29 aprile 2009

Crema spalmabile di datteri, limone e mandorle

la crema di datteri e mandorle di Clea

Un blog che seguo assiduamente (e non credo di essere la sola) è quello di Clea, mi piace il suo approccio, il suo modo di intendere la cucina, e le ricette sono una più deliziosa dell'altra.
Ora, per assurdo, sono andata a replicare una ricetta abbastanza calorica proprio in un momento in cui avrei bisogno di 15 giorni di dieta detox, ma che ci posso fare, quando l'ho vista ho deciso che dovevo assolutamente provarla (anche perché mi forniva la scusa per terminare l'ultimo pacchetto di datteri languente in dispensa).
Beh, mi sa che oggi il mio pranzo consisterà in... pane spalmato con questa crema!
La consiglio vivamente anche a chi è mediamente prevenuto nei confronti di questo genere di dolcezze e preferisce tuffarsi con doppio carpiato nel barattolo della Nutella.

Ingredienti e procedimento:

80 gr di datteri (lei dice di usare i medjool ma in mancanza vanno bene anche quelli più piccoli e asciutti, basta aumentare un po' la componente liquida)
il succo di 1 limone
80 gr di crema di mandorle (al momento ne ero sprovvista, così l'ho preparata al volo sciogliendo del preparato per latte di mandorla* in pochissima acqua)

*ho usato quello prodotto dalla cooperativa sociale L'arcolaio, che opera nell'ambito del reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti della casa circondariale di Siracusa.

Frullare tutto insieme e conservare in frigorifero. Oltre che spalmata sul pane, la vedo bene anche come farcitura per tartellette di frolla o di brisée.


E dopo la ricetta... aggiornamento news!

DOMENICA 3 MAGGIO, alle ORE 13.35, su TG2 EAT PARADE si parlerà dei QUADERNI... quindi anche dei miei (spero...)!

Come avrete notato in sidebar, sta anche per arrivare il mio primo contributo alla collana Leggere è un gusto!... ebbene si, il personaggio misterioso era lei: Pippi Calzelunghe! L'uscita ufficiale è prevista tra qualche giorno, nel frattempo vi potete gustare la copertina ;-)

24 aprile 2009

Torta di mele farcite

torta di mele farcite

Tutto è nato qualche giorno fa. A casa un dessert sempre gradito sono le mele cotte, preparate di solito con miele, succo d'arancia e spezie. Ma domenica (si, credo fosse domenica scorsa), per cambiare, le ho semplicemente tagliate a metà e farcite con un cucchiaino di marmellata di more di rovo (questa, di cui adesso sto ultimando le scorte dell'ultima estate).
Quando le ho viste belle e cucinate, mi sono detta: caspita, la prossima volta ci devo fare una torta!
Ed il caso vuole che ieri mio marito sia arrivato a casa con un plateau di 20 uova, che urgeva preparare in qualche modo, visto che in frigorifero ne avevo già altre 12...



Mi sono messa a cercare una ricetta diversa dal solito (anche se ci ho scritto un libro, sono sempre in cerca di varianti mai provate... le torte di mele sono una galassia di cui non si vedrà mai l'autentica dimensione!), che richiedesse tante uova, ma che non venisse troppo soffice, e mi sono imbattuta in questa. Scettica (lo ammetto) sul quantitativo di burro non indifferente, mi sono detta: ma si, proviamo lo stesso... e ne è valsa la pena! Migliora se mangiata il giorno dopo, perché si asciuga per benino e diventa più compatta (che è il risultato che cercavo).
Qui la pallina di gelato alla vaniglia è d'obbligo!

TORTA DI MELE FARCITE
naturalmente la farcitura può essere variata, per esempio così

ingredienti per uno stampo da 26 cm
200 gr di burro, ammorbidito a temperatura ambiente
5 uova
150 gr di zucchero
farina tipo 00 q.b.
1/2 bustina di lievito per dolci (ho dimezzato la dose originale)
un pizzico di sale
4 mele golden
1/2 limone
marmellata di more di rovo

Portare il forno a 180° (a gas).
In una ciotola lavorare a crema il burro con lo zucchero. Unire le uova, il sale, il lievito e la farina dosandola un po' alla volta, fino ad ottenere un impasto liscio e moderatamente fluido.
Versare questo composto in uno stampo a cerniera foderato di carta da forno.
Sbucciare le mele, tagliarle a metà ed eliminare i torsoli, lucidare la parte superiore con il limone, affondarle nell'impasto e farcire lo spazio del torsolo con un cucchiaino di marmellata.
Infornare per circa 40 minuti, se alla prova-stecchino la torta dovesse risultare ancora umida, proseguire per altri 5 minuti, spegnere e lasciar raffreddare nel forno caldo.
Come ho già detto, ci guadagna se fatta riposare per almeno 12 ore (perfetta da preparare la sera per la colazione del mattino).

