28 febbraio 2008

Marmellata di zucca e arance

Ieri mattina il tempo era ancora grigio (poi nel pomeriggio è migliorato, finalmente, dopo giorni di disperata attesa di un raggio di sole o qualcosa che ci assomigliasse). Aprendo le tende e guardando fuori, l'unica cosa colorata erano i fiori primaverili sui davanzali, così ho deciso di immortalarli.

Un paio di anni fa fa avevo raccolto qualche piantina di viola mammola, di quelle che crescono spontaneee anche nelle aiuole cittadine: al riparo, sul balcone, sbocciano ancora prima dei bulbi, mi sembra di avere un piccolo praticello personale (anche se di pochi centimetri quadrati). I bulbi sono là, non è che li curi molto, fanno tutto da soli: spuntano, fioriscono, appassiscono, mi limito a togliere le foglie quando sono secche. Le "patate" restano sempre nei vasi, e anno dopo anno si moltiplicano. Tre anni fa avevo piantato quattro piccoli narcisi per vaso, adesso in ogni fioriera ce ne sono una ventina. Bene, basta con le ciance da giardiniera "vorrei ma non posso".

Durante la mattinata, per tirarmi su il morale (da qualche tempo sto diventando cromometeopatica, scusate il neologismo ma credo renda l'idea) ho preparato una marmellata dal colore decisamente allegro.
E' una ricetta che mi ha passato mia sorella, a sua volta l'ha avuta da una coppia di amici anglo-canadesi che dal 2001 vivono sul lago di Prespa (zona della Grecia in cui lei faceva la volontaria un paio di anni fa), dove hanno avviato un'attività di tipo agricolo che si chiama "From a mountain garden". Tra le altre cose, producono questa marmellata.


Come per tutte le altre conserve di frutta, fornisco le dosi per prepararne circa 4 vasetti da 250 gr.

Pulire 1 zucca e recuperare 1/2 kg di polpa; tagliarla a dadini. Sbucciare 1 kg di arance, con un coltellino affilato tagliare la parte bianca e poi affettarle sottilmente, raccogliendone il succo. Mettere zucca e arance (con il loro succo) in una casseruola larga e non troppo alta, irrorare con il succo di 1 limone e far cuocere finché la zucca risulta morbida. Aggiungere 500 gr di zucchero (io uso quello di canna chiaro), mescolare e proseguire la cottura finché la marmellata raggiunge la densità che desiderate. Complessivamente va messa in conto circa un'ora di lavoro.
Riempire i vasetti (precedentemente lavati ed asciugati) fino ad un centimetro dal bordo (che va pulito), chiudere con le capsule e farli raffreddare tenendoli capovolti (invasatura a caldo).
Girarli non prima di 15-20 minuti, ma lo si può fare tranquillamente anche quando sono freddi.
E' una marmellata buonissima sul pane a colazione, sulle crostate, ma anche abbinata a formaggi saporiti, specialmente quelli di pecora e capra.

26 febbraio 2008

Insalata di spinaci, germogli e tempeh


Cambio di stagione nell'aria, voglia di piatti leggeri, freschi, disintossicanti.
Il tempeh (che qui trovate ben descritto) in realtà lo uso 12 mesi l'anno, mi piace tantissimo, con quel sapore che ricorda vagamente le noccioline, la consistenza che si presta a tante lavorazioni (a fette, a cubetti, sbriciolato), e tutte quelle proprietà benefiche concentrate in ogni singolo boccone.
E i germogli, vogliamo parlarne? Fatti in casa o acquistati già pronti, danno un tocco diverso (e decisamente salutare) ai piatti, e sono pure molto decorativi.

Con le indicazioni che seguono si preparano:
due porzioni come piatto unico
oppure
quattro porzioni come antipasto.

Tagliare a cubetti 300 gr di tempeh al naturale. In una padella scaldare 2 cucchiai di olio di sesamo (in mancanza va bene anche olio evo) con 1/2 cucchiaino di garam masala (o una spolverata delle singole spezie se non ne avete di pronto), unire il tempeh e farlo tostare bene, coprire e cuocere per 5 minuti. Grattugiare una piccola radice di zenzero fresco, strizzarne il succo attraverso una garza ed irrorare il tempeh, quindi salarlo con salsa di soia.
Lavare 100 gr di spinacini e distribuirli nei piatti, metterci sopra un pugno di germogli (quelli che ho usato io erano di ravanello e daikon), distribuire il tempeh intiepidito e condire con un filo d'olio (dello stesso tipo di quello usato in cottura).

25 febbraio 2008

Pollo al limone su cialda di patate


Questo piatto consta di due ricette giustapposte, nel senso che "stanno" anche da sole. Quindi ne parlerò separatamente.

