30 aprile 2008

Marmellata molto profumata di mele cotogne e pere

Liquirizia, che ho conosciuto solo da poco, ha lanciato nel suo blog il meme dei frutti dimenticati.
Il tema è affascinante, da qualche tempo sta incrociando anche il mio lavoro e quindi contribuisco molto volentieri alla sua raccolta di frutti e di ricette (la "scadenza" del meme è il 31 maggio).
In questa sede, il mio apporto per quanto riguarda la "materia prima" non è dei più originali, nel senso che le mele cotogne sono certamente, tra i cosiddetti "frutti dimenticati", quelli... meno dimenticati! Da qualche anno si sta assistendo ad un rilancio della coltivazione di questi alberi, che in primavera si ricoprono di bellissimi fiori bianchi ed in autunno danno frutti magnifici, profumati e versatili in cucina.
Una delle primissime ricette da me postate è stata proprio una minestra a base di mele cotogne.
In primavera non c'è grande abbondanza di frutti "minori", mentre già durante l'estate è possibile trovare (cercando bene) qualche varietà antica (quindi inconsueta) di pere, mele, fichi, pesche. E' però l'autunno il momento magico di questi frutti: mele, pere, fichi, cotogne, giuggiole, nespole, melagrane, cachi... per questo motivo, il mio contributo è "di repertorio": questa marmellata l'ho fatta lo scorso autunno.
In stagione (ottobre/novembre) non è difficilissimo trovare alberi di cotogne nei giardini, in ogni caso è possibile reperirne presso le aziende agricole della zona. La mia fonte di approvvigionamento è costituita da due alberi a casa di mia zia, che abita nella campagna tra Mestre e Treviso.

Come sempre, fornisco le dosi per 4 vasetti da 250 gr (sono quelle più facilmente arrotondabili, e poi, per meno di quattro vasetti non vale neanche la pena di mettersi a lavorare!).

500 gr di mele/pere cotogne pulite (lavate, sbucciate e tagliate a pezzi: attenzione perché sono durissime, l'ideale è sbucciarle con un pelapatate, poi per tagliarle usare tagliere e coltello trinciante)
500 gr di pere con polpa fondente (le williams vanno benissimo), pulite
500 gr di zucchero di canna chiaro
il succo e la buccia grattugiata di 2 arance
il succo di 1 limone
1/2 cucchiaino di cannella in polvere
2 chiodi di garofano
1 grattatina di noce moscata

Procedere come per una normale marmellata (potete seguire queste indicazioni), prestando però un po' più di attenzione perché le cotogne asciugano (si attaccano e bruciano) velocemente.
La ricetta è fatta apposta per farcire torte, in particolare lo strudel: basta aggiungere uvetta, frutta secca, ancora un po' di spezie... se poi si usa una pasta sfoglia già pronta (che personalmente non mi fa impazzire, ma ogni tanto fa comodo), preparare questo dolce diventa la cosa più facile e veloce del mondo!

28 aprile 2008

Pane festivo

Martedì scorso Tobia è andato ad una festa di compleanno. Questo pacco conteneva un regalo espressamente richiesto dalla festeggiata: una pagnotta!

Diciamo che non è un tipo di pane qualsiasi, è quello che avevo fatto con i bambini della scuola elementare per Natale, e di cui erano stati entusiasti. Ma non credevo lo fossero così tanto da farselo regalare per il compleanno!

Ingredienti per 1 pagnotta di circa 1 kg:
300 gr di pasta madre rinfrescata la sera
300 gr di farina tipo 0
200 gr di farina integrale
200 gr di manitoba
2 cucchiai di miele*
2 pizziconi di sale
50 gr di noci spezzettate grossolanamente
50 gr di uvetta
acqua tiepida (da dosare man mano che si lavora)

Per il procedimento potete seguire le istruzioni date qui.
Mi ha molto intenerita il fatto che una bambina di 9 anni chieda come regalo di compleanno 1 chilo di pane, così gliel'ho fatto a forma di cuore.

