31 ottobre 2008

Pesto di zucca, radicchio e noci

Ancora zucca, si!

D'altra parte, se me ne regalano di continuo, non posso fare altro che cucinarle in tutte le salse - ci sarebbe sempre il businness della trasformazione in carrozze (o meglio, in automobili), ma non conosco fatine con cui mettermi in società ;D
La ricetta del giorno prevede l'abbinamento con il radicchio, per un simil-pesto che partecipa alla raccolta di Fiordisale.

Concorso Pesto 2008

Il radicchio in questione non è ancora il più famoso tardivo, ma il più economico (e versatile) precoce: dunque non quello sottile (detto anche spadone) dal costo improponibile (almeno per chi non abita da queste parti, perché qui non è infrequente avere il proprio pusher), ma il fratello minore, dalla foglia larga.
Meno scenografico del tardivo, trova impiego nelle medesime ricette, con un piccolo vantaggio (oltre a quello del costo, che di questi tempi non è poca cosa): le foglie larghe ed avvolgenti si prestano ad essere farcite, in preparazioni calde o fredde (gli ingredienti con cui sposarlo proprio non mancano).
Adesso che ci penso, io l'avevo già postato un pesto di radicchio, ma è passato così tanto tempo che me n'ero dimenticata!

Dunque, questo è il PESTO DI ZUCCA, RADICCHIO E NOCI (più autunnale di così...)

Ingredienti:
100 gr circa di zucca mantovana
4 belle foglie di radicchio trevigiano precoce
2 cucchiai di noci
olio e.v.o.
una presa di fior di sale

Con queste dosi ne viene fuori un bel po' (può essere benissimo congelato).

Cuocere per 5 minuti la zucca tagliata a cubetti (metterla in una padella con pochissima acqua; si deve solo ammorbidire, non serve cuocerla del tutto).
Farla raffreddare, quindi metterla nel bicchiere del mixer insieme al radicchio, le noci e il sale. Frullare, e quando tutto è ridotto in crema trasferire in una ciotola. Stemperare bene con l'olio (dosato lentamente).
Va bene sulla pasta o sui crostini. Fa la sua bella figura anche servito in cucchiaini (adesso vanno di moda, no?) o come nella foto, in bicchierini da liquore, accompagnato da verdure crude per un pinzimonio alternativo.

29 ottobre 2008

Invito alla lettura

Questo non è il solito libro di cucina.
Anzi, non è un libro di cucina.
E' un libro di sentimenti, se gli autori mi concedono l'espressione.
Ha a che fare con la fatica, il sudore, l'amore, la dedizione, la gioia.
Toccatelo, sfogliatelo, leggetelo, perdetevi tra parole e immagini.
Vi sentirete meravigliosamente bene.

26 ottobre 2008

Miele di fiori di carciofo, primo esperimento

La laguna di Venezia è un'area da cui provengono due mieli davvero speciali.

Uno è quello di barena, l'altro è quello di fiori di carciofo, prodotto nell'isola di Sant'Erasmo, "l'orto di Venezia", nota in particolare per i fantastici carciofi violetti tardo primaverili.

Qualche giorno fa mi è stato portato un vaso di quest'ultimo, e non vedevo l'ora di provarlo in cucina. Si tratta di un miele dall'aroma e sapore particolari, che certamente piace a chi apprezza quelli amari (come tarassaco e castagno), ma può incontrare i gusti anche di chi preferisce varietà meno forti. Dolce e amaro si bilanciano molto bene, in questo caso.
L'ho trovato particolarmente adatto a questa stagione, fornisce il giusto contrappunto alla dolcezza di molti prodotti autunnali, come castagne, zucche, mele, pere... e sta bene con i formaggi tendenzialmente salati, con i caprini e i pecorini.
Mi sembrava simpatica l'idea di proporlo in versione finger food, o come si dice qui... cichéto!



CRESPELLE/BLINIS DI CECI CON CACIOTTA DI CAPRA, ZUCCA E MIELE DI FIORI DI CARCIOFO

Con questi quantitativi io ho preparato 16 crespelle/blinis o come vi pare di volerle/i chiamare (insomma, sono dei dischetti del diametro di 6-7 cm).

