated. Ostinato nelle opinioni. Sotto sotto si, ma odio litigare per questo. Detesto lo scontro aperto perché non sono in grado di reggere il confronto sulla lunga distanza.
Does not care of what others think. Non si cura di cosa pensano gli altri. Solo a parole.
Emotional. Emozionali. Anche troppo
Decisive. Decisi. No, sono l’indecisione in persona
Strong clairvoyance. Lungimiranti. Direi di si
Loves to travel, the arts and literature. Amano viaggiare, le arti e la letteratura. SI SI SI
Touchy and easily jealous. Irritabili e facili alle gelosie. Non particolarmente, però ammetto di essere un po’ invidiosa.
Concerned. Si preoccupano facilmente. Di creare problemi agli altri, si. Per le questioni pratiche, no.
Loves outdoors. Amano stare all’aria aperta. Tantissimo
Just and fair. Giusti ed onesti. Spero di si.
Spendthrift. Spendaccioni. Abbastanza, ma solo per determinate categorie di beni.
Easily influenced. Facilmente influenzabili. Tendenzialmente si.
Easily loses confidence. Facili a perdere confidenza. Non sono stata capace di mantenere alcune amicizie, ma in questo c’entra sempre anche l’altra persona. E forse non erano vere amicizie.
Loves children. Amano i bambini. Ne ho due, di 4 e 8 anni, che sono la mia croce e delizia… ma non sono di quelle che si sciolgono davanti ai bambini: sono capace di incontrare un’amica con il neonato in carrozzina e quasi (ho detto quasi... mamma sono!) non accorgermi di quest’ultimo. Non vorrei essere fraintesa, non sono senza cuore... è sempre per quell'allergia alle smancerie di cui sopra.
E adesso a chi lo passo? Dove trovo altri 12 (dico, 12!!!) bloggers che non abbiano già ricevuto l'invito a "raccontarsi"? Perdonatemi, al mio primo meme già faccio la rompiscatole e interrompo la catena... pazienza, ci saranno altre occasioni.
Postilla: ringrazio anche Anna, Teresa e Gallina per avermi girato il meme, che nel frattempo avevo già compilato.
16 gennaio 2008
Torta Maria Zell
Questa ricetta era lì, l'ho letta e riletta per anni, poi l'ho trascritta nel mio quadernetto quando sono andata a vivere per conto mio, e ancora ho continuato a leggerla e rileggerla, senza mai metterla in pratica. Perché? Per il fatto che spesso viene in mente di cucinare una certa cosa proprio quando in casa mancano gli ingredienti? No, dato che quelli richiesti per questo dolce li ho sempre in dispensa. L'unico motivo è che avevo tante altre ricette da provare, e questa è sempre passata in secondo piano.
Ieri sera mi è tornata in mente, ho deciso che stamattina il mio primo impegno, appena rimasta sola in casa, sarebbe stata questa torta, e così è stato. Che bella sensazione ho provato quando l'ho sfornata!

