29 maggio 2008

Tiramisù all'arancia

Mariluna sta raccogliendo ricette di tiramisù: se ne avete una con cui contribuire, pubblicatela e lasciate qui il link al post, entro il prossimo 10 giugno.
Io le regalo questa.
L'idea iniziale era quella di preparare un tiramisù salato, ma poi mi sembrava una cosa esagerata, fuori luogo (in pratica, una cafonata), ed ho ripiegato sul dolce, affidandomi ad una coppia inossidabile: ricotta e arancia. Un tiramisù che sa molto di cannolo... posso ribattezzarlo "alla siciliana"?
Per prepararlo non c'è bisogno di avere per le mani arance fresche, cosa che permette di gustarlo 12 mesi l'anno (e senza cercare affannosamente primizie fuori stagione). Però ci si deve ricordare di preparare le conserve necessarie, a tempo debito!

Per 2 persone servono:

150 gr di ricotta vaccina freschissima
50 gr di zucchero semolato
1 uovo (albume e tuorlo separati)
1 cucchiaino di polvere d'arancia
6 savoiardi
2 cucchiai di liquore all'arancia*
2 cucchiai di gelatina d'arance**

Con le fruste elettriche montare lo zucchero con il tuorlo, quand'è bello chiaro unire la ricotta setacciata, la polvere d'arancia e continuare a lavorare finché la crema sarà... cremosa. Con una spatola amalgamare l'albume montato a neve fermissima.
Diluire il liquore con due cucchiai d'acqua.
Rompere i savoiardi, metterne due metà sul fondo di ciascuna coppetta, inzupparli con un po' di bagna liquorosa e coprire con un primo strato di crema; disporre i restanti 1/2 savoiardi, bagnare anche questi, coprire con la rimanente crema e distribuire sopra la gelatina di arance. Tenere in frigorifero per 2 ore prima di consumare.

*io ho usato la grappa delle arance sotto spirito che preparo a Natale: si tagliano a metà le arance (ben lavate, comunque usate quelle bio) e si pongono in vasi sterilizzati (tipo quelli da marmellata). In una casseruola si sciolgono 250 gr di zucchero con 100 ml d'acqua, si fa bollire per due minuti con due belle stecche di cannella e poi si fa riposare finché si raffredda. Si toglie la cannella, si miscela con 1/2 litro di grappa (io ho usato un tipo invecchiato in barrique), si versa sulle arance e si chiudono i vasi. Il tutto va fatto riposare per qualche settimana, al buio, prima di essere consumato. Queste fettine d'arancia sono ottime servite con muffins alla cannella o tortine paradiso monoporzione.

**in realtà non è una vera e propria gelatina (solida), ma una marmellata fatta soltanto con il succo delle arance: si spremono le arance, si pesa il succo ottenuto, si aggiunge zucchero pari a metà del peso del succo, si fa cuocere il tutto in una casseruola d'acciaio larga e non troppo alta. Quando la marmellata arriva alla giusta consistenza si invasa a caldo. La morte sua è sul gelato fiordilatte.
Le bucce non si buttano ma si fanno seccare per ottenere la polvere d'arancia, oppure si tritano finissime a coltello e si congelano utilizzando le vaschette per i cubetti di ghiaccio: avrete pronta buccia d'arancia grattugiata e porzionata, in qualsiasi momento dell'anno.

Ma insomma, ricontandole alla fine, quante ricette ci sono in questo post???

Approfitto di questo spazio per dei ringraziamenti:
alla sopracitata Mariluna, che mi ha rimproverata a dovere (è un controsenso? per niente!)...
... ai gestori della Trattoria per avermi inclusa nella top five rivoluzionaria, e alla carissima Roxy, non solo per avermi premiata ma perché ultimamente ci sta deliziando con certi dolci che sono un vero schianto!
Purtroppo non sono molto brava a redistribuire premi... ogni volta vado in crisi e rinuncio. E così mi sa che passo anche stavolta (che ci volete fare, non c'ho il carattere... chi mi conosce bene dice che sono "rustega"... mi sa tanto che hanno ragione...).

27 maggio 2008

Torta al cioccolato "riciclona" profumata alla violetta

In questo periodo ci sono diverse raccolte di ricette in corso. Cipolla ha lanciato una bella iniziativa legata al riutilizzo di avanzi stazionanti nei frigoriferi o di pacchetti mezzi aperti, senza precisa destinazione (e con scadenza sinistramente vicina), languenti nelle dispense.