*di solito uso il malto di orzo. Qualche giorno fa degli amici mi hanno girato un chilo di miele africano, proveniente, se non sbaglio, dalla Costa d'Avorio (l'avevano trasferito in un vaso Bormioli, quindi privo di etichetta). E' un miele particolarissimo, molto scuro e dal sapore di cereali tostati. Ho pensato che si sarebbe prestato bene alla preparazione di questo pane, e in effetti non mi sbagliavo, sostituisce molto bene il malto d'orzo.

22 aprile 2008

Una ricetta, un annuncio e un ringraziamento

Ho raccolto i miei primi ravanelli, quelli coltivati nel micro orto pensile multipiano!

Che soddisfazione! Volevo rendere onore ad ogni loro parte, così ho recuperato una delle ricette a cui sono più affezionata (un vero passe-partout, la preparo da anni, credo di averla rifilata a tutti i miei conoscenti), sostituendo la lattuga (di solito uso la romana, per questa crema) con le foglie di ravanello.
Ogni riferimento a Cavoletto è puramente casuale. O quasi.
Nel senso che le foglie di ravanello le ho viste cucinare per la prima volta da lei qualche giorno fa, ma dei bicchieri non mi ero accorta... sono praticamente identici a quelli che ha usato per la copertina del suo libro! Non so la provenienza dei suoi, i miei sono quelli della senape Maille.
E poi, mi sembrava simpatico pubblicare qualcosa di fresco e solare, perché di questo tempo piovoso sono proprio stanca! Da domani dovrebbe tornare il sole, dicono... chissà che questa ricetta sia di buon auspicio.

Bicchierini bicolori, con foglie di ravanello, yogurt e feta

Per questi due bicchierini, affettare sottilmente 1/2 porro (va bene anche la parte verde, specialmente se volete ottenere un bel verde carico) e 1 manciata di foglie di ravanello ben lavate. Far stufare il tutto in poco olio e.v.o., per 7-8 minuti, bagnando con 2 cucchiai d'acqua e profumando con 1 pizzico di semi di cumino. Far raffreddare, salare e frullare.
A parte, frullare 1/2 vasetto di yogurt naturale con 50 gr di formaggio feta.
Distrubuire nei bicchieri le due creme e decorare con ravanello affettato e semi di cumino leggermente tostati.
I confronti sono leciti, non mi offendo...


Con questo post vorrei ricordare (per chi già non lo sapesse) che domani, 23 aprile, ricorre la Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d'Autore. Oggi anche Elena ha dedicato un post a questa iniziativa (parlando della splendida Biblioteca Centrale di Amsterdam).
Tra i links indicati nella pagina di cui sopra, troverete anche il calendario degli eventi, suddiviso per regioni.
L'iniziativa veneziana (quella più vicina a me) è particolarmente interessante perché legata ad una mostra attualmente in corso, che non vedo l'ora di andare a visitare.

Dato che stiamo parlando di editoria, colgo l'occasione per fare un annuncio (è da un po' che lo rinvio, per timidezza e per scaramanzia): tra un mese (circa) esce il mio primo libro!

Last, but not least...
... vorrei ringraziare (anche se l'ho già fatto nei loro blogs) chi mi ha assegnato il premio Excellent: Mariluna e Carla.
Grazie ancora una volta.

Aggiornamento:
dato che ieri mi sono dimenticata di parlare dell'Earth Day (mea culpa, mea culpa, mea culpa), ricordo che a Mestre, da venerdì 25 a domenica 27, a Forte Marghera (che già di per sé vale una visita) si terranno le fiere Nature e GoSlow.
E' anche un'ottima occasione per scoprire l'altra faccia di una città da sempre dipinta come grigia e insignificante.


19 aprile 2008

Che belle sorprese!

Ieri mattina ho aperto la finestra della mia camera e... sorpresa! qualcuno ha messo su casa tra le violette!