POLLO AL LIMONE
Generalmente cucino poca carne, e quella poca mi piace sapere da dove arriva.
Nel paesetto in cui abitavo da "signorina" c'era un bravissimo macellaio, uno di quelli che amano profondamente il proprio lavoro, che qualche anno fa si è ritirato dall'attività. Questo macellaio è un amico d'infanzia di mia madre ed abita poco distante da casa sua. Dopo il ritiro, ha continuato ad allevare e macellare pollame da cortile per sé e per pochi "intimi" che sanno apprezzare il prodotto di qualità: gli animali sono quasi "domestici", razzolano all'aria aperta e mangiano solo cose buone. Inoltre è in contatto con contadini (fidati) della zona che allevano pochi capi bovini per volta, in maniera non intensiva (poco più che per uso familiare). Ne prenota uno, che poi divide con i suoi "clienti" di fiducia, un po' come si fa nei gruppi di acquisto (l'acquisto della carne nei GAS funziona spesso così: si identifica l'allevatore, si prenota l'animale e dopo la macellazione ogni socio acquista la quota precedentemente richiesta).
Mia madre mi comunica se ci sono acquisti in programma, e io mi aggrego, come nel caso di questo pollo.

Per due persone:
Disossare e tagliare a cubetti 1/2 pollo ruspante, metterlo a marinare con il succo di 1/2 limone, 2 cucchiai di olio evo, un bel pizzico di fleur de sel, 1/2 cucchiaino di bacche di shezuan schiacciate, 1 rametto di rosmarino, 2 foglie di salvia spezzettate. Lasciarlo per un paio d'ore. Sgocciolare i cubetti dalla marinata ed asciugarli, scaldare una padella e rosolarli su tutti i lati, quindi aggiungere la marinata filtrata, coprire e cuocere per 15 minuti.


CIALDA DI PATATE
Una ricetta che sta a metà tra il boxty (irlandese) e il rosti (svizzero)...
Il boxty nacque in Irlanda, nel periodo che precedette la Grande carestia, per poter utilizzare le patate che sempre più frequentemente erano di scarsa qualità (molto acquose, non adatte ad essere bollite) a causa dello sfruttamento intensivo dei terreni, di tipo monocolturale (la patata era l'unico vegetale sostanzioso che potesse essere coltivato dai contadini irlandesi nei ridottissimi appezzamenti affittati loro dai proprietari inglesi, ragion per cui quando la peronospora attaccò le patate, fece fuori l'unica vera fonte di sostentamento che avevano. Quella della patata era una vera monocoltura intensiva, con tutti i rischi che ciò comporta, in questo caso abbassamento progressivo della qualità del prodotto e assenza di fonti alternative di cibo in caso di cattivo raccolto).
Il giorno in cui ho preparato il pollo, mi sono trovata tra le mani alcune patate che si preannunciavano piuttosto acquose, ma non ne avevo abbastanza per preparare dei veri boxty on the griddle (la ricetta prevede infatti, oltre a burro e farina: patate lessate e ridotte in purea, altre patate grattugiate e strizzate, e ancora, l'amido che si recupera da queste ultime).
Allora le ho solo grattugiate, strizzate, mescolate con della farina (1 cucchiaio raso per 3 patate), del rosmarino tritato finemente, e infine salate.
Ho scaldato una padella antiaderente, ho distribuito il composto schiacciandolo e livellandolo con il dorso di un cucchiaio, ho messo il coperchio e cotto a fiamma non troppo alta, 10 minuti per lato. Ne è venuta fuori una specie di rosti, ma più leggero (niente cipolla, niente grasso per la cottura).
Ho tagliato questa cialda di patate a metà e su ciascuna parte ho distribuito i cubetti di pollo, decorando con qualche foglia di salvia e bacche di shezuan. Per una presentazione migliore, si possono cucinare singole cialde piccole invece che una grande.

22 febbraio 2008

Che fare con la malva essiccata? Cioccolata calda e biscotti



Alla fine, due cosine con la malva essiccata le ho preparate.

Cioccolata calda (per due-tre tazze):
fare un infuso con due cucchiaiate di malva essiccata e 1 bicchiere di latte (portare il tutto a bollore, spegnere, coprire e lasciare riposare per 5 minuti). Nel frattempo, in un altro recipiente miscelare 30 gr. di zucchero alla malva e 1 cucchiaio di amido di mais (o fecola di patate), e stemperare bene con 1 bicchiere di latte freddo.
Filtrare il latte caldo, rimetterlo sul fuoco e quando si riavvicina al bollore versarvi lentamente quello freddo, mescolare bene e far addensare. Spegnere, unire 40 gr di cioccolato bianco grattugiato, coprire e lasciar sciogliere. Dopo 5 minuti mescolare usando una frustina e versare nelle tazze. Decorare con qualche fiore di malva essiccato.