23 aprile 2009

Quadretti (di torta) al triplo cioccolato

torta triplo cioccolato

Mio figlio Francesco, il più piccolo, è un goloso come pochi altri a questo mondo, è di quelli che sbavano in maniera quasi letterale (!!!) all'idea di certi piatti, specialmente quando si tratta di dolci.
A volte si innamora di fotografie - di dolci, ovviamente - che vede nei libri che consulto, o nelle riviste di cucina che girano per casa, e poi mi tormenta. mi assilla, mi tarma (come si dice qua) finchè non vede finalmente uscire dal forno il soggetto prescelto.
Qualche settimana fa, mentre cercavo una ricetta nel libro Cioccolato di Jaqueline Bellefontaine (edito da Gribaudo - Parragon), Francesco ha adocchiato questi quadretti, e scoperto che dentro ci vanno ben tre tipi di cioccolato (bianco, al latte e fondente)... la richiesta è stata pressoché quotidiana, nonostante in mezzo ci sia stata Pasqua (con conseguenti scorpacciate di cioccolato)...

A proprosito di libri, ricordo che oggi, 23 aprile, è la Giornata internazionale dei libri e del diritto d'autore, e qui trovate la lista degli eventi in giro per l'italia.

Alla ricetta originale ho apportato qualche modifica. In realtà l'avevo già provata, tempo fa, seguendo pari pari le indicazioni, soltanto sostituendo alla margarina (che io non uso) lo stesso quantitativo in burro, però risultava troppo untuosa, così stavolta ho preferito togliere parte del burro ed aumentare la dose di latte, mossa che si è rivelata utile anche per ottenere una pasta più compatta e quindi più adatta ad essere tagliata e servita in quadretti (a ciò contribuisce anche la ridottissima dose di lievito richiesta). Ho anche evitato di mettere il cacao nell'impasto, cosìcchè il sapore dei cioccolati si sente più nettamente. E quello bianco, in particolare, viene esaltato dall'aggiunta di un cucchiaino di vaniglia liquida (che invece nella ricetta originale non c'è).
Mi sono accorta dopo che il dolce potrebbe ricordare questo, ma essendo il procedimento diverso, anche il risultato finale lo è.

QUADRETTI AL TRIPLO CIOCCOLATO
ingredienti per uno stampo da 24x32 cm

350 gr di farina tipo 00
225 gr di zucchero semolato (o di canna chiaro)
160 gr di burro ammorbidito a temperatura ambiente
latte q.b.
4 uova
1 cucchiaino di vaniglia liquida
1 cucchiaino scarso di lievito per dolci
50 gr di cioccolato bianco
50 gr di cioccolato al latte
50 gr di cioccolato fondente
n.b.: la ricetta originale dice di usare la codetta, io preferisco del cioccolato di buona qualità tagliato a coltello. La codetta, in genere, si trova solo fondente, e di qualità non eccelsa.

In una ciotola riunire gli ingredienti (tranne il cioccolato) e cominciare a lavorarli con le fruste elettriche: il latte va dosato lentamente fino ad ottenere un impasto liscio ma non liquido. Solo alla fine aggiungere il cioccolato, tagliato a scaglie con il coltello (come si vede nella foto).
Trasferire il composto in uno stampo rettangolare unto ed infarinato, o foderato di carta da forno.
Cuocere a 180° nel forno preriscaldato, per 35-40 minuti.
Estrarre dal forno, lasciar raffreddare, tagliare a quadretti e servire.

cioccolato/2

Altre ricette di questo tipo, già pubblicate:
torta al cioccolato bianco e nero
torta biscottosa al cioccolato
torta con cioccolato e uvetta

20 aprile 2009

Uova e asparagi, personale versione...