Ingredienti per 10-12 persone:
150 gr di zucchero, 140 gr di burro, 150 gr di farina di mandorle, 300 gr di farina tipo 00, 70 gr di cioccolato fondente grattugiato, 2 tuorli + 1 un uovo intero, 1 pizzico di sale, 1 punta di cucchiaino di cannella, 1 pizzico di noce moscata, 1 pizzico di pepe bianco, 1 bucchierino di rum o kirsh, 1 pizzico di scorza d'arancia grattugiata (io ne ho messo 1/2 cucchiaino), 400 gr di marmellata di mirtilli.
Far ammorbidire il burro a pezzetti, aggiungere lo zucchero e mantecare con un cucchiaio di legno fino ad ottenere una crema. Unire il rum, la scorza d'arancia, le farine, il sale e le uova. Impastare con le mani, aggiungendo gli altri ingredienti, fino ad ottenere una pasta liscia ed omogenea, da far riposare coperta per 1 ora e 1/2 (aggiungere un po' di farina ancora, se si appiccica alle mani). Spianare 2/3 della pasta ad uno spessore di circa 1/2 cm e con questa foderare una tortiera diametro 28 (anche 30, visto che comunque alla fine ne ho avanzata). Distribuirvi sopra la marmellata, quindi coprire a griglia con strisce ricavate dalla pasta rimanente. Cuocere per 50 minuti nel forno preriscaldato a 180°.
12 gennaio 2008
Risotto con vongole e lattuga
Forse ne ho già parlato, sono nata in campagna, la famiglia di mia madre (con cui noi vivevamo) era sempre stata contadina, per tanti decenni alle dipendenze di famiglie del patriziato veneziano. Come la nostra, tante altre famiglie contadine avevano, direttamente o indirettamente, fatto propri gli usi culinari della tradizione veneziana. Che si basano prima di tutto sull'uso delle materie prime più diffuse in laguna: il pesce, i molluschi e i crostacei. A tale proposito apro una parentesi. Una cosa stupefacente, per chi viene da fuori, è la noncuranza con cui i veneziani consumano, come cibo di strada "rompidigiuno" (quindi anche più volte al giorno) alimenti generalmente considerati "prelibatezze da giorno di festa": cappesante, granchi, canocchie, grancevole... bisogna capire che questa città, da sempre, si è sfamata proprio grazie alla generosità delle sue acque, a Venezia era difficile morire di fame perché bastava calare in acqua un retino e la cena in qualche modo era assicurata. A Venezia non c'è mai stata la pellagra, per capirci (c'erano i matti da pellagra, ma venivano dalle campagne). Una città che per più di mille anni ha mangiato così non cambia regime alimentare da un giorno all'altro, con un colpo di spugna.
Torniamo a noi.
A casa mia si mangiavano vongole più o meno una volta la settimana, alternate ad altri prodotti ittici piuttosto economici: sarde, passerini, anguille, cefali, calamari, gamberetti, altri pesciolini da frittura, baccalà (d'ordinanza), tonno (che mia nonna preparava alla siciliana, in umido. Probabilmente aveva imparato questa ricetta durante il periodo trascorso a servizio presso una famiglia mestrina il cui capofamiglia era siciliano). Mangiare vongole, oltre che piacevole per il loro sapore delizioso, era divertente, perché si usavano le mani e si potevano fare rumori strani sorbendone il sughetto. E poi i gusci ce li ritrovavamo sempre tra i piedi: venivano dati alle galline per migliorare la qualità delle uova, ma alcuni vicini li usavano anche per riempire le buche nella ghiaia della nostra strada (dato che il Comune non veniva di frequente a svolgere questo servizio: di fatto mai). E noi bambini li raccoglievamo per giocarci.
Annoiati? Addormentati?
Passo ad illustrare la ricetta.
Per 4 persone servono:
1 kg di vongole, 300 gr di riso Carnaroli (io uso questo), 200 gr di lattuga, 1 scalogno, 1 bicchiere di vino bianco secco, brodo vegetale q.b., 1 spicchio d'aglio, olio evo, sale e pepe.
Innanzitutto lavare bene le vongole e metterle a spurgare per 3 ore in acqua fredda salata (fatelo direttamente nel lavandino di cucina). Passato questo tempo, sgocciolatele bene e fatele aprire: scaldare in una padella capiente l'olio con l'aglio, gettarvi le vongole, coprire e cuocere a fuoco vivo per circa 5 minuti, rimescolando di tanto in tanto. Togliere dal fuoco, eliminare quelle che non si sono aperte e sgusciare le altre. Tenere da parte l'acqua che si sarà formata sul fondo della padella (scartando l'aglio).
Lavare e tagliare sottilmente la lattuga. Fare un battuto con lo scalogno. In una casseruola scaldare due cucchiai d'olio, farvi appassire lo scalogno e poi la lattuga, quindi calare il riso e farlo tostare per 2 minuti. Sfumare con il vino bianco, cominciare a mescolare, aggiungendo prima il fondo di cottura delle vongole (filtrato se vi fosse della sabbia) e proseguendo con il brodo vegetale, man mano che il riso si asciuga, sempre mescolando. A fine cottura aggiungere le vongole, aggiustare di sale (se necessario), cospargere di pepe appena macinato e servire.

Buon appetito!
09 gennaio 2008
Che fatica (ri)cominciare!
Confesso di non sapere da dove (ri)partire. Pubblico una ricetta? Parlo della vacanza a Parigi? Linko tutti i siti che si occupano di diete post-festività? Mi lamento della lavatrice che, dopo gli straordinari dei giorni scorsi, stamattina mi ha piantata in asso?
Dato che non era la nostra prima vacanza lì (nell'ordine: la seconda per i bimbi, la terza per me, la quarta per mio marito), e l'ultima era stata anche lunghina (15 giorni), mancava l'effetto sorpresa di fronte alla magnificenza e alla momunentalità dei luoghi da cartolina (che sono veramente tali: smisurati per i nostri standard, magnificamente imponenti).