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Adesso parto come sempre dall'epoca delle guerre puniche per spiegare una banale torta, ma io son fatta così, portate pazienza.
Per il nostro 10° anniversario di matrimonio (lo scorso 21 febbraio), mio marito è arrivato a casa con... tatatatàààààà... un sacchetto di preparato per cioccolata calda. Però non è una cioccolata qualsiasi, arriva dall'unica, vera cioccolateria di Mestre - che produce, tra le altre prelibatezze, una tavoletta di cioccolato cui è legata la nostra cerimonia di nozze (no, niente rituali precolombiani o robe simili...).
Insomma, Carlo ha portato a casa questa cioccolata, l'ho preparata un paio di volte, poi la sera avevo sempre altre cose da fare e spesso me ne dimenticavo... il sacchetto è ancora lì, la scadenza (fine giugno, dato che non contiene alcun conservante) si avvicina, il caldo è già arrivato... quindi necessita di una diversa destinazione, rispetto a quella per cui era nata. E così la sto usando per preparare torte a raffica. Tre in tre giorni (ma due le ho portate in giro, altrimenti ora non sarei qui a scrivere ma ricoverata nel reparto di gastroenterologia del più vicino ospedale).

Questa è decorata come la seconda che avevo adocchiato nell'ultimo numero di Country Living (cui avevo accennato qui), che mi ero ripromessa di provare e invece ancora non sono riuscita a fare. Ma intanto avevo lì le violette, ed era un peccato non usarle.

Per una tortiera a cerniera da 22 cm di diametro:
3 uova (tuorli e albumi separati)
160 gr di zucchero semolato o di canna chiaro
200 gr di farina tipo 00
50 gr di preparato per cioccolata in tazza
150 gr di burro fuso a bagnomaria
1 bustina di lievito
1 cucchiaio di rhum
1 pizzicone di sale fino
1 cucchiaio di violette candite macinate finissime

per decorare:
zucchero a velo
qualche violetta candita

Montare i tuorli con lo zucchero finché sono molto chiari, quindi unire gli ingredienti nell'ordine indicato, tenendo per ultimi gli albumi montati a neve fermissima (che vanno amalgamati delicatamente usando una spatola). Prima di questo passaggio il composto potrebbe sembrarvi troppo compatto: potete aggiungere un cucchiaio di latte, ma tenete presente che gli albumi lo renderanno fluido al punto giusto.
Imburrare e infarinare lo stampo (o foderarlo di carta apposita), versarvi il composto e cuocerlo nel forno preriscaldato a 180°, per circa 40 minuti (fare sempre la prova stecchino: infilzare la torta, molto rapidamente, con uno stecco di legno da spiedini, che deve risultare asciutto, in caso contrario proseguire la cottura e ricontrollare dopo altri 10 minuti).
Sfornare, far raffreddare su una gratella, poi spolverizzare di zucchero a velo e decorare con qualche violetta candita. La torta risulterà leggermente "umida" anche dopo essersi raffreddata, ed è buonissima proprio per questo!

25 maggio 2008

Io e la musica (il meme delle 5 canzoni)

Il cibo di cui si parla oggi è cibo per l'anima, perché Anna mi ha invitata al meme delle 5 canzoni. E mi ha messa in crisi... la scelta è così difficile...
L'amore per la musica mi è stato passato attraverso il cordone ombellicale, non ricordo un solo momento della mia vita (fino a quando non è nato il mio secondo figlio: adesso anelo molto più spesso al silenzio) in cui non ci fosse musica, di tutti, ma proprio tutti i generi. Tanta, tantissima musica.
La famiglia paterna di mia madre era fatta di contadini amanti del bel canto (mio nonno cantava anche nel coro del duomo di Mestre), e la passione musicale è passata di generazione in generazione, immutata nella sua forza ma ampliandosi nei generi (ho anche un fratello musicista).
Ogni mio ricordo ha un sottofondo musicale.
Da piccola ovviamente ascoltavo la musica "degli altri" (mamma, papà, zii): mi vengono in mente Beatles, Bob Marley, De Andrè, PFM, Cocciante, Mina, Inti Illimani, Pink Floyd, Maria Callas, Bennato, Aznavour (e anche lo Zecchino d'Oro, intendiamoci!); l'adolescenza è stata (anche per motivi anagrafici) tutta british, poi mi sono ritrovata "giovane donna blues-metal", quindi sono ritornata indietro (fino allo Zecchino d'Oro, inevitabilmente...) e per strada ho incrociato la world music, il melting pot mediterraneo, le danze balcaniche...
Come fare a scegliere SOLO 5 canzoni?
Vorrei poter scegliere delle voci. Voci di donna, di ieri, di oggi, di domani. Janis Joplin, Joan Baez, Patty Smith, Teresa Salgueiro, Noa, la splendida Petra Magoni (di cui Elena ha linkato alcune canzoni proprio in questi giorni)... e qualche voce maschile, su tutte quella di Bruce Springsteen. Lo amerei anche se intonasse le istruzioni per il funzionamento di un decespugliatore o il bugiardino dell'aspirina.