100 gr di farina di ceci
1 cucchiaio di salvia tritata
1 cucchiaio di olio e.v.o.
200 ml d'acqua
1 presa di sale
1 macinata di pepe


Preparare con questi ingredienti una pastella simile a quella delle crespelle e lasciarla riposare per una mezz'ora.
Nel frattempo:
grattugiare a julienne uno spicchio di zucca mantovana
affettare abbastanza sottilmente 50 gr di caciotta di capra
scaldare in un pentolino d'acciaio 1 cucchiaio di miele di fiori di carciofo
(senza farlo bollire! il calore serve solo a renderlo fluido, perché si tratta di un miele granuloso. Prima di utilizzarlo attendere che si intiepidisca altrimenti sarà troppo liquido).

Scaldare bene una padella per crespelle (o quella che normalmente utilizzate in questo caso), ungerla se necessario, versare una cucchiaiata di pastella facendola scendere lentamente in modo da formare un dischetto perfettamente tondo (più facile di quanto sembri!). In una padella da 24 cm si possono cucinare contemporaneamente 4 dischetti di pastella. Cuocere per 1 minuto su ciascun lato, eventualmente ripetendo l'operazione per renderli più asciutti.

Accendere il grill del forno, disporre i dischetti su una teglia (la placca del forno va benissimo), distribuire sopra pezzettini di caciotta e filetti di zucca, grigliare finché il formaggio comincia a fondere. Sfornare, completare con qualche goccia di miele tiepido, impiattare e servire.

21 ottobre 2008

Torta al cioccolato (abbastanza) veloce e (molto) profumata


Questa torta è terribilmente simile a quella pubblicata ieri da Fiordisale, ma non è la stessa!
(a proposito di Gì, ricordo che la pesto-raccolta si chiude tra pochi giorni).

I blog-events periodici sono uno stimolo a pubblicare ogni tanto qualcosa, per chi come me soffre di periodica (stabile???) penuria di tempo da dedicare al proprio spazio nel web.
Così ho pensato che questa torta, preparata qualche giorno fa, sarebbe stata perfetta per l'appuntamento mensile Sugar High Friday, questa volta incentrato sui dolci speziati.

Per il mio (ormai passato) compleanno, alla ricerca di un dolce al cioccolato veramente veloce da preparare, sono incappata in questa ricetta di Anna Moroni, credo di averla trovata in Cookaround (o un altro forum culinario).
Ho deliberatamente infranto l'intimazione di non cuocerla più di 25 minuti (perché in origine si trattava di una torta tenerina), e ne è venuto fuori esattamente quello di cui avevo bisogno.
Il risultato è stato davvero appagante.
Per chi mi legge e ha bambini che frequentano le scuole del veneziano, avete presente la torta al cioccolato che servivano nelle mense scolastiche lo scorso anno? la consistenza è molto simile, compatta e appena appena umida, al punto giusto. Si trattava di una torta davvero buonissima (e sana), è stato un peccato che l'abbiano tolta (sembra che molti bambini non gradiscano il cioccolato... peccato che poi, sotto forma di merendine, di sbrodolosissimi biscotti farciti, di barrette a base di cacao di dubbia provenienza, vada giù che è un piacere!).
Se ai vostri bambini piaceva, provate a proporre questa ricetta, sono certa che apprezzeranno.

Nella versione originale della Moroni, l'aroma era dato da qualche cucchiaio di liquore, che io ho sostituito con vaniglia liquida e cardamomo.
A proposito di vaniglia liquida, o estratto di vaniglia: in Italia è un prodotto poco utilizzato (cioè, lo si ritrova sempre più spesso nelle ricette, ma ancora non è facilmente reperibile nei negozi, a meno che non ci si rivolga a drogherie molto ben fornite).
La cosa migliore è quindi farsi l'estratto in casa, non ci avevo mai pensato finché non ho letto questo post qualche giorno fa. Quello che si compra è anche zuccherato, ma per il resto si tratta dello stesso prodotto. Magari vi starete scompisciando dalle risate perché ho fatto la scoperta dell'acqua calda...
Nel blog di Danda c'è il link ad un'azienda tedesca che vende vaniglia da agricoltura biologica a prezzi molto, molto buoni. Perché è vero, la vaniglia costa, se è bio ancora di più.
Ma visto che non si usa a secchiate, ed il risultato non è lo stesso, perché sostituirla con la super chimica vanillina?


TORTA AL CIOCCOLATO CON VANIGLIA E CARDAMOMO

Ingredienti per uno stampo da 22 cm:

200 gr di cioccolato fondente*
200 gr di farina tipo 00
100 gr di zucchero semolato o di canna chiaro*
100 gr di burro
100 gr di latte
4 uova intere
1 bustina di lievito per dolci
1 pizzico di sale
1 cucchiaio di estratto di vaniglia
1 cucchiaino di semi di cardamomo macinati

*Non è che lo scrivo in tutte le ricette, ma è sottinteso: è sempre consigliabile utilizzare prodotti da commercio equo, specialmente quelli di facile reperibilità, come questi contrassegnati.