Ad ogni visita, invece, aumenta il nostro tasso di invidia nei confronti dei parigini, perchè il turismo (su cui Parigi vive alla stragrande) non ne condiziona radicalmente il rapporto con la città, che è prima di tutto a LORO disposizione (dico questo perché la situazione qui a Venezia è profondamente diversa: provate qui a cercare un panettiere... è come una caccia al tesoro).
Noi da anni viaggiamo scambiando casa. Le vacanze fatte così sono perfette: si finisce inevitabilmente per sentirsi "diversi" dagli altri turisti, si conosce più da vicino il posto in cui ci si trova, si entra davvero in contatto con la gente. E non si fanno le cose di corsa, perché viene naturale pensare: tanto qui ci torno (anche se magari poi non è sempre così).
La volta precedente avevamo soggiornato nell'11° arrondissement, a due passi da place de la République, una zona molto frizzante, piena di locali alla moda, di negozi e di ateliers di artisti. Questa volta eravamo nel 18° arrondissement, che è uno dei più eterogenei: si va dalla kasbah della Goutte d'Or alle orde di turisti che affollano Pigalle, Abbasses, la piazzetta e la chiesa di Montmartre. Ma ci sono anche angoli ricercatissimi dai parigini (visto il numero di agenzie immobiliari e di negozi per la decorazione di interni) e tagliati fuori dal turismo rumoroso, nonostante si trovino a pochissimi passi da quest'ultimo.
Rue Caulaincourt, dove si trovava il nostro appartamento e che proprio non conoscevamo, è uno di questi posticini deliziosi: parte dal boulevard de Clichy, attraversa il cimitero di Montmarte e costeggia la butte sul lato sinistro. Da questa strada si diparte rue Lepic (dove si trova il Café des deux moulins, dove lavorava Amelie Poulain nella finzione cinematografica, e che porta alla basilica del Sacro Cuore) e si accede alla famosa ultima vigna di Parigi; fortunatamente i turisti salgono a Montmarte da Abbesses o da Pigalle, e questa strada rimane un'isola felice.
E' una via alberata e poco trafficata, costeggiata di eleganti edifici del primo Novecento, con bei giardini interni, dov'è molto piacevole passeggiare ed è facile fare interessanti incontri con la gastronomia locale, come quello (dato che eravamo a sole due porte di distanza) con Arnaud Larher, reso ancor più piacevole dal fatto che il suo negozio non ha l'aria di una gioielleria (niente di personale, ma le vetrine dei vari Hermé, Ladurée, Roger mi fanno una certa impressione, sembrano dire: guardate ma non toccate. E mi portano a fare delle riflessioni, non sempre positive, sul mondo del cibo). O, nella parallela rue Damrémont, con Delmontel, un vero paradiso del pane.
Poi ci sono alcuni deliziosi caffè e brasserie, come Chez Ginette, situato proprio sopra la fermata del metro Lamarck, e inoltre fiorai (tanti), enoteche, piccoli laboratori artigianali, librerie.
Parigi è un posto che accontenta tutti, grandi e piccini. Peccato che a Natale ci sia un tale affollamento come non avremmo mai immaginato, molto più che durante l'estate. Oltre ai tanti turisti stranieri, moltissimi francesi scelgono di passare le feste nella capitale. Pertanto abbiamo dovuto selezionare le mète delle nostre uscite quotidiane. Considerato che diversi musei e monumenti li conoscevamo già, e che altri erano inavvicinabili causa le code interminabili (su tutti la Tour Eiffel, mai vista così presa d'assalto, ma anche i musei che stanno ospitando alcune mostre molto gettonate, come Arcimboldo al Musée du Luxembourg e Courbet al Grand Palais), ci siamo limitati al Musée d'arts e métiers (questo nella foto è il pendolo di Foucault),

al Carnavalet, al Pavillon de l'Arsenal e alla mostra sui Fenici all'Istituto del Mondo Arabo.
Ci siamo invece concessi delle belle passeggiate
durante le quali abbiamo visitato qualche chiesa un po' meno affollata di Notre Dame, abbiamo scoperto piccoli negozietti da sogno, nel Marais e nella zona di St. Germain (per esempio quello della brocante di stoffe Jeannine Cros in rue d'Assas, stessa strada che ospita la pasticceria di Christian Constant: ottima sosta passeggiando verso il Jardin du Luxembourg) e siamo tornati volentieri a pranzo in locali cui eravamo affezionati (come Le Balzar, vicino alla Sorbonne).
I bambini non hanno potuto sfruttare al massimo la possibilità di giocare nei tanti parchi e giardini cittadini, data la stagione (e anche perché avevano due genitori mezzi influenzati); però si sono rifatti con la visita al Museo di storia naturale (Tobia se lo ricordava abbastanza bene, Francesco invece sembrava una scheggia impazzita, tra gli scheletri di dinosauri