Ma alla fine devo comunque scegliere 5 canzoni, allora chiudo gli occhi e.... così, a pelle, dico:

- El pueblo unido, credo sia la prima canzone di cui ho un ricordo nitido.

- Let's dance di David Bowie: non per la canzone in sè ma perché mi ha permesso (anzi, ha permesso a tutti) di conoscere l'immenso e compianto Stevie Ray Vaughan.

- Don't let me be misunderstood, versione Santa Esmeralda: la ballerei fino allo sfinimento!

- Unforgettable fire, U2. Perché Bono in quel momento è l'unico uomo al mondo, la sua voce in quella canzone racchiude la vita in ogni sua sfumatura.

- Vedrai vedrai, Luigi Tenco, perché la mia musica italiana preferita è sempre stata quella ubicata a nord-ovest. Perché mi hanno sempre affascinata gli chansonniers francesi (intesi come universo sia maschile che femminile). E perché la voce di Tenco era... cioè, non era solo una questione di voce.

Posso aggiungerne una, in via eccezionale?
Do you want to, Franz Ferdinand. Con questa i miei bambini saltano come grilli, è obbligatoria (con tutto l'album) ad ogni lungo viaggio in automobile, e ogni tanto sentiamo Francesco che la canticchia sovrappensiero... mi fa morire dal ridere (dato che ha solo 4 anni).

Passo questo meme a Graziella (perché così siamo pari), a Mariluna (con cui spesso mi trovo in sintonia ai fornelli) e a chiunque abbia piacere di farlo. Perché le canzoni dicono molto di noi, o no?

23 maggio 2008

Crostata di fragole con crema al latte condensato

Questa torta non è una mia invenzione, non l'ho trovata in una rivista o un libro di cucina, ma arriva di filato dal blog di Francesca (dove fa ritorno come contributo alla sua raccolta di ricette a base di fragole), che a sua volta aveva tratto ispirazione qui.
Il bello della blogosfera è anche questo: ritrovarsi con un ingrediente tra le mani, in un momento in cui non si hanno (per una svariata gamma di motivi) idee brillanti su come utilizzarlo in maniera diversa dal solito, trovare lo spunto nel blog di qualche "collega", e poi pubblicare la propria creazione come ringraziamento verso chi, inconsapevolmente, ci ha aiutati a preparare qualcosa di buono.
Per la ricetta, quindi, vi rimando ai post linkati sopra, basta sostituire le ciliegie con le fragole.
So che in giro non è facile reperire tubetti di latte condensato zuccherato che non sia della Nestlé (marchio che non a tutti risulta... simpatico, diciamo così). Questo l'avevo acquistato a suo tempo in Svizzera, e ne avevo fatta una discreta scorta proprio perché sembrava un prodotto della concorrenza... ma poi, ripensandoci e facendo qualche veloce ricerca, mi sa tanto che andando a monte si arriva sempre lì.
Anzi, approfitto di questo post per girarvi la domanda: qualcuno di voi trova in giro (anche fuori dei confini nazionali) latte condensato in tubetto che (davvero) NON sia Nestlé???

Postilla serale: nei commenti è stata suggerita la preparazione casalinga del latte condensato. Dato che il procedimento è molto simile (praticamente uguale!) a quello del dulce de leche, vi rimando alla ricetta pubblicata tempo fa (c'è stato un periodo in cui molte l'hanno sperimentato, ne trovere diverse ricette girovagando di blog in blog).

21 maggio 2008

Frittata di verza

Chi riceve gli aggiornamenti del mio blog via feed reader si chiederà che casino sto facendo con questo post... è che non so usare molto bene Flickr (ok, diciamola tutta: non lo so usare quasi per niente!)...