Sciogliere il cioccolato a bagnomaria insieme allo zucchero, al burro e al latte. Lasciar intiepidire il composto, poi unire la farina setacciata con il lievito, le spezie e mescolare bene. Unire le uova per ultime, precedentemente sbattute con il sale. Amalgamare molto bene, quindi trasferire nello stampo (foderato di carta da forno o imburrato e infarinato) e cuocere nel forno preriscaldato a 180° per 45 minuti.
Se invece volete proprio preparare la tenerina, riducete i tempi di cottura a 25 minuti, ed il cuore della torta resterà morbido morbido.

Tra qualche giorno arriverà pure questa (voglio essere ottimista riguardo il mio tempo libero!).

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Approfitto di questo post per fare un annuncio.

Come indicato qui a fianco, venerdì 24 farò la mia prima, vera uscita pubblica come scrittrice. Sarebbe bello incontrare qualcuno/a di voi in quell'occasione!

16 ottobre 2008

I bambini e la Giornata mondiale del pane

Oggi, 16 ottobre, si celebra la "Giornata mondiale del pane" e Zorra è la vulcanica blogger che anche quest'anno raccoglie le nostre/vostre ricette di pane: un evento che davvero non può essere tralasciato.
Come lei stessa dice, "il World Bread Day – un evento promosso dall' Unione Internazionale dei Panettieri e Panettieri-Pasticceri (UIB) – vuole fornire l'opportunità di parlare di pane e panettieri, della loro storia, della loro importanza e ovviamente del loro futuro".

3rd World Bread Day hosted by 1x umruehren bitte aka kochtopf

Per questa occasione, ho scelto di non preparare il pane da sola, ma di farlo insieme agli alunni di quarta (due classi per un totale di 40 bambini provenienti da non meno di sette Paesi diversi, nonché da diverse aree d'Italia) della scuola primaria "Lombardo Radice" di Mestre, quella che frequenta mio figlio Tobia (e che il prossimo anno accoglierà anche Francesco).

Per sottolineare l'individualità, e nello stesso tempo l'appartenenza ad un gruppo in cui i legami sono forti, belli, importanti, i bambini hanno lavorato insieme la pasta, passandosela di mano in mano; poi ognuno ha modellato il proprio panino, che è andato a formare queste due corone di pane. I panini lievitano (così come i bambini crescono) e si saldano tra loro, creando una grande e variegata pagnotta (è una scemenza paragonare la nostra società ad una pagnotta?). Perché la forza di un gruppo sta nella sua coesione ma anche nella ricchezza apportata dall'unicità, dalle peculiarità di ognuno.

I panini sono stati ricoperti di semi e spezie di colori diversi, perché il pane appartiene a tante culture diverse nel mondo, e la scuola, con la multietnicità di cui è oggi permeata, è un laboratorio costante di integrazione, di uguaglianza e di conoscenza. E una fonte costante di arricchimento.

La ricetta è quella di un pane-base: pasta madre (1/3 del peso della farina), farina, acqua e sale, da lavorare energicamente per almeno 15 minuti. Le spezie e i semi restano attaccati bene intingendo ogni panino prima nell'acqua. La lievitazione è di due ore, direttamente nello stampo coperto con un panno umido, in luogo caldo e lontano dalle correnti d'aria (i panini vanno disposti leggermente distanti uno dall'altro, per permettere il successivo aumento di volume). Per la cottura calcolare 30 minuti in forno a 200°.


(Questo pane era stato preparato lunedì, e vista la genialata approvata ieri alla Camera a proposito di bambini stranieri ed integrazione, direi che casca proprio a proposito!)

13 ottobre 2008

Un classico veneziano (rivisitato)

Da quanto non pubblico una ricetta salata!