uova e asparagi, fave e dragoncello

...che poi non è niente di rivoluzionario...
Uova e asparagi sono un connubio su cui non si possono sollevare obiezioni: sembrano semplicemente nati per stare insieme. In primavera ne mangerei a tonnellate. Però mi piacciono molto anche le fave, e con il dragoncello... beh, è una fortuna che con questi ingredienti vada a nozze (e che in generale mi piaccia parecchio), perché con lui ho problemi di convivenza: ogni anno si riproduce in maniera esagerata, da ogni seme disperso nasce una nuova pianta, il terrazzo nel giro di qualche settimana sembra la foresta amazzonica... insomma, o lo estirpo sistematicamente ( e mi piange il cuore!) o lo infilo in tutte le ricette primaverili che lo tollerino. Con gli asparagi lo avevo già proposto qua, mi fa impazzire con il pesce, con la carne di coniglio, ci faccio il pesto, finisce in frittate e simili... e comunque, ogni volta che nelle mie ricette vedete scritto "manciata di erbe aromatiche fresche" state tranquilli che dentro c'è anche lui. Lo metto anche nella macedonia, insieme a menta e melissa.
Le fave, fino a qualche anno fa, non le reperivo facilmente. Non fanno parte della tradizione locale, il fruttivendolo mi diceva sempre: sai che sei l'unica veneziana a cui le vendo? me le comprano solo le signore nate in Italia meridionale.
Ora, complici le riviste e le trasmissioni di cucina (in cui spesso le si trova abbinate proprio agli asparagi), le fave stanno prendendo piede dappertutto e qui, in stagione, le trovo regolarmente anche al supermercato. Con grande gioia di mio figlio maggiore, che le adora (fuori stagione, se proprio mi viene voglia, da NaturaSì trovo quelle già lessate della Machandel, azienda olandese di cui avevo già parlato).

ingredienti: aria di primavera!

Allora, la ricetta è:
UOVA E ASPARAGI CON SALSA DI FAVE E DRAGONCELLO

Gli asparagi, questa volta, sono la varietà di Cimadolmo: come sempre vanno puliti (si taglia la parte più dura al piede, con un coltellino affilato si "sbuccia" la parte bassa del gambo, infine si lavano bene per eliminare eventuali residui di sabbia), poi lessati in acqua salata, facendo attenzione a non rompere le punte (se utilizzate l'apposita pentola è più facile).
Le uova si rassodano e poi si sbriciolano, operazione che risulta particolarmente agevole usando uno schiaccia-patate.

Per la salsa:
150 gr di fave fresche, sgranate
3 rametti di dragoncello fresco
olio e.v.o.
sale fino

Mettere sul fuoco un pentolino d'acqua, quando bolle versarci le fave e far cuocere per 10 minuti. Scolare l'acqua, far intiepidire e sgusciare le fave.
Togliere le foglie dai rametti di dragoncello, sciacquarle ed asciugarle bene. Metterle nel bicchiere del mixer piccolo insieme alle fave ed un pizzico di sale, aggiungere olio a filo, finché il tutto risulterà cremoso (ma non liquido).
Distribuire sulle uova e servire.
Qualche suggerimento per altri utilizzi di questa salsa: per un pinzimonio da antipasto; spalmata su fettine di pane, da guarnire poi con verdure di stagione; sulla pasta, insieme a scaglie di pecorino.

Buon lunedì, spero che da voi il tempo sia un pochino meno grigio!

17 aprile 2009

Ciàcole e dolcezze

Ciàcole, chiacchiere tra amici... è da un po' che non chiacchieriamo seriamente, o sbaglio?
Ci vogliono l'umore, lo spirito giusto, di cui negli ultimi tempi c'è stata gran penuria.
Allora, comincio raccontandovi, o meglio, informandovi, che è online un nuovo articolo per la mia rubrica La cucina di campagna, in Leggere è un gusto!, il sito dell'omonima collana editoriale.
Spero vi piacerà, certamente è... di stagione :)
E per detta collana, è in dirittura d'arrivo il mio primo libro, ormai è questione di poche settimane... libro che tratterà di un personaggio letterario molto speciale, molto amato, e della sua strampalata, ma allo stesso tempo genuina e tradizionalissima cucina. Chi sa già di che cosa si tratta, non faccia la spia!
Poi, volevo ringraziare la carissima Romy, che qualche giorno fa mi aveva assegnato questo premio, ma poi non c'era più stata l'occasione di parlarne. Il suo blog mi piace tantissimo, vi si respira un'atmosfera accogliente e calorosa, e i suoi post su biscotti e dintorni sono imperdibili (pieni di utili informazioni e accompagnati da deliziose immagini)... sembra di stare in una sala da tè inglese!