e gli animali impagliati della grande galleria dell'evoluzione...) e con la mezza giornata passata alla Cité des Enfants. Ma hanno apprezzato molto anche la tappa (obbligata) alla libreria del Beaubourg e l'ascesa alla Grande Arche, alla Défense


Be', qualche accenno l'ho già fatto, e comunque non è che ho passato tutto il tempo a caccia dei negozi e dei ristoranti presenti nelle guide tipo Paris Gourmet... anche se avessi voluto, il resto della famiglia non me l'avrebbe permesso! Gli unici negozi che ho cercato di proposito, e ho trovato rigorosamente chiusi per inventario (!!!!) sono quelli di attrezzature da cucina in rue Montmartre e dintorni.
Dico solo che, oltre alle blasonate pasticcerie/cioccolaterie della rive gauche, (che, va detto, servono molta clientela locale), ho dato un occhio ai negozi intorno a place de la Madeleine (Fauchon in primis, dove il cibo diventa souvenir di lusso), autentiche attrazioni turistiche, dove è possibile assistere a scenette piuttosto divertenti: da Maille mi sono dovuta fare largo tra signore italiane (precisiamo: padane, puro riferimento geografico) impellicciate ed ingioiellate che facevano incetta (non senza vivaci contese) di vasetti di senape ai gusti più disparati, con al seguito i mariti che gridavano "hai già preso quella agli agrumi? e quella al basilico? e questa qui rosa?". Le uniche possibili ipotesi, a questo proposito, sono: o esiste una singolare forma di collezionismo che ha come oggetto i vasetti di senape, oppure il consumo pro-capite di tale prodotto a Milano e dintorni è tra i più alti del mondo.
Tornerò invece volentieri al Comptoir de la Gastronomie (rue de Montmarte, zona Les Halles): un vero spettacolo.
Ci siamo ripromessi di tornare a Parigi in primavera (senza specificare però di quale anno... chissà, tra un mese suona la campanella dei dieci anni di matrimonio...), per dedicarci nuovamente, e più approfonditamente, al settore nord-orientale della città (Belleville, Ménilmontant, Charonne, Bastille): il canale di St. Martin in battello, gli ex quartieri operai fleuri (la Mouzaia, la Campagne à Paris), i parchi (Belleville, Buttes Chaumont)...
A mio marito, che fa l'architetto, è rimasta la voglia di visitare la Cité de l'Architecture et du Patrimoine (nuovissima, inaugurata lo scorso novembre), e il museo Quai-Branly (anche quello nuovo nuovo) progettato da Jean Nouvel e dedicato alle arti primitive.
A me piacerebbe godermi il quartiere latino e place des Vosges senza troppi turisti in giro, i mercatini rionali, vorrei rivedere il Museo d'Orsay, la Nike di Samotracia al Louvre... continuo o mi fermo qui?
Ma insomma, diciamolo: ogni scusa è buona per tornarci!

01 gennaio 2008
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Insomma, alla fine non credo che lo reinserirò. Perché?
1) non amo fare preferenze
2) considerato quanto al punto 1), mi piange il cuore se dimentico qualcuno
3) nei preferiti del computer ho un intero capitolo dedicato ai foodblogs, che si allunga ogni giorno che passa
4) proprio per tale motivo, riportare quella lista nella sidebar del blog diventa molto difficile
5) la blogosfera è un magma che ribolle di continuo, chi ce la fa a starci dietro in maniera puntuale???
Ci sono blogs più simpatici, altri più completi, altri ancora più tecnici, e altri più chic, e poi quelli molto seriosi, quelli professionali, e quelli nei quali la cucina è solo un tramite per arrivare molto più in là (e questo è grandioso!).
Trovarli non è difficile, basta fare un giro nei commenti dei post, e poi da lì spostarsi da un blog all'altro... difficile è non perdersi, ma questo è inevitabile, almeno all'inizio!
In ogni caso, l'elenco dei foodblog italiani più completo, costantemente aggiornato, è quello redatto da Staximo.