Biscotti (circa 20 pezzi):
far ammorbidire a temperatura ambiente 100 gr. di burro tagliato a lamelle, quando è morbido unire 100 gr di zucchero alla malva, 200 gr di farina tipo 00 (metà può essere sostituita con amido) e 1 pizzico di sale. Se l'impasto dovesse risultare troppo asciutto (briciole) aggiungere poca acqua fredda (dosarla molto lentamente, ne basta proprio poca).
Stendere l'impasto, ritagliare i biscotti e cuocerli nel forno preriscaldato a 175° per 15-20 minuti. Sfornare, far raffreddare e cospargere di zucchero a velo.

Mi accorgo adesso che nel post precedente non avevo indicato come preparare lo zucchero alla malva (di cui però avevo messo la foto):
con il mixer frullare zucchero semolato e malva essiccata (2 cucchiai colmi di malva ogni 100 gr di zucchero). Il profumo sarà molto lieve; per renderlo più intenso, aumentare il quantitativo di malva rispetto allo zucchero.
Utilizzare come indicato nelle ricette.

Torta di ricotta e amaretti di Michela


Michela è una delle due maestre di Francesco ed è una bravissima cuoca. La nostra scuola materna è attrezzata con un laboratorio di cucina, dove il giovedì mattina i bambini (in questo caso sono "medi", età 4-5 anni) vanno a "mettere le mani in pasta", sotto la sua guida.
Dall'inizio dell'anno hanno sfornato tante prelibatezze: ciambelle e ciambelline, "san martini" (guai a chi pensa male, introdurre le giovani generazioni all'alcool non fa parte dei programmi scolastici... è solo il plurale di "san martino", il dolce che qui si prepara per l'omonima festa), biscotti natalizi, frittelle, pizze...
Qualche tempo fa, Michela mi ha passato la ricetta di questa torta, che come al solito non avevo avuto il tempo di provare subito. Domenica mattina l'ho finalmente preparata: è facile, veloce e davvero buo-nis-si-ma!


Per una tortiera da 26 cm:

Amalgamare 1 uovo intero con 100 gr. di zucchero, aggiungere 100 gr. di burro fuso e leggermente raffreddato, 50 gr. di latte, 1 bicchierino di rhum (o una fialetta), 1 pizzico di sale e 1/2 stecca (il contenuto) di vaniglia bourbon (o 1 bustina di vanillina). Per ultima aggiungere 200 gr. di farina, setacciata con 1/2 bustina di lievito per dolci. Stendere in composto nella tortiera imburrata e infarinata (o foderata di carta da forno).

A parte montare 1 uovo intero con altri 100 gr. di zucchero, unire 250 gr. di ricotta e 200 gr. di amaretti sbriciolati, lavorando il tutto a crema. Versare poi sul primo composto e cospargere con 50 gr. di mandorle tritate grossolanamente.
Cuocere per 1 ora in forno a 180°, sfornare, far raffreddare e cospargere di zucchero a velo.

(L'occhio attento noterà che al centro la torta è più alta, colpa del mio forno che ha la porta rotta e che quindi qualche volta mi riserva delle sorprese...).

20 febbraio 2008

Le verdure alla giudìa e la giornata della lentezza

Ogni tanto qualcuno mi chiede perché non parlo mai di Venezia. Non lo so, mica è facile, ci penso qualche volta, ma provo una sorta di imbarazzo: da dove cominciare? come scegliere? Forse è più semplice per chi non è di qua, io invece mi sento un po' a disagio nelle vesti di guida. E poi non sono brava a "recensire", si tratti di un libro, un ristorante, una località.
Questa iniziativa, però, mi ha dato una mano.


I veneziani troveranno da ridire: poche foto, pochi approfondimenti... ma io non ho lo spirito della reporter, quindi spero vi accontentiate.

La preparazione di un piatto slow comincia dalla spesa.
Anzi, inizia dalla fermata dell'autobus, perché se si arriva proprio mentre sta passando (l'autobus), c'è tutto il tempo per congelarsi in attesa del successivo (in questa stagione 5 minuti sono più che sufficienti), ma anche per alzare la testa e guardare su (quante volte lo si fa sul serio? praticamente mai)


Il modo più lento di fare la spesa è andarla a fare la mercato, e in questo caso il mercato sta in una città che per sua natura vive lentamente.
Per chi arriva dalla terraferma, il mercato di Rialto si raggiunge (a piedi) attraversando alcune delle zone meno turistiche di Venezia.
Io ho scelto di fare una passeggiata attraverso il Ghetto (dove avevo una missione da compiere... e passando per questa zona ho anche deciso la mia doppia ricetta slow)

campo del Ghetto Nòvo

quindi Strada Nòva e traghetto (con gondola "di linea") a Santa Sofia.