Questo è un classico veneziano, uno dei più classici tra i classici cichéti che si trovano nelle nostre osterie tradizionali, i bàcari. Sto parlando della polpettina, che l'ortodossia in questo campo vuole rigorosamente a base di carne, ma che io ho rivisitato in versione veg, sostituendo tale ingrediente con del seitan.
Avete mai fatto un giro di bàcari? o anche solo tappa dopo metà mattina, o all'ora dell'aperitivo serale, in un paio di questi locali? Come ormai abbastanza noto, i cichéti sono assaggi di pietanze da mangiare in piedi al banco, all'interno del locale ma talvolta anche in calle. Ne avevo già parlato a suo tempo (e non sono certo l'unica ad averlo fatto). Bè, la polpettina è, insieme al folpéto e al mezzo uovo sodo (con l'acciughetta), la colonna portante di questo rito, di questo modo di mangiare a piccole dosi, accompagnando ogni assaggio con uno spritz o una generica ombra, ma sempre più spesso e volentieri anche con vini di qualità scelti non casualmente. Un'incredibile gamma di cibi di strada, che comprende pesci/molluschi/crostacei, carni di tagli poco nobili, verdure, e, ormai di diritto, anche monumentali tramezzini. Stanislao Porzio, nel 1° volume del suo lavoro sui cibi di strada (appena uscito per Guido Tommasi Editore), definisce la polpetta veneziana una bàcaro-specialità.
Se fate un giro di bàcari una polpetta ci casca, prima di averlo concluso (ma se si tratta di un giro ben fatto, potreste non serbarne poi alcun ricordo...).

In questa versione, è fruibile da un pubblico un po' più ampio :)

Lo strumento fondamentale ed insostituibile, per fare le polpette, è il tritacarne. Il mixer spappola e trasforma in poltiglia, non va bene. Il tritacarne è perfetto, meglio se ripassando la carne (o in questo caso il seitan) due volte.
Nelle polpette di carne si mette anche il pane secco, io qui l'ho tolto altrimenti le polpettine risulterebbero troppo asciutte.

Per farne una dozzina, tritate bene 200 gr di seitan insieme ad 1 mazzetto di prezzemolo, poi unite 1 uovo, poco aglio (1/2 spicchio è già tanto), 1 grattata di noce moscata, 1 presa di sale, poco pepe macinato al momento (ho detto poco! altrimenti si sente troppo rispetto agli altri aromi). Tenete a portata di mano un po' di farina bianca, da usare solo se l'impasto vi sembrasse un po' troppo appiccicoso (tenete fuori anche del latte, se vi si presenta il problema opposto).
Amalgamate bene gli ingredienti, quindi staccatene dei pezzi con un cucchiaio e appallottolateli tra le mani, rotolandoli poi nella farina bianca.
Friggete le polpette in olio bollente e servirle con l'aperitivo.
Oppure preparate una bella pentola di piselli e ripassatecele dentro, come facevano le mamme una volta (ma credo che tante lo facciano ancora... la mia lo fa!).

PS: volete sapere qual è attualmente il posto in cui preferisco fermarmi per un bicchiere, se sono di giro in città in fascia oraria giornaliera (di sera ho altri giri e altre tappe)? non è un vero e proprio bàcaro ma un piccolo bar a ridosso del Ponte di Rialto, che (ed è incredibile per quella zona) non è frequentato da turisti. E questo nonostante si trovi ad appena 20 metri dalla strada principale (quella che scende dal ponte verso campo San Bortolo). Serve tramezzini "non convenzionali" (cioè né alti 10 cm né grondanti salse), molto delicati; i vini sono buoni e la gestione molto, molto cordiale.

09 ottobre 2008

Composta di frutta all'anice stellato (e ancora un meme)

Mmmmmmmm... a quanto pare c'è qualcuno che nutre perplessità sulla mia attuale salute mentale... evidentemente non tutti apprezzano i beveroni... ;D
Bene, a dissipare ogni dubbio, sottolineo che la ricetta qui proposta è stata realizzata negli stessi giorni del frullato di cui alla precedente, come si evince dall'utilizzo di alcuni, stessi ingredienti: banana e prugna. E non è un'altra preparazione (quasi) punitiva!
Dunque, c'è chi si chiederà: perché questa si propone quale "paladina" dell'ecogastronomia e poi mi utilizza per ben due volte consecutive le banane? Presto detto.
Compro, ogni tanto, banane biologiche da commercio equo. Ma con l'inizio della scuola arriva in casa la valanga di banane della mensa scolastica (sempre bio, per fortuna), perché ad uno dei miei figli non piacciono. Quindi capita, qualche volta, di ritrovarmi con un leggero surplus di questo frutto.
L'idea di questa composta di frutta mi è venuta dopo aver letto, qualche giorno fa, questa ricetta. L'abbinamento pesca-anice stellato mi intrigava molto, non vedevo davvero l'ora di sperimentarlo. Avendo a disposizione frutta di vario genere, ho optato per una composta mista, scoprendo così che l'anice stellato va a nozze non solo con le pesche, ma anche con le banane, le mele, le prugne...
Ho servito questa composta come dessert, insieme a del formaggio di yogurt fatto in casa: un accostamento decisamente azzeccato. Provare per credere!
Con le seguenti dosi si ottengono due vasetti da 250 gr (perché se non si mangia subito, si mette via come una normale marmellata):