A quanto pare una cara amica è stata affascinata dalla fotografia di questa frittata: complice, evidentemente, il clima quasi autunnale del momento... sebbene oggi sia stata una splendida giornata di sole (dopo tre giorni consecutivi di pioggia), la temperatura qui a Venezia è piuttosto bassa, e forse nemmeno a Parigi il clima è ancora quello estivo... insomma, Mariluna mi ha chiesto la ricetta, e io sono contenta di condividerla con lei e con tutti coloro che passano di qua. Che poi, in sé, non è niente di particolare, ma con la frescura di questi giorni... può risultare piacevole.
La verza non è di stagione: questa l'avevo preparata e messa via un paio di mesi fa. Preparo spesso vaschette di verdura stufata che poi congelo: così, in caso di bisogno, ho già pronto il condimento per un risotto, una frittata, una torta salata. Passato al mixer, diventa la base per una vellutata extra rapida. Non di rado è anche un modo per riutilizzare i cosiddetti "scarti" che scarti non sono: nel caso della verza, le foglie esterne e il cuore più duro.
La verza (ma può trattarsi anche di finocchio, cavolo cappuccio, cavolfiore, radicchio... be', vi capiterà ogni tanto di pulire la verdura e di pensare che vi piange il cuore a buttare tanta roba buona) va sminuzzata, quindi stufata a pentola coperta, con poco olio e.v.o., un po' di sale e un goccio d'acqua, finché risulta abbastanza morbida. Poi si usa subito, oppure si congela.

Per quattro persone servono:
400 gr di verza
4 uova
olio e.v.o.
sale e pepe
6-7 fette di pancetta piacentina

Cuocere la verza come sopra indicato, in una padella del diametro di 22-24 cm. In una ciotola battere le uova con un pizzico di sale e una macinata di pepe, poi unire la verza intiepidita e mescolare bene.
Trasferire il composto nella padella precedentemente utilizzata, sul fondo della quale si saranno disposte a raggera le fette di pancetta. Cuocere a fuoco moderato, con il coperchio, per 10 minuti (o finché la frittata sarà asciutta anche sopra), sformare rovesciandola su un piatto di adeguata dimensione e portare in tavola.
La pancetta piacentina (ci si può anche concedere una fettina di insaccato, ogni tanto... basta non esagerare!) è dolcemente speziata e ben si accosta al sapore deciso della verza.

20 maggio 2008

Pranzo? Meme?

Qualche giorno fa.
Sto al computer a lavorare, non mi accorgo del tempo che passa, alzo gli occhi all'orologio... le 13,30. Sarebbe ora di pranzo. Sono a casa da sola, e io detesto mangiare in solitudine (di solito mio marito viene a pranzare a casa, se non è fuori zona). Che mi preparo? Non ho neanche poi tanta fame...
Allora ecco qua, un bel beverone-energetico-vitaminico-che-non-appesantisce.

FRULLATO ENERGETICO DI MELA

Sbucciare e tagliare a fette una mela, metterla nel bicchiere del frullatore con un pugno di mandorle pelate (ma non tostate), un cucchiaio di miele, il succo di 1 limone, 1 bicchiere di latte. Frullare, profumare con il contenuto di 4 baccelli di cardamomo, ridotto in polvere, trasferire in un bel bicchiere e decorare con foglioline di melissa. Bere subito altrimenti... addio vitamina C.
(Naturalmente, io dopo un pranzo così ho una fame da lupi entro 10 minuti. Però ci provo).

E passiamo all'argomento meme.
Avevo declinato i primi inviti, ma poi siamo arrivati a 5 (Nadia, Mika, Silvia, Graziella, Brii) e allora mi sembra scortese continuare a dire di no... e poi quest'ultimo meme sta circolando in tante versioni (6 cose che amo fare, 6 cose che amo e 6 che detesto, solo le 6 che detesto; 6 godurie... insomma, è abbastanza elastico).
Tempo fa avevo già parlato delle cose che mi piacciono, ma dato che 6 sono pochine... ecco la mia versione: altre 6 cose che mi piacciono, seguite dalla loro "variante antipatica".

1) mi piacciono tanto, tantissimo le donne che hanno argomenti (si, lo so, mi direte che in giro ci sono anche esempi poco edificanti... ma io sono ottimista in questo senso).
Detesto invece i maschi eccessivamente e inutilmente chiacchieroni (quel tipo di "ciarloneria" unita ad un tocco di spacconaggine che porta il soggetto in questione a parlare con seria cognizione di causa di temi di cui non sa assolutamente una cicca, spesso inerenti l'universo femminile) a meno che non ci sia la simpatia (ma tanta!) a salvarli.