Di fronte a Santa Sofia sta il mercato di Rialto.
Dal Canal Grande si vedono subito i banchi del settore ortofrutticolo, dove arrivano le verdure degli orti lagunari (isola di Sant'Erasmo) e del litorale (Cavallino), e dove ho acquistato un bel mazzo di carote e dei finocchi per la mie ricette.


La principale attrazione è comunque il mercato coperto del pesce: gli edifici che lo ospitano sono delle vere opere d'arte, i prezzi sono più bassi rispetto alle pescherie sia di Venezia che di Mestre, i clienti sono veneziani veri... è un'esperienza da non perdere, se capitate da queste parti.

Io però non avevo bisogno di pesce.
Dato che per le ricette mi servivano, oltre alle carote e finocchi, anche uva sultanina e pinoli, dal mercato ho proseguito verso la vicina e storica drogheria, Mascari, dove ho provveduto all'acquisto degli ingredienti mancanti


Il ritorno è per i sestieri di San Polo e Santa Croce, seguendo il percorso tipico delle serate allegre, quelle dei tempi dell'università e delle bacaràte con gli amici: san Cassiano, santa Maria Mater Domini, san Stae, san Giacomo dell'Orio, rio Marin, san Giovanni Evangelista, san Stin, Frari. Zone dov'è possibile trovare ancora negozi popolari: ferramenta, fioristi, fornai (artigianali), qualche minimarket, macellerie, magari anche il tecnico radio-tv... in pratica, tutto quello che ai turisti non interessa, ma che è fondamentale perché questa città possa definirsi tale (altrimenti non sarebbe che un museo a cielo aperto).

calle in prossimità della chisa di san Stae, larghezza nella parte terminale: un braccio

san Giacomo dell'Orio


Rio Marin

Nonostante siano zone che conosco bene, ogni volta che ci passo mi riservano delle sorprese. Per esempio, non ero mai entrata nella chiesa di santa Maria Mater Domini, piccolissima, dall'aspetto anonimo, che conserva una tela di Tintoretto ed un'altra della scuola del Bellini, oltre ad uno splendido bassorilievo marmoreo del '200. Oppure la chiesa di san Giovanni Evangelista (anche qui Tintoretto, e poi Bellini, Tiepolo, Palma il Giovane), di fronte all'omonima Scuola Grande, con l'adiacente cimitero coperto, appena restaurato ed adibito ad esposizioni temporanee.
Come dicevo più su, pochi turisti in giro (aumentano un po' quando ci si avvicina ai Frari, ma niente a che vedere con la ressa che si trova in altre zone), mentre si incontrano nonni con nipotini, signore con il carrellino della spesa (d'ordinanza), studenti universitari che si scaldano al sole, e ragazzini delle superiori che si prendono un'oretta di libertà.


E le ricette?

CAROTE ALLA GIUDIA
per quattro persone servono: 500 gr di carote, 4 cucchiai di uva sultanina, 2 cucchiai di pinoli, olio evo, vino bianco (facoltativo), aceto, sale, pepe.

Pulire le carote e tagliarle a rondelle, gettarle in una padella e rosolarle nell'olio, aggiungere un po' d'acqua, l'uvetta (se vi piace, potete farla prima rinvenire nel vino bianco, in ogni caso si ammorbidisce da sola durante la cottura), coprire e cuocerle per 10 minuti. Unire i pinoli, spruzzare con l'aceto, salare, pepare e cuocere a pentola scoperta per qualche minuto, per far asciugare un pochino (deve rimanere un po' di sughetto).


FINOCCHI ALLA GIUDIA
sempre per quattro persone: 4 finocchi grossi ("maschi"), 1 spicchio d'aglio, olio evo, sale, pepe.

Tagliare in quarti i finocchi, dopo aver eliminato i gambi e le due foglie esterne (questi scarti si possono tagliare a pezzettini e stufare insieme ad altre verdure, oppure per farne il condimento dei risi e fenòci). In una padella scaldare l'olio e imbiondirvi l'aglio, unire i quarti di finocchio e farli rosolare; salare, pepare, aggiungere dell'acqua e far cuocere con il coperchio finché saranno morbidi, quindi scoprire e far asciugare.





