L'altro ieri mattina avevo trovato un buco in mezzo alle foglie. Non è la prima volta che i piccioni tentano di fare nido tra le mie piante, di solito però ci provano tra quelle commestibili, al che procedo al posizionamento di dissuasori "dolci" (bastoncini vari, di solito funzionano). Cosa che ho fatto anche stavolta. In genere gli "ospiti" desistono. In questo caso, non so se si tratti di piccioni, certo comunque sono volatili piuttosto intelligenti e determinati: ieri mattina, infatti, ho travato il bastoncino di turno cortesemente messo da parte, ed il nido bell'e pronto! Sono molto curiosa di vedere che cosa combineranno questi nuovi coinquilini.
La scorsa primavera i passerotti ne avevano fatto uno sul balcone davanti, in soggiorno: era un nido dolcissimo, fatto di muschio, fili di lana e di cotone che avevano raccolto in giro... era nascosto tra le foglie dei ciclamini, piccolo piccolo, me ne accorsi solo perché uno dei fili non era ancora stato avvolto come si deve, era lungo circa 1 metro e l'aria l'aveva attorcigliato intorno ai ferri della ringhiera. L'ho seguito a ritroso a mo' di filo di Arianna, ed ho scoperto la casetta dei passeri. I quali hanno deciso, con mio grande dispiacere, che il posto era troppo affollato, e si sono trasferiti da un'altra parte.

Un'altra bella sorpresa l'avevo avuta martedì mattina. Ho fatto la mia prima spesa al mercato dell'Altraeconomia, ed ho scoperto questa azienda agricola, che produce formaggi strepitosi. Ne ho acquistati di diverse tipologie, tutti da latte di capra, inclusa la ricotta.
Amo la ricotta, adoro mangiarla a cucchiaiate da sola, con una macinata di pepe sopra. E la uso molto in cucina. Così giovedì sera ho preparato una delle mie torte preferite: la crostata di ricotta e cioccolato.


Per uno stampo da 28 cm.
Preparare la frolla impastando velocemente 125 gr. di burro a cubetti, 250 gr di farina, 70 gr di zucchero (io uso quello di canna chiaro passato al mixer), 1 uovo, 1 pizzico di sale. Avvolgerla in pellicola trasparente e tenerla in frigorifero per 1 ora.
In una ciotola setacciare 350 gr di ricotta, amalgamarvi 2 tuorli, 4 cucchiai di zucchero (di canna chiaro, è quello che io utilizzo normalmente in cucina al posto dello zucchero semolato tradizionale), cioccolato fondente grattugiato (il quantitativo è variabile, dipende dai gusti: qui ce ne sono 70 gr.), infine unire i 2 albumi montati a neve fermissima. Stendere la pasta nello stampo imburrato e infarinato (o foderato di carta da forno, se come me vi dimenticate di tenere da parte un po' di burro per questa operazione!), pareggiarla bene tutto intorno e bucherellarla con i rebbi di una forchetta. ricoprirla con il ripieno di ricotta, infornare a 190° per circa 40 minuti (nel forno già riscaldato).


17 aprile 2008

Dalla finestra della mia cucina...

Qualche tempo fa Elga faceva alcune riflessioni sulla propria casa e sulla propria cucina (intesa come luogo), da qui è sorta la domanda: che cosa si vede dalle finestre delle cucine dei foodbloggers?
Dalla mia finestra la visione non è spettacolare: abito in un appartamento di 75 mq al terzo piano, pieno zeppo di finestre ma senza uno scoperto mio e anche senza vere e proprie terrazze, intorno ho altre palazzine simili alla mia, una discreta quantità di asfalto... nonostante ciò, il quartiere è molto verde, e a meno di 20 metri da casa (proprio dietro l'angolo) inizia un bel parco (quello dell'Heineken Jammin' Festival).
Allora, dalla finestra della cucina vedo questo:
adesso, con il cielo grigio di questi giorni, ma la fioritura primaverile mette un po' di allegria

e d'estate (la foto è orrenda, l'ho scattata con il cellulare che avevo prima, mi serviva in velocità per la mia pagina Intervac), il momento dell'anno in cui è più piacevole guardare fuori, grazie agli alberi enormi che svettano qui davanti