2) ho fatto l'università con vera passione perché... finalmente potevo scegliermi le materie!
Ho un pessimo rapporto con i numeri. In matematica sono sempre stata uno zero, alle superiori in ragioneria non ne davo fuori, a quasi 40 anni ancora non so fare le divisioni (quelle di 3^ elementare). Quindi mi stupisco di come, per 10 lunghi anni, sia riuscita a far pagare tributi ai contribuenti senza sbagliare mai i conti...

3) amo gli animali, ma detesto gli insetti - ho una vera fobia per i ragni, anche se non tutti... fobia selettiva ma angosciante. Per questo motivo,

4) mi piace viaggiare (e lo faccio appena posso), ma...
mi si rizzano i capelli all'idea di un viaggio in zone tropicali.

5) mi piace il concetto (e la pratica) di condivisione.
Detesto l'individualismo, la mancanza di rispetto per il bene comune (materiale ed immateriale), il sentirsi autorizzati a disporre a proprio piacimento (e senza regole) di quello che invece è a disposizione di tutti.

6) mi piace tanto vedere passare bambini delle elementari quando fanno le uscite didattiche: sono bravissimi, disciplinati, ascoltano le maestre.
Detesto invece le scolaresche (grandi) in gita, specialmente le classi miste delle superiori. A Venezia sono una vera sciagura: non gliene può fregare di meno del posto in cui si trovano (difficile sentire cosa dice l'insegnante con le cuffiette infilate nelle orecchie, mentre ci si sbaciucchia o si guardando le vetrine), intasano calli e ponti creando veri problemi di movimento. Senza offesa per chi ha figli di quell'età... anche per me è solo questione di tempo (Tobia va per i nove anni...).

Dovrei girarlo a qualcuno... boh, mi pare che sia già stato fatto ovunque. Allora, se passate di qua, non avete ancora fatto il meme e vi piace questa versione, è a vostra disposizione.

18 maggio 2008

Louche fridge cake (riporto pari pari!)

Di fronte alle fotografie di certi dolci non so resistere. Li devo fare, prima o poi.
(Purtroppo le mie foto non rendono perfettamente l'idea, ma... cavoli, non mi ero mai resa conto di quanto sia difficile fotografare qualcosa di molto scuro, in una giornata di pioggia e in assenza di potenti mezzi tecnologici!).
Tutti i mesi compro l'edizione inglese di Country Living, e puntualmente ogni mese c'è almeno un dolce di cui m'innamoro.
Bene, nell'ultimo numero della rivista ce ne sono due, al cioccolato, meravigliosi. Il dilemma è stato: quale provo per primo?Dato che avevo a portata di mano (più o meno tutti) gli ingredienti, ho optato per questo. Comunque l'altro è in arrivo, è solo questione di qualche giorno.
Leggendo la ricetta penserete: embé, che cos'ha di tanto diverso da un salame al cioccolato? In effetti, il concetto che sta alla base di questo dolce non è molto diverso... eppure, eppure... (ultimamente mi ritrovo a filosofeggiare intorno ai dolci... che mi sta succedendo???). Magari ne parliamo quando presenterò quell'altra ricetta (se mi riesce!).
Comunque, se proprio vogliamo essere pignoli, siamo a metà tra un salame di cioccolato e un fudge.

Rispetto alla ricetta del giornale, ho apportato una piccola variante: ho sostituito il Cointreau con del tè speziato all'arancia (la ricetta dava, come alternativa al liquore, del succo d'arancia), il che mi permette:
1. di far mangiare il dolce anche ai minorenni
2. di partecipare al meme/game di Laura!

Gli ingredienti sono per uno stampo rettangolare di media dimensione (quello che ho usato fa 17x26).

Preparare un'infusione di tè speziato all'arancia e metterci ad ammorbidire 180 gr di uva sultanina.
Sciogliere insieme, a bagnomaria, 300 gr di cioccolato fondente al 70% (rotto a pezzi), 180 gr di burro e 1 cucchiaio e 1/2 di golden syrup (io ho usato melassa perché quell'altro non ce l'avevo).
In una terrina rompere a pezzi 225 gr di biscotti tipo digestive, unire l'uvetta sgocciolata e 180 gr di ciliegie candite tagliate a metà. Versarci sopra il composto di burro e cioccolato, e mescolare bene finchè tutto sarà inzuppato in questa miscela. Trasferire nello stampo (foderato di carta da forno), livellare bene e mettere in frigorifero per 3-4 ore. Spolverizzare di zucchero a velo al momento di servire.
Perfetto da trasformare in cubetti- bocconcino (metteteli nei pirottini e presentatevi con questi ad una festa... tutti vi ameranno).
Dieteticamente è un suicidio. Per combattere le crisi di umore è praticamente perfetto.