Alla giudìa, alla giudea. Ne ho parlato ancora, la cucina veneziana deve molto alla comunità ebraica, per esempio l'usanza di ingentilire i piatti con uvetta e pinoli, e l'uso delle verdure come protagoniste di primo piano.
Per chi fosse interessato ad approfondire l'argomento, questi sono due libri reperibili facilmente:
- Ricette di osterie del Veneto (Slowfood Editore)
- La cucina ebraica in Italia (Edizioni Sonda)
Inoltre, qualsiasi ricettario ben fatto dedicato alla cucina veneziana include molte ricette di matrice ebraica, talvolta raccolte in un'apposita sezione.

19 febbraio 2008

Che fare con la malva essiccata?


Come mai ci ho messo così tanto (beh, in realtà sono solo cinque giorni) a postare qualcosa di nuovo (fatta eccezione per il meme di domenica)? Perché ne ho passati almeno tre, di questi giorni, a cercare di capire come fare un collage di foto. Alla fine, seppur in maniera piuttosto maccheronica, ne sono venuta a capo (ma solo un pochino).

Ma soprattutto dovevo decidere cosa fare con 100 grammi di fiori di malva essiccati, acquistati in un raptus, colta dal fascino emanato dal loro colore, ma senza rendermi conto che 100 grammi di fiori secchi sono una montagna di roba!
Ne ho riempiti tre barattoli Uno andrà regalato, un altro è destinato alle tisane, il terzo lo tengo per (ancora misteriosi) usi culinari.

Venerdì, intanto, avevo preparato un vasetto di zucchero alla malva.
Proverò a farci dei biscotti come questi (anche se non c'è paragone con il profumo della lavanda), oppure i dolcetti morbidi che di solito aromatizzo con le foglie di melissa.
Se qualcuno ha idee in proposito, ben vengano!

17 febbraio 2008

E' domenica... confessiamoci!

La pioggia di meme continua. Questa volta Mariluna (dolce cuoca calabrese che vive a Parigi) mi propone di fare una simpatica confessione, sei cose che amo fare o dire - ho visto che in origine si trattava di snocciolare abitudini un tantino antisociali (tipo mettersi le dita nel naso o dire parolacce involontariamente), ma questa versione soft mi sembra decisamente più piacevole (a voi interessa davvero sapere quali imprecazioni escono dalla mia bocca quando sono arrabbiata? spero di no, in ogni caso sappiate che i veneziani in questo senso sono alquanto coloriti...).
Allora, sei piccole cose che mi piace fare:

1. raccogliere cocci, vetri e legnetti sulla spiaggia
2. camminare in campagna
3. mettermi vestiti a fiori
4. andarmene da sola in giro per Venezia (abitudine presa quando facevo "manca" a scuola e mai più abbandonata)
5. giardinaggio nei miei micro-terrazzini
6. pic-nic nei parchi cittadini, d'estate

Non ho parlato di figli, cucina, libri, viaggi, perchè quelle sono grandi cose, nel senso che sono quelle che occupano la maggior parte del mio tempo (ovviamente in misura diversa).
Adesso sono curiosa di conoscere le piccole ed innocenti passioni di:
Fico&Uva, due nuovissimi amici
Moscerino, visto che di solito non ama parlare di sè
Elena, che così sfora il suo bonus-meme annuale (e siamo solo a febbraio...)
e delle mie quasi vicine di casa, Graziella e Isabella.

Buona domenica a tutti!

14 febbraio 2008

Crumble veloce con kiwi


Questa ricetta è perfetta nel caso vogliate riciclare quell'ultima fetta di torta soffice che giace solitaria nel vassoio: può infatti trasformarsi in un crumble ra-pi-dis-si-mo.

Uno degli argomenti di discussione, stasera a tavola, era il seguente: per quanto tempo ancora dovremo continuare a considerare il kiwi un frutto esotico? Per provenienza lo è (è autoctono solo in Cina), ma in Italia ha trovato un clima ideale, e attualmente il nostro Paese ne è il maggiore produttore mondiale. Possiamo considerarlo un prodotto nazionale a tutti gli effetti?
Ad ogni buon conto, questo frutto è buono e fa bene, specialmente se consumato adesso, durante la stagione fredda, perché è ricchissimo di vitamina C (per le altre proprietà vi rimando a questo bel post).

Ma torniamo alla ricetta.
Riciclando una sola fetta di torta si ottengono 4 porzioni.

Prima di tutto, sbriciolare finemente la fetta di torta in una padella e farla tostare. Quando è raffreddata, mescolarci insieme 1 cucchiaino di polvere d'arancia.
Mettere in ogni piatto 2 cucchiaiate di yogurt bianco (dolce, se non amate quello naturale), 1 fetta di kiwi (2 se il frutto è piccolo; quello che ho usato io era enorme), corpargere con le briciole e poi con zucchero Dulcita.

12 febbraio 2008

Cuor di mora - blackberry heart

Questa ricetta partecipa all'iniziativa A heart for your Valentine.