Insomma, per me che sono vissuta in campagna fino a 28 anni... non è esattamente la stessa cosa (e non è stato per niente facile abituarmici, anzi, non ci sono ancora del tutto riuscita), però ci sono gli aspetti positivi da valutare: sto abbastanza vicina al centro ma anche a sufficiente distanza dalla confusione, Venezia è a due passi (due fermate di autobus), d'estate posso fare la pendolare al Lido tutti i giorni senza troppo disturbo, posso tenere una barca nel canale qui accanto a casa, spostarmi in bicicletta muovendo la macchina solo una volta ogni tanto, è facile socializzare (questo quartiere è una specie di microcosmo), ho le scuole dei miei figli nel raggio di 200 metri... non è poi tanto male.

L'invito di Elga è aperto a tutti i foodbloggers: pubblicate le vostre foto e lasciate un messaggio con il link nel suo blog, entro il 30 aprile.

12 aprile 2008

Flower power!

Ennò, stavolta questi sono freschi!
La fioritura del rosmarino è all'apice, anzi, comincia ad essere in fase calante: alcuni fiori già si staccano, sfiorandoli. Non so per quanto resisteranno ancora.
Il colore è da sogno: né troppo azzurro, né troppo violetto... l'ho cercato per le pareti della mia camera da letto, ma ci sono solo andata vicina.
Ieri era una di quelle giornate grigie, umide, spente... mica solo qua... in questi giorni ho visto rispuntare nei blogs zuppette e altri piatti da conforto, segno che la stagione si sta proponendo un po' ovunque nella sua veste meno piacevole: quella piovosa. Ma in fondo, c'è del buono pure in questo: la pioggia primaverile è una manna per le piante, e in cucina... si può prolungare la stagione del già citato comfort food... il cui fascino è irresistibile, ma non proprio in tutte le stagioni...

Questa crema di cicerchie e asparagi bianchi, profumata al rosmarino, svolge bene il proprio dovere: riscalda, riconcilia con le bizzarrie climatiche della primavera (diciamocelo: altrimenti, che primavera sarebbe?), e mette di buon umore (come dicevo nel titolo... flower power!).

Per 4 persone:
sciaquare sotto l'acqua corrente 200 gr di cicerchie, trasferirle in una casseruola con un quantitativo doppio di acqua fredda e 1 rametto di rosmarino, portare ad ebollizione e cuocere per 2 ore. A 3/4 cottura, unire 10 asparagi bianchi, puliti e spezzettati. Completata la cottura, spegnere e frullare con il mixer ad immersione. Aggiustare i sapori con un buon sale alle erbe ed un giro di olio e.v.o. non troppo delicato. Cospragere con i fiori di rosmarino. Per completare l'effetto comfort, accompagnare con panbiscotto.

11 aprile 2008

Menù "cambio di stagione" per la trattoria Muvara

Ce l'ho fatta, ecco il mio menù... che menù? ma quello per festeggiare il primo compleanno della trattoria Muvara! Lo chiamerò... menù "cambio di stagione" (nel senso che funziona un po' come il cambio degli armadi...). Non so se ci sta, nei 15 euro tutto compreso... io ho fatto del mio meglio...

Antipasto:
pecorino con marmellata di zucca e arance

Primo piatto:
riso rosso con fonduta di raschèra e zucchine scottate

Secondo piatto:
insalata di uova e tarassaco

Dolce:
simil-strudel svuota vasetti

Due ricette sono "riciclate", basta seguire i links.
Qui di seguito, le ricette mancanti.