E visto che siamo in tema, posso offrirvi anch'io un biscotto? magari una tazza di tè o caffè ce l'avete davanti davvero...
Il vassoio era stato preparato qualche domenica fa, per la merenda a metà pomeriggio, una volta rientrati dalla passeggiata campestre.
Margherite di Stresa profumate all'arancia, sablés al cacao e mandorle, e tante fragole profumate... una merenda con i fiocchi!

merenda

Detto questo, torno a lavorare (!!!) e vi lascio la ricetta dei sablés.
Baci, buona giornata e buon fine settimana (siamo già venerdì!) a tutti :D

SABLES AL CACAO E MANDORLE

ingredienti per una ventina di biscotti:

80 gr di burro morbido
60 gr di zucchero a velo
100 gr di farina tipo 00
50 gr di mandorle pelate, ridotte in farina
1 cucchiaio di cacao amaro
1 presa di sale

In una ciotola lavorare il burro con lo zucchero, quando il composto è ben cremoso, unire gli altri ingredienti. Mettere in frigorifero altrimenti il composto potrebbe essere troppo appicicoso.
Portare il forno a 175° (se a gas, una decina di gradi in meno se elettrico ventilato).
Staccare un pezzo di impasto grosso come una noce, lavorarlo a sfera, porlo su una teglia foderata di carta da forno ed appiattirlo leggermente con il palmo della mano. Procedere così fino ad esaurimento dell'impasto, cercando di non tenere i biscotti troppo vicini, perché essendo al burro tendono ad allargarsi un po' durante la cottura.
Infornare per 15 minuti circa, quindi far raffreddare su una gratella. Ottimi insieme alle fragole fresche.

15 aprile 2009

Orzotto con carletti e agnello aromatico, ed un evento da non perdere

Tra le tante erbe spontanee di questa stagione, i carletti (nome dato dalle mie parti alla Silene vulgaris) occupano un posto di primo piano. Profumano tanto, di terra e di sole, quel sole che amano e che picchia in testa mentre li si raccoglie. Raccolta che richiede un po' di impegno, perché ce ne vogliono tanti per mantenere discreti quantitativi dopo la cottura. Ma ne vale la pena, perché oltre al profumo, regalano sensazioni uniche al palato: il sapore è delicato ma caratteristico, un vero bouquet di note. Forse è proprio questa sottile persistenza, questo loro lungo finale (rubando le parole ad altri ambiti di degustazione) a renderli particolari e ricercati. Qui a Venezia si trovano anche in commercio, ma non so se mantengano le stesse caratteristiche (profumo e sapore) di quelli da raccolta spontanea: avendo buone fonti di approvvigionamento, non ho mai avuto la necessità di acquistarli.

carletti, prima e dopo

Nel veneziano, l'abbinamento più classico è quello con il riso (vialone nano, meglio se di Grumolo delle Abbadesse). Ma anche altri cereali si sposano bene, per esempio l'orzo. E perché non accostare una carne altrettanto di stagione, quella di agnello (per rimanere nell'ambito dei presidi Slowfood, potremmo cercare quello dell'Alpago)? qui cotta con erbe aromatiche (lavanda, menta e santoreggia) a loro volta nel pieno rigoglio primaverile.

Per 4 persone:
4 pugni di orzo perlato
carletti (difficile calcolarne il peso... cuocetene in abbondanza, poi usatene una cucchiaiata colma per ciascun commensale)
1/2 cipolla
brodo vegetale
olio e.v.o.
sale

200 gr di polpa di agnello, tritata a coltello
1/2 bicchiere di vino bianco (qui pinot grigio)
una manciata di foglie di lavanda, menta e santoreggia, tritate
sale e pepe

In una padella scaldare poco olio, unire i carletti, coprire e cuocere per 10 minuti (controllando che non si attacchino al fondo). Spegnere e tenere da parte. Tritare la cipolla, farla imbiondire in una casseruola bassa con 2 cucchiai di olio, quando è trasparente calare l'orzo (sciacquato sotto l'acqua corrente), farlo tostare per qualche minuto e poi cominciare ad aggiungere brodo caldo poco per volta, rimestando ogni tanto. Ci vorranno circa 25 minuti per la cottura, al termine della quale l'orzotto dovrà risultare appena all'onda (non troppo asciutto, ma neanche liquido come una minestra). Unire i carletti solo alla fine, così da non disperderne l'aroma con una cottura prolungata.
Mentre l'orzo cuoce, porre la carne in una padella antiaderente (o di acciaio, con un po' di olio e.v.o.) e farla rosolare, sfumare con il vino, aggiungere le erbe, salare, pepare, coprire e proseguire la cottura a fiamma moderata. Orzo e carne saranno pronti nello stesso tempo.
Servire l'orzotto accompagnato da una cucchiaiata di agnello.