1 banana
2 prugne gialle
2 nettarine
2 mele
(per un totale di circa 500 gr di frutta)
200 gr di zucchero di canna chiaro
il succo di 1 limone
2 "fiori" di anice stellato

Pulire e tagliare a pezzi la frutta, metterla in una casseruola con il succo di limone e cuocerla finché si ammorbisce (fare attenzione affinché non attacchi al fondo della pentola, per la presenza di frutti densi come banana e mela). Spegnere, unire l'anice stellato, lo zucchero, mescolare e lasciar riposare per 3-4 ore. Rimettere sul fuoco e portare alla consistenza desiderata.
Invasettare al solito modo.

Per fare in casa il formaggio di yogurt: versare 500 gr di yogurt intero (acquistato o fatto in casa, l'importante è che sia bello denso) in un colino rivestito con un tovagliolo pulitissimo, coprire e porre sopra una ciotola, in modo che il colino resti sospeso ed il siero scenda. Porre in frigorifero e dopo 24 ore trasferire il "formaggio" ottenuto in una ciotola.

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Fiordisale mi passa un meme di quelli belli tosti.
Sette cose che salverei di mio per me:
1. i miei figli
2. la curiosità
3. l'abilità manuale unita al senso estetico (insomma, mica è peccato avere un po' di autostima!)
4. i ricordi
5. la perseveranza (peccato aver scoperto tardi di esserne in possesso, ed in abbondanza!)
6. il buon senso (dicesi anche "sale in zucca")
7. il sentirmi sempre come se avessi 20 anni di meno!

Sette cose che salverei nel mondo per tutti:
1. i bambini: non è mica un'affermazione tanto scontata :-(
(e portiamo pazienza, se poi certi crescono e diventano come i figli di Bossi... ma poveri, in fondo mica è colpa loro...)
2. l'ambiente, e di conseguenza...
3. ...la ricchezza data dalla biodiversità
4. la capacità di far tesoro degli errori
5. la cultura con la C maiuscola
6. le persone coraggiose, idealiste, mentalmente libere
7. tutte quelle che ha scritto Gì!

06 ottobre 2008

Il ritorno del beverone

A volte ritornano... tempo fa ne avevo già postato uno, e siccome a me frullati&frappé piacciono, eccone qua un altro.
Questo però è più... salutar-chic (suona tanto male?).
La base di frutta è banana e prugna gialla, il dolcificante è miele di bosco, la componente liquida è data dal kefir e la nota pungente è quella del pepe rosa.
Il kefir è uno dei più salutari derivati del latte (ma c'è anche quello a base d'acqua), lo si trova già pronto in tutti i negozi di alimentazione naturale, ma è possibile produrlo anche in casa.
Il pepe rosa (che, come molto già sanno, in realtà appartiene a questa famiglia e non a quella del pepe) dona una nota pungente ma non copre i sapori come il vero pepe e pizzica meno del peperoncino. E con il miele ci sta proprio bene.

Per prepararne due bicchieri servono:
1 banana
1 prugna gialla (grossa e ben matura)
1 bicchiere di kefir di latte
1 cucchiaio di miele dal sapore marcato (quindi niente tiglio, acacia, millefiori comune... troppo delicati)
1/2 cucchiaino di bacche di pepe rosa (più qualcuna per decorare)

Si passa tutto nel frullatore o nell'apposito bicchiere del mixer, e si beve come rompidigiuno. Utilizzando del kefir d'acqua (qui la procedura per produrlo in casa) al posto di quello di latte, ne verrebbe fuori una sorta di aperitivo analcolico .

02 ottobre 2008

Aggiornamento Flickr

Come avevo già scritto qualche tempo fa, mi scuso con chi, nei mesi passati, aveva lasciato commenti alle mie foto in Flickr. Purtroppo, al mio rientro dalle vacanze estive, ho scoperto di non essere più abilitata ad accedere al mio account, e non c'è stato modo di venirne fuori. Non ho avuto altra scelta che aprirne uno nuovo, dove caricare le fotografie più recenti e trasferire quelle vecchie, o almeno quelle che erano collegate ai post di questo blog e che prima o poi dovrò ri-linkare (dal nuovo account, quando quello vecchio verrà chiuso "d'ufficio" per inattività).
Da oggi le vecchie foto si trovano quindi qui.