Riso rosso con fonduta di raschèra e zucchine scottate.
Per 4 persone:
portare a bollore una pentola di acqua salata e cuocere 4 pugni di riso rosso integrale, per 45 minuti. Nel frattempo, grattugiare o tagliare a cubetti piccolissimi 100 gr di raschèra d'alpeggio, metterlo in un pentolino a fondo pesante, coprire con 3 dl di latte e far sciogliere a fuoco moderatissimo. Quando il riso è pronto, scolarlo e versarlo nella fonduta, lasciando che il riso assorba la parte più liquida. Grattugiare a julienne finissima 1 zucchina media, scottarla per 2 minuti in una padella in cui si sia scaldato poco olio e.v.o. (1 cucchiaiata), salarla leggermente. Distribuire la zucchina in quattro piatti, versare sopra il riso e servire.

Simil-strudel svuota vasetti
Per 8 persone:
impastare 200 gr di farina (tipo 0 o tipo 2, a seconda dei gusti), 1 uovo, 1 cucchiaiata di zucchero a velo, 1 cucchiaino di cremor tartaro, 4 cucchiai di olio e.v.o. e acqua tiepida (da dosare un po' alla volta), ottenendo un panetto morbido ed elastico. Farlo riposare un mezz'oretta, coperto, a temperatura ambiente.
Stendere la pasta in un rettangolo di circa 20x30 cm, spesso 1/2 cm.
Per il ripieno, aprire frigorifero e dispensa, e cercare: vasetti aperti di marmellata, frutta secca, pane vecchio. Io ho usato marmellata di mele cotogne, e di zucca e arance (quella dell'antipasto), in tutto 400 gr di marmellata; quindi 30 gr di pinoli, 50 gr di uvetta, spezie (noce moscata, cannella, chiodi di garofano, zenzero: tutto in polvere). Sono rimasta sul tradizionale, ma vanno bene anche noci, mandorle, frutta candita. Grattugiare (meglio al mixer) 1 panino bianco raffermo, tostarlo leggermente e con questo cospargere la pasta, distribuire sopra il ripieno, chiudere a salsicciotto come uno strudel "vero" e cuocere in forno preriscaldato a 190°, per circa 40 minuti, irrorando con un po' di burro fuso durante la cottura.
Sfornare, far intiepidire, cospargere di zucchero a velo e servire prima che si raffreddi del tutto.

...e ancora una volta...
... AUGURI!!!!!

09 aprile 2008

Riso al latte profumato alla rosa e cannella


Ci sono ricascata.
Ho visto questi bellissimi boccioli e non ho resistito. Chi segue questo blog da un po' sa che ho un debole per i fiori secchi, e che mi piace utilizzarli in cucina - anche se in genere funziona che prima compro, catturata dal fascino del prodotto, e poi mi chiedo che farci.
E così è stato anche questa volta. Durante la vacanza pasquale a Torino non ho potuto fare a meno di trascorrere il sabato mattina trascinando la famiglia da un banco all'altro del mercato di Porta Palazzo, dove si trovano (le torinesi che leggono sorrideranno, ma per me non è normale trovare tutto quel bendidio così a portata di mano!) una gran quantità di ingredienti etnici, a partire dalle spezie. Tra cui, per l'appunto, i boccioli di rosa essiccati, che sono usati con una certa frequenza nella cucina marocchina.
Però stavolta sono stata brava: alla richiesta del venditore "quanti ne vuole?" non ho sparato "un etto" (avete presente quant'è un etto di fiori secchi? un'enormità!), ma mi sono limitata a "30 grammi", che sono comunque tanti, per quel che ci dovevo fare io. Già, che ci dovevo fare? Al momento proprio niente, se non guardarli, riguardarli, fotografarli e metterli via.
Oggi li ho finalmente provati. In versione dolce.

Dato che ho sperimentato su di me soltanto, le dosi sono per 1 persona, da aumentare in base al numero di commensali.