Prima di gridare allo scandalo (more di rovo in febbraio! e dov'è fininito il rispetto per la stagionalità?), leggete il resto del post.
Stamattina stavo rovistando nel freezer e mi sono trovata in mano l'ultima vaschetta di more di rovo raccolte a fine luglio. Le ho fatte scongelare, poi le ho messe a cuocere per fare ancora un po' di marmellata (quella fatta in estate comincia a scarseggiare). La marmellata di more, in trasparenza, ha un colore bellissimo, un rosso granato che sembra rubato ad una pietra preziosa, così ho deciso di setacciarne una parte e trasformarla in questo cuore.
Una versione raffinata della marmellata in cubetti che ci davano insieme al pane da bambini (chiunque sia stato in una colonia estiva - ed abbia più o meno la mia età - ne ha un ricordo indelebile, buono o cattivo che sia).


Per fare un vasetto da 250 gr di marmellata servono:
250 gr di more (di rovo, ma in mancanza di queste vanno bene anche quelle di gelso)
100 gr di zucchero di canna chiaro
il succo di 1/2 limone
1/4 di stecca di vaniglia, aperta

Mettere a cuocere le more finché sono morbide, unire gli altri ingredienti e proseguire la cottura fino a raggiungere la consistenza desiderata (in tutto ci vorranno 30-35 minuti, usando una casseruola bassa e larga. Se la pentola è alta e stretta, i tempi si allungano). Togliere la stecca di vaniglia, versare la marmellata bollente nel vasetto, chiudere la capsula e capovolgere su di una superficie non fredda, lasciar raffreddare, quindi raddrizzare il vasetto e riporlo al buio.







Per ottenere il cuore:
appoggiare un colino sopra una scodella, versarvi dentro 150 gr di marmellata e schiacciare con il dorso di un cucchiaio in modo da filtrarla bene. Trasferire lo sciroppo ottenuto in un pentolino, aggiungere 1/2 cucchiaino di agar agar in polvere e tre cucchiai d'acqua, mescolare bene, portare a bollore e cuocere, mescolando, per due minuti. Togliere dal fuoco, versare in uno o più stampini a cuore, mettere in frigorifero a raffreddare e rassodare per 1/2 ora.


A heart for your Valentine


English version:

This morning I found in the freezer the very last box of blackberries. I decided to prepare some jam (my summer supply is quickly vanishing), then I sieved a little part and made this heart (an elegant version of the jam cubes, inevitable afternoon snack in the '70s holiday camps) .

Jam (for a 250 gr jar):
cook 250 gr of blackberries 'til soft, add 100 gr of light cane sugar, the juice of 1/2 lemon and a 1/4 of vanilla stick (opened). Keep on cooking until the jam will be thick enough.
Take off the vanilla stick, put the jam in the jar, close and leave it "bottom up" until it will be colder, then turn and the store away from the sunlight.

To make the heart(s):
place a small sieve over a bowl, pour in some jam (about 150 gr) and push with a spoon to squeeze all the juice. Put this in a small saucepan with 1/2 teaspoon of agar agar and 3 tablespoons of water, mix well and boil for two minutes. Pour in one, or more, heart-shaped biscuit moulds and store in the fridge for 1/2 hour.

10 febbraio 2008

Insalata di uova e tarassaco

Anche questo è un contributo alla raccolta di ricette a lume di candela per "M'illumino di meno", la giornata di mobilitazione internazionale in nome del risparmio energetico, lanciata ancora una volta da Caterpillar per il prossimo 15 febbraio.

Venerdì mattina il tempo era splendido: sole caldo (nonostante la brina notturna ancora visibile), cielo azzurro-Provenza, profumi primaverili nell'aria... situazione ideale per andare a raccogliere le primissime erbe di campo (la raccolta di erbe spontanee è una delle mie attività preferite in assoluto, quand'è stagione).
Ho inforcato la bicicletta e pedalato fino a casa di mia mamma (in uno degli ultimi lembi di bella campagna intorno a Mestre, a 8 chilometri da casa mia), mi sono infilata gli stivali, ho preso cesta e coltello e mi sono incamminata verso uno dei miei "terreni di raccolta" preferiti, un vigneto abbandonato che termina in un campo incolto da anni. In quel campo sembra di camminare sopra un enorme cuscino, formato da rametti e sterpaglia che in autunno non viene completamente tagliata, e da piante che crescono strisciando sul terreno. Sotto questa "pacciamatura spontanea" crescono piantine di tarassaco piccole e tenere, vere primizie di stagione, mentre sotto il vigneto ci sono già macchie di erba cipollina selvatica (tra qualche settimana le varietà di erbe spontanee commestibili saranno molte di più). Ho raccolto l'uno (il tarassaco) e l'altra (l'erba cipollina).
