15 maggio 2008

Le mie madeleines definitive

Ho trovato la mia ricetta perfetta per le madeleines!

Dopo averne provate diverse, ho modificato leggermente questa ed ho ottenuto finalmente il risultato che cercavo. Spugnose al punto giusto, non hanno bisogno di aromi extra, vanno giù che neanche te ne accorgi... e pensare che io non sono golosa!
La modifica sta nel dolcificante: invece che tutto zucchero, ho usato 120 gr di zucchero (di canna chiaro) e 2 cucchiai colmi di quel miele africano che avevo impiegato qualche giorno fa per il pane. Ah, si, dimenticavo, niente aromi (quindi, se copiate la ricetta di cui sopra, va eliminata l'ultima voce).
E quando avrò terminato questo miele? Opterò per una miscela di zucchero chiaro (100 gr), zucchero Dulcita (20 gr) e miele di erica o di macchia mediterranea, dal retrogusto caramellato. Il tutto, ovviamente, sempre rapportato alle dosi di cui alla ricetta che sta nel link.

Dimenticavo: queste le ho fatte con gli stampini a cuore (questa forma è una mia fissazione!), c'erano anche quelle classiche, le conchigliette... solo che le ho mangiate tutte!

14 maggio 2008

Le paste con il tonno non son tutte uguali...

Nella mia famiglia non c'è mai stata una grande cultura della pasta. Non c'è mai stata una cultura della pasta, c'est tout.
La cucina di mia nonna era tipicamente "veneziana di campagna", a base di pesce (tantissimo), animali da cortile, uova, insaccati, tante verdure, funghi, erbe spontanee. Primi piatti di riso, minestre, gnocchi. Fatta eccezione per qualche piatto di spaghetti al burro e grana o con il pomodoro, la pasta per me era: i capelli d'angelo e i tortellini in brodo, i ditalini nella pasta e fagioli, le lasagne del pasticcio con il ragù. Tutto questo si è "cementato" quando mio padre è entrato a far parte della famiglia: traumatizzato in tenera età dalle bavette scotte nella minestra di fagioli di sua madre, mangiava solo riso.
Quindi io non ho mai mangiato un piatto di pasta con il tonno finché non sono stata grande e me lo sono preparata da me. A casa da mia madre tutt'ora nessuno mangia la pasta con il tonno. L'aspetto positivo di tutto ciò è che per me la pasta con il tonno non è quella sbobba veloce di chi non sa cucinare o non ha voglia di applicarvisi. Non è la pasta condita vuotandoci sopra una scatoletta di tonno e via in tavola.
Questa è una delle mie paste con il tonno.
(Alex, visto che ho mantenuto la promessa?)

MALTAGLIATI DI FARRO CON TONNO, PORRO, ASPARAGI E POLVERE DI LIMONE

Per 2 persone:
150 gr di maltagliati di farro (io uso questi, non è pubblicità, semplicemente per me sono i migliori, a meno che non li facciate in casa)
la parte verde di 1 porro (diciamo i primi 15 cm)
6-7 asparagi verdi
due bei filetti di tonno sott'olio (ventresca, se ne avete)
polvere di limone (fatta con il procedimento della polvere di buccia d'arancia)
olio e.v.o. sale
Affettare sottilmente il porro e sciacquarlo sotto l'acqua corrente (che un po' di terra rimane sempre). Pulire e tagliare a rocchetti gli asparagi. Gettare le verdure (tranne le punte degli asparagi) in una padella con un filo di olio e un pizzico di sale, farle appassire per 2 minuti, aggiungere 2 cucchiai d'acqua e cuocere a pentola coperta per 5 minuti. Spegnere, sbriciolarvi dentro i filetti di tonno e profumare con un bel pizzico di polvere di limone.
Cuocere i maltagliati (quelli che vi ho consigliato sono rapidissimi) in acqua salata, scolarli, versarli nel condimento, mescolare bene e distribuire nei piatti. Cospargere ancora con un po' di polvere di limone e decorare con le punte di asparagi tenute da parte (quindi crude).