In un pentolino d'acciaio versare 1 tazza di latte, 2 boccioli di rosa leggermente sbriciolati e 1 pezzetto di cannella in canna. Portare a bollore, spegnere, coprire e lasciare in infusione per 10 minuti, quindi filtrare. Rimettere sul fuoco il latte, unire un pugno di riso bianco (io avevo a portata di mano solo Carnaroli, ma sarebbe meglio utilizzare un riso per minestre, come il Balilla) e far cuocere finché il latte si sarà assorbito. Spegnere, unire 1 cucchiaino di zucchero bianco e 1 cucchiaio di mandorle spellate sminuzzate a coltello. Far intiepidire, sformare nel piatto e decorare con boccioli di rosa.
E' molto elegante, su questo non ci piove. Se vi piace questo aroma, qui andate a nozze (il riso è perfetto per queste preparazioni). A me, lo confesso, non fa impazzire (ma io non faccio testo per quanto riguarda i dolci, non sono particolarmente golosa), però i fiori restano bellissimi!


07 aprile 2008

Per cominciare la settimana, di tutto un po'

Il week end è stato piacevole.
Venerdì ho cucinato per quasi tutto il giorno, per gli ospiti che avevo a cena e per le uscite dei giorni successivi. La giornata era bellissima: finestre spalancate fino a sera inoltrata, il sole caldo, mi sono persino dimenticata di pranzare tanto ero presa dalle mie faccende, svolte canticchiando "Moon river" (chissà perché mi prendeva bene quella melodia). Ho sfornato due chili di pane, una torta di nocciole e banane, un cake al formaggio, due chili di patatine al forno, una teglia di farinata; ho arrostito il coniglio al dragoncello e preparato il paté da spalmare sul pane di cui sopra. La sera ero stanca morta, ma proprio soddisfatta!
Sabato, gita in questo parco, non eccessivamente lontano da casa (un'oretta e mezza di automobile), dove, tra le altre cose, ho fotografato tanti bei fiori spontanei, i miei preferiti.

Ieri invece abbiamo preso le biciclette e passato la giornata qui in città, a forte Carpenedo, che chi è di qua conosce bene perché è uno dei forti del Campo Trincerato aperti al pubblico, un'oasi di pace a due passi dal centro. Apro una parentesi. Il Campo Trincerato è un patrimonio incredibile che tutti noi, mestrini e veneziani, abbiamo a portata di mano. Le strutture che il Comune ha già acquistato dal Ministero della Difesa (o delle quali ha la disponibilità) sono utilizzate per attività e manifestazioni di vario tipo: fiere, feste paesane, rassegne teatrali, laboratori e uscite esperienziali di educazione ambientale, mostre, visite guidate. Questi forti sono luoghi molto suggestivi perché la natura dentro vi ha lavorato indisturbata, per anni. L'ubicazione di alcuni, poi, è particolarmente fortunata, e quindi tutto quello che vi viene svolto assume un'aria quasi magica. Chiudo la parentesi.

Ho delle cose in arretrato.
La prima è il simpatico premio foca, assegnatomi da Fiordisale (motivazione: perché è un’ineusauribile fonte d’informazioni, perchè mi piace da morire e perché non ci rinuncerei per tutto l’oro del mondo) e da Lenny (che dice che sono grande conoscitrice del mondo gastronomico, tecnica e precisa: un esempio di perizia ben coniugata con la fantasia). Sono molto lusingata, ma ci tengo a precisare: queste due donne mi sopravvalutano!!!
Il problema, adesso, è che faccio mooooolta fatica a riassegnare questo premio... in questa piccola/grande blogosfera sono troppe le persone che mi piacciono, che mi fanno stare bene (anche se solo via monitor), che rallegrano la mia giornata, che la riempiono di notizie-foto-ricette-suggerimenti interessanti, che sento vicine anche se si trovano a migliaia di chilometri di distanza...

Stamattina ho aperto la posta e ho trovato un gentile invito, da parte di Camalyca, blogger che ho conosciuto esattamente in questa occasione, a partecipare al meme fotografico delle cinque cose. Cinque fotografie che rappresentino qualcosa di importante, o che dicano qualcosa in più su di me. Mica facile... allora, cinque immagini prese (quasi) a caso tra le molte che mi sarebbe piaciuto inserire:

Questi due soggetti non sono due clochard in erba ma i miei figli, Tobia e Francesco. Croce e delizia di mamma e papà.