Tornata a casa, ho lavato bene le erbette e ho lessato (7 minuti) un uovo proveniente dal pollaio di una vicina di mia suocera. Ho disposto nel piatto un letto di tarassaco crudo, sopra ci ho messo l'uovo affettato, ho cosparso di erba cipollina tritata, condito con olio evo molisano (il produttore fa una sola consegna all'anno, e con il treno, quindi l'impatto ambientale è relativamente basso), un pizzico di sale e una macinata di pepe arcobaleno (che in casa ho sempre).



E' un piatto semplicissimo e molto ecologico... com'è che non ci avevo pensato prima?

07 febbraio 2008

Torta foglie-fiori-frutti

Il nome non è che mi convinca tanto, ma non avrei saputo come altro chiamare questa torta. L'avevo vista in un vecchio numero de "La cucina di casamia" (anno 2004), mi era piaciuta l'idea ma poi, tra una cosa e l'altra, non l'avevo più realizzata. Anche perché mi ci voleva la giusta miscela di erbe e fiori.


Il mix per tisane che ho utilizzato è di produzione svizzera ed è arrivato qui dopo uno dei nostri scambi di casa. E' composto da ibisco (il karkadè), biancospino, rosa canina, mela, mora di rovo, uva passa, calendula, malva, menta piperita, rosa, tiglio, verbena. Diverse di queste piante sono presenti sia in foglie che con fiori o frutti, il che rende l'insieme molto colorato e profumato (oltre che salutare).
La ricetta originale era una variante della classica torta allo yogurt (quella con gli ingredienti misurati a vasetti). Io ne ho fatto una torta al burro: dopo le ricette leggere leggere pubblicate nei giorni scorsi, concedetemi questo innocuo peccato di gola!
Per compensare, invece che con la solita tazza di caffè, l'ho accompagnata con una tisana fatta con la medesima miscela.


Per una tortiera da 22 cm:

mettere ad ammorbidire in acqua tiepida due cucchiaiate di miscela per tisane.
Accendere il forno e portarlo a 180°.
Lavorare 3 uova intere con 180 gr di zucchero semolato (o di canna bianco). Quando sono belle gonfie e chiare, unire 250 gr di farina tipo 0, 150 gr di burro sciolto a bagnomaria, 1 bustina di lievito per dolci, 1 punta di coltello di vaniglia bourbon.
Imburrare e infarinare lo stampo (possibilmente a cerniera), versarvi il composto, distribuire sopra le erbe (ben sgocciolate e strizzate. Se c'è qualche micro-rametto o picciolo, toglierlo altrimenti poi è fastidioso) lasciando libero solo il centro ed infornare per 45 minuti.
Sentirete che profumo si sprigionerà già dopo qualche minuto di cottura!

06 febbraio 2008

Un gusto nella mente di Dio... anzi, quindici!

La chiamata stavolta arriva da Moscerino, Mariluna e Valentina: mettere nero su bianco 15 accoppiate di sapori che, per la loro innata armonia, sembrino scaturite da una mente ultraterrena Il tutto nasce da una frase di John Lanchester, che definisce tali abbinamenti "combinazioni coesistenti da sempre in un rapporto che non è di semplice complementarietà ma sembra partecipe di un più alto ordine di ineluttabilità".
Io amo mangiare, e non è facile fare una scelta. Alcuni abbinamenti sono però dei punti fermi. Eccone 15 che mi fanno venire l'acquolina in bocca al solo pensiero, in rigoroso ordine sparso:

zucca e gorgonzola
pane e olio (d'oliva)
pane e noci
tahin e miele
yogurt e cetrioli
fragole e menta
cioccolato e menta
cioccolato e pere
uova e asparagi
cipolle+aceto+zucchero
fegato e cipolle
mele e spezie dolci
zibibbo e biscottini
seppie e carciofi
riso e piselli

E adesso tocca a... no, no, niente giro di inviti: lascio la porta aperta.

05 febbraio 2008

Verrine di cous cous agrodolce


Mi sento un po' una voce fuori dal coro.
Nei blogs ho visto fantastiche ricette di dolci carnevaleschi, che io quest'anno ho abilmente dribblato, con la scusa del Carnevale corto. Non so, forse per il fatto che sono finite da poco le festività natalizie, mi sento più attratta da piatti salati (possibilmente a base di verdura) piuttosto che dai dolci (quelli di Carnevale non sono tra i più leggeri, diciamocelo!)... anche se non sono riuscita a resistere davanti alle fritòle che ha preparato ieri la mia mamma, quelle piccole piccole che qui nel veneziano si fanno in (quasi) tutte le case e di cui (quasi) ogni famiglia custodisce una propria personale ricetta.