12 maggio 2008

Fiori di frolla

Fine settimana equamente diviso tra fornelli e aria aperta.
Venerdì pomeriggio con i bimbi a Mare maggio.
Sabato sera, senza bimbi (^_^ !!!), qui.
Ieri (domenica) una coppia di amici festeggiava i 10 anni di matrimonio, ho risolto tutti i dubbi sul regalo optando per la fornitura dei dolci per la festa, tra i quali questi fiori di pasta frolla, adatti sia alla stagione che alla ricorrenza.
La giornata è stata delle più piacevoli: sole splendente, amici di mio marito che non vedevamo da secoli, uno stormo di bambini che hanno corso per ore e ore, e intorno un paesaggio incantevole, trovandoci nel parco dei colli Euganei ma anche a breve distanza dai Berici, a due passi dal castello di Montegalda.
Per chi ha presente la campagna urbanizzata/città diffusa dell'area Mestre-Padova-Treviso (o ci vive dentro), qui sembra di stare in un altro mondo: la ricchezza ambientale, architettonica e storica del luogo ha indotto le amministrazioni a preservare ciò che si è salvato da decenni di speculazione e di boom economico (per capirci, siamo nel cuore del Veneto=locomotiva d'Italia), a limitare le brutture edilizie, a dirottare le zone artigianali/industriali/commerciali verso le autostrade (A13 e Valdastico) e lungo le strade statali che portano verso Venezia.
Ma torniamo ai biscotti.

Le dosi sono per... boh, i biscotti erano tanti, allora facciamo così: niente dosi.
Preparate una pasta frolla , il quantitativo è indifferente, la stendete e ricavate i biscotti con una formina a fiore. Una volta cotti e raffreddati, si prepara una glassa con zucchero a velo, pochissima acqua (che va dosata molto attentamente) e qualche goccia di sciroppo o topping all'amarena (quello per i gelati). Si glassano i biscotti e si decorano con palline arcobaleno.

07 maggio 2008

Risotto con le erbe spontanee, per chi ama la campagna

Che cosa mi fa stare veramente bene? Una giornata così: il sole, la campagna nello splendore primaverile da poter raggiungere in pochi minuti, un cestino di erbette appena raccolte, starmene in giardino a leggere mentre i bambini costruiscono il loro capanno estivo tra i rami della magnolia...
Il ponte del 25 aprile eravamo in Toscana: tutto bellissimo, da cartolina (appena ho due minuti metto anche le foto in Flickr), Siena, le Crete, la Val d'Elsa... però è uno stress, prendere la macchina, fare ore di strada per arrivarci e anche quando sei lì, perché mica resti sempre nello stesso posto, insomma, per chi come me ama la campagna (e viaggiare) lì è bellissimo, ma... far la spola da una regione all'altra non è esattamente rilassante - a meno che poi non ci si possa fermare per qualche settimana...
Il ponte del 1° maggio, invece, eravamo a casa, così venerdì ho preso i pupi e siamo andati da mia mamma, ho fatto la mia solita camminata per i campi, e già che c'ero ho pensato di fare qualche foto. Riguardandole dopo, mi sono resa conto che a volte è proprio (e solo) di questo che ho bisogno!

Alla fine della passeggiata, nel cestino c'era tutto l'occorrente per il risotto della sera: erbette (radicchi vari, ortiche, malva) e aglio delle vigne, che non è vero e proprio aglio, è più simile ad un cipollotto selvatico (quindi perfetto per il soffritto).

E questo è quanto ne è venuto fuori. Un normalissimo risotto di erbette, ma è il profumo di quelle spontanee a fare la differenza. Io le ho abbinate a del caciocchiato campano, che finalmente trovo anche qui!

Per quattro persone servono:
300 gr di riso (Carnaroli se vi piace il risotto asciutto, Vialone Nano se lo preferite leggermente all'onda, come si usa qui per quelli di verdure)
4 piccoli bulbi di aglio delle vigne (attenzione: durante l'estate i bulbi sono più grossi, perché la maturazione avviene durante la stagione calda come per le cipolle coltivate. Regolarsi quindi di conseguenza) - in mancanza di questo, vanno bene i cipollotti coltivati
un bel mazzo di erbette miste
50 gr di caciocchiato campano (o altro formaggio stagionato a pasta filata, che sia comunque di buona qualità altrimenti non ha aroma)
brodo vegetale q.b.
olio e.v.o.
1 noce di burro
sale

Tritare finemente l'aglio delle vigne (o i cipollotti) e soffriggerlo senza farlo appassire in poco olio e.v.o., unire le erbette tritate grossolanamente e far stufare per 5 minuti, a pentola coperta, con un pizzico di sale. Calare il riso, farlo tostare per due minuti, poi procedere con le aggiunte di brodo, finché sarà cotto. Aggiustare di sale se necessario. Unire il burro e il caciocchiato grattugiato grosso, mantecare e servire.