Questa è l'immagine che mi passa davanti agli occhi ogni sera d'estate, al rientro dalla spiaggia. La foto è scattata dal ferry boat delle 19,10. Venezia è una città magica, ma di sera lo è ancora di più.

Dintorni di Pienza, giugno 2003: il salvaschermo del mio computer da ormai 5 anni.

Ai miei piedi da 12 anni: acquistati a Dublino nel luglio 1996, a fine vacanza con i soldi della caparra dell'auto a noleggio. I loro predecessori erano eroicamente caduti a pezzi qualche tempo prima (sembravano le scarpe di Pippi Calzelunghe: acquistati quando in Italia arrivavano soltanto i numeri da uomo, non avevo avuto altra scelta che comprare un bel 39 - io porto il 37). Anche se non sono una maniaca delle scarpe, ogni tanto mi piace comprarmi qualcosa di diverso, ma alla fine ho sempre questi addosso (mentre d'estate ho un paio di sandalacci Timberland, anche quelli ormai d'annata, che solo dalla passata stagione ho cominciato a lasciare da parte in favore di un paio di Birkenstock).

Il mio orto pensile: d'estate è più bruciato dal sole della Death Valley (ci mancano solo i teschi dei bisonti), e sopravvivono solo le piante da macchia mediterranea (il rosmarino, il rosmarino e... il rosmarino). Quindi devo approfittarne nei mesi intermedi, cioè da adesso fino a giugno.

Veramente avrei ancora in sospeso anche il meme dei 7 segreti... mica me ne sono dimenticata (Stella mi aveva girato l'invito, ormai più di un mese fa), è solo che... non sono riuscita a trovarne così tanti, di segreti!

Da domani ricomincio a pubblicare ricette, promesso.

02 aprile 2008

Gamberoni e asparagi al profumo di dragoncello

La cucina lagunare, in primavera, è all'insegna di pesce e verdure, protagonisti di piatti indimenticabili (il risotto con scampi e asparagi, le seppie con le castraùre o con i piselli, il branzino alle erbe primaverili... ricette tradizionali in cui gusto e leggerezza vanno spesso a braccetto).
Ieri, avendo per le mani un bel mazzo di asparagi padovani, una scodella di gamberoni e dragoncello a volontà (ne ho una pianta enorme in terrazzo, in primavera lo uso tantissimo, ritornerà presto in altre ricette), ho pensato di cucinare qualcosa di veramente leggero leggero, ed è venuto fuori questo. L'insieme ha un aspetto più orientaleggiante che veneziano, ma in fondo Venezia non era (e forse è ancora) una porta spalancata sull'Oriente?

Il procedimento è molto semplice e non necessita che io indichi quanta roba preparare: regolatevi in base al vostro appetito e al numero di persone da sfamare.

In una pentola d'acciaio (della misura adeguata, sempre in base a quanto appena detto) versare due dita d'acqua, due rametti di dragoncello fresco, qualche grano di pepe verde e un po' di gin. Mettere il coperchio e far bollire per 5 minuti. Porre sul cestello per la cottura a vapore: gli asparagi puliti e tagliati a rocchi di due cm (usate le parti più tenere: le punte e i 4-5 cm subito sotto. Il resto torna buono per un risotto o una zuppa) e una manciata di foglie di dragoncello fresco. Inserire il cestello nella pentola e cuocere a vapore per 10 minuti; aggiungere i gamberoni (sgusciati e senza filo nero) e proseguire la cottura per altri 5-6 minuti.
Nel frattempo, bollire in acqua leggermente salata del riso Patna o Basmati (ottimo anche il Venere, ma non ne avevo in casa).
Disporre nei piatti una porzione di riso, un po' di asparagi e gamberoni, condire con un filo d'olio e.v.o. e salare con sale a grana media (io uso il Fleur de sel della Camargue), o con salsa di soia, per chi preferisce un sapore più orientale.
Omettendo il riso, diventa un ottimo antipasto.