orzotto con carletti e agnello aromatico

Un vero bouquet di note, questa volta in senso sia letterale che figurato, sarà quello offerto, il prossimo 30 aprile, dall'evento "Marca golosa et armoniosa", secondo appuntamento della rassegna Cena di note, promossa dal Corriere del Veneto e Papageno, trimestrale di enogastronomia dell'Alpe Adria.
La serata si terrà presso Villa Marcello Giustinian, dimora settecentesca adibita da alcuni anni a struttura ricettiva di alto livello, posta all'interno di uno splendido parco sulle rive del fiume Dese, tra Mestre e Mogliano Veneto (in un'area già di per sè molto bella dal punto di vista paesaggistico, e non lo dico solo per affetto, essendoci nata e vissuta per tanti anni).
Verrà reso omaggio a due grandi protagonisti della cultura locale: la celebre soprano moglianese Toti Dal Monte (1893-1975), e Bepo Maffioli (1925-1985), gastronomo, scrittore e uomo di spettacolo, personaggio-simbolo della cucina trevigiana e veneta.
Ai fornelli Davide Gobbo, chef di Villa Marcello Giustinian, e Filomeno Salerno, chef del Ristorante Relais Monaco di Ponzano Veneto (Tv).
Per la parte musicale, saranno di scena il tenore Francesco Grollo ed il mezzosoprano Alessia Nadin.

La disponibilità dei posti è limitata, la prenotazione è obbligatoria.
Il costo è di 60 euro, vini inclusi.
Per prenotazioni:
Villa Marcello Giustinian
Via Marignana 45, Marocco di Mogliano Veneto (TV)
tel. 041/942444
Per informazioni:
Ufficio Stampa Papageno
Tel. 0422/307153

09 aprile 2009


In questi giorni proprio non mi sono sentita di scrivere, specialmente di cucina. Tragedie come quella abruzzese fanno passare tutto il resto in secondo piano. Non ci sono parole, se non quelle che servono per trasmettere le informazioni utili in questo frangente, per le quali vi rimando, tra gli altri , ai blog di Alex, Elena, Francesca, Viviana - ma molte altre bloggers ne hanno prontamente fornite.
Che augurio si può fare, in un momento così? qualsiasi cosa dica mi pare vuota, priva di significato. Vorrei parlare di forza, di speranza, di futuro... ma allora credo che tutti noi abbiamo questi stessi pensieri, e le mie parole sarebbero solo una goccia d'acqua nel mare.
Ci risentiamo tra qualche giorno, un caro saluto a tutti :)

02 aprile 2009

Crumble di rabarbaro, mele e mandorle

crumble di rabarbaro, mele e mandorle

Lo scorso anno comprai una piantina di rabarbaro. La stagione era ormai inoltrata (credo fosse maggio) e si andava incontro al caldo (che il rabarbaro non ama particolarmente), la pianta era piccola e cresceva un po' stentata, nonostante fosse posizionata in un angolo piuttosto ombroso, nel giardino dei miei genitori. Ogni tanto ne tagliavo qualche gambo, che risultava però inutilizzabile tanto era striminzito.
Durante l'autunno e l'inverno, poi, l'ho praticamente dimenticata, presa com'ero da pensieri più pressanti e seri. Lei ha continuato a lavorare, rinforzandosi; così, quando qualche giorno fa sono andata a trovarla, l'ho trovata molto cresciuta, e i gambi ora cominciano ad essere più cicciottelli. Be', niente a che vedere con quelli che si trovano sui banchi dei mercati nord europei, del diametro di 3-4 cm e pesanti un etto l'uno. Però si cominciano a vedere dei progressi.
Spero che adesso, una volta potato il fogliame prodotto durante l'inverno, la pianta si rinvigorisca e mi dia qualche soddisfazione in più (ma poi, perché avere sempre tanta fretta? ogni cosa a suo tempo, o no?). Intanto mi sono ritrovata con 5 gambi, per un peso totale di ben... 100 grammi (non è molto, ma meglio di niente).

Cosa potevo fare con questo rabarbaro, se non un crumble? e quale, se non quello super aromatico di Danda?
Crumble che, mi pare ovvio, finisce dritto dritto nella plagio-raccolta della Trattoria, come già è successo ai biscotti di qualche post fa.
In questo caso, però, scrivo la ricetta, perché ho apportato due variazioni: nelle dosi (che io ho indicato per 4 cocottine individuali), e nell'integrazione del rabarbaro con mele renette (per raggiungere il peso necessario).

200 gr tra gambi di rabarbaro e mele renette, sbucciate e prive del torsolo
75 gr di zucchero semolato
1/4 di cucchiaino di zenzero in polvere (o di radice fresca grattugiata