04 maggio 2008

Parole, parole, parole... e un budino di cioccolato e cocco

La nostra lingua è bella - melodiosa, armonica, complessa - ma ci sono parole che in altre lingue suonano meglio.
Ci sono due parole inglesi che adoro.
La prima è il verbo to indulge. Che dovrebbe corrispondere al nostro "indulgere", ma già mentre lo si pronuncia si sente che c'è qualcosa di sostanzialmente differente.
A questa voce, il mio dizionario inglese dice: soddisfare, appagare, assecondare i desideri, accontentare, viziare; in forma riflessiva: concedersi. C'è qualcosa di liberatorio in questa parola, è positiva, generosa. E' come se qualcuno, tra le righe, ti strizzasse l'occhio mentre commetti un peccatuccio di poco conto, assolutamente perdonabile. Anzi, obbligatoriamente perdonabile. E' una parola bellissima, soprattutto quando la si rivolge a sé stessi.
Nelle pubblicazioni di cucina, la si trova frequentemente riferita ai dolci. Indulge in... un peccato di gola da commettere in piena libertà.
In italiano, invece, il verbo "indulgere" non mi è mai piaciuto. Ha un retrogusto amaro, sa di peccato che può venire perdonato solo prostrandosi e chiedendo scusa-scusa-scusa (e non credo serva essere delle aquile per capire da dove derivi tutto ciò). Vado a vedere nel Devoto-Oli e ci trovo scritto: cedere (verbo che ha già in sé un'accezione negativa: non si è sufficientemente forti, non all'altezza) per inclinazione naturale o momentanea disposizione d'animo (un momento di debolezza ma anche di devianza); mostrarsi accondiscendente (nei confronti di chi? di qualcuno che supplica). E' sufficientemente chiaro.
(Ma allora... i puritani, la regina Vittoria, la censura alle gambe dei tavoli... era tutto un bluff???).
La seconda parola è crockery, che sta per "vasellame in terracotta", ma anche, più genericamente, per "stoviglie". E' una parola allegra, piena, la ripeterei a raffica: crockerycrockerycrockerycrockery... mi fa l'effetto del supercalifragilistichespiralidoso di Mary Poppins!

Dunque, per pranzo avevo voglia di un dessert che mi sussurrasse, anzi, no, che mi urlasse: vai, indulge!
Non acquisto spesso prodotti esotici: il loro costo ecologico è troppo alto. Di solito mi limito ai beni di "prima necessità": caffè, tè, zucchero, cacao, da agricoltura biologica e certificati fair trade. Ogni tanto qualche banana e ananas, sempre con le suddette certificazioni. Diciamo che l'aiuto che possiamo dare alle comunità che si dedicano a queste produzioni in qualche modo bilancia il danno ambientale provocato dal successivo trasporto aereo.
Qualche settimana fa, da NaturaSì, ho comprato un barattolo di latte di cocco, pensando di usarlo per un pilaf. Mentre la carne di agnello attende nel congelatore di mia mamma, ho reso giustizia al latte di cocco trasformandolo in questo dessert. E' velocissimo da preparare, necessita di pochi ingredienti ed è una vera tentazione.
Perfetto per il mio indulgere premeditatamente.

BUDINO DI CIOCCOLATO E COCCO

Per tre/quattro ciotole (dipende da quanto grandi sono):
1 lattina (400 ml) di latte di cocco
1 cucchiaio di zucchero di canna chiaro (facoltativo)
1 cucchiaio raso di amido di mais
100 gr di cioccolato fondente al 70%
cocco disidratato (o fresco, se ne avete)

Scaldare il latte di cocco (con lo zucchero, se vi piace un po' più dolce) battendolo con una frusta per renderlo liscio, quando si avvicina al bollore togliere dal fuoco e unire l'amido di mais sciolto in 1/2 bicchiere d'acqua fredda. Rimettere sul fuoco, mescolare bene e far addensare (sempre senza far bollire), bastano 1-2 minuti. Spegnere, versarvi dentro il cioccolato grattugiato grossolanamente, mescolare, coprire a lasciare sciogliere per 5-10 minuti. Amalgamare bene aiutandosi con una frusta - la crema deve essere perfettamente liscia, suddividere in coppette individuali e tenere in frigorifero. Decorare con cocco disidratato (o fresco appena grattugiato).