Ma torniamo alla ricetta di cui dovrebbe trattare questo post.
E' un piatto che avevo assaggiato qualche tempo fa e che mi è venuto voglia di riprodurre perchè ha un tono quasi estivo, molto in contrasto con il grigiore di questi giorni (stamattina una specie di sole tentava di farsi largo tra le nuvole, ma sta già sparendo).
Il tocco di stagione (invernale) è dato anche qui... dai broccoli! Non c'è niente da fare, mi ci sto proprio affezionando!

Do le indicazioni per una porzione, poi basta aumentare gli ingredienti (che ho segnato in corsivo) in base al numero di persone da sfamare.

Bagnare con acqua bollente salata 40 gr di cous cous precotto e condirlo con un giro di olio evo (l'acqua deve coprirlo appena). Dopo 10 minuti sgranarlo e lasciarlo raffreddare.
Mondare un broccolo, staccarne le infiorescenze e farle stufare in padella con poco olio evo e pochissima acqua, salando a fine cottura (sono sufficienti 7-8 minuti).
Mescolare: broccoli, cous cous, un cucchiaino di uva passa, una spolverata di cannella, una di zenzero e la "testa" sbriciolata di due chiodi di garofano.
In una ciotolina trasparente (o in un bicchiere basso e largo tipo tumbler, o ancora in un vasetto, come ho fatto io) disporre uno strato di questa miscela, 4 spicchi di pomodorini marinati, 1 filetto di alice marinato, ancora cous cous, ancora 4 spicchi di pomodorini ed 1 filetto di alice. D'estate si può cospargere di menta e prezzemolo tritati. Data la stagione, ho optato per una miscela di erbe aromatiche essiccate, in questo caso lo Za'atar che mi porta la mia amica Angela da Londra (è una miscela di isoppo, sommaco, sesamo e prezzemolo, molto usata nella cucina kosher).

03 febbraio 2008

Vellutata di broccoli e porri

Dopo i primi tre mesi in grigio-verde, cominciavo a sentirmi un'emanazione della guardia di finanza, così ho deciso di passare al total white... avevo proprio bisogno di luce!

Inauguro la nuova veste del blog con una ricetta a base di broccoli.
Sto ricomponendo il mio travagliato rapporto con questo ortaggio, iniziato sotto i peggiori auspici durante un soggiorno di quattro mesi a Dublino, tanti anni fa (venti, per la precisione), con una padrona di casa perennemente a dieta che si nutriva quasi esclusivamente - e nutriva chiunque si trovasse sotto lo stesso tetto - di broccoli e patate lessati al microonde. I broccoli, a differenza di tutti gli altri cavoli (che mi sono sempre piaciuti molto) mi facevano una tristezza indicibile, e li avevo pertanto accantonati.
Recentemente mio figlio Francesco, che ha quattro anni, ha deciso che i broccoli sono una delle sue verdure preferite, e questo li ha fatti rientrare in casa dalla porta principale. Il fatto che non abbiano un sapore particolarmente marcato li rende piuttosto versatili, e questo me li sta facendo rivalutare.



Questa è una ricetta leggera leggera, non ho contato le calorie ma potrebbe rientrare nel meme dietetico di Fiordisale.

Per quattro persone servono:
1 grosso broccolo, 1 porro, sale alle erbe, olio evo, semi oleosi misti (girasole, lino, sesamo).
Affettare il porro, tagliare a pezzetti il broccolo e coprirli d'acqua a filo. Portare a bollore e da quel momento cuocere per 10 minuti. Spegnere e ridurre in purea, salare con il sale alle erbe.
In un padellino tostare per due minuti una manciata di semi oleosi.
Distribuire la vellutata in quattro coppette, condire con un filo di olio evo, cospargere di semini e servire.


01 febbraio 2008

Castagnaccio (a modo mio)

Mi scuso con la Regione Toscana e con tutti i suoi abitanti per quello che scriverò qui di seguito.

Cosa fare se viene voglia di castagnaccio ma non c'è abbastanza farina di castagne in dispensa?
Si adatta la ricetta, cercando di non fare troppi danni.


Per uno stampo da 22 cm di diametro:
impastare 100 gr di farina di castagne, 120 gr di farina tipo 00, 1 uovo, 40 gr di pinoli, 40 gr di uvetta, 3 cucchiai di olio evo, 1 cucchiaio di malto di riso o di frumento, 1/2 bustina di lievito per dolci, 1 pizzico di sale, un po' d'acqua.
Lavorare gli ingredienti ottenendo un impasto simile a quello della pasta frolla, solo un po' più appiccicoso.
Stenderlo nello stampo unto e infarinato, cuocere nel forno preriscaldato a 190°, per 45 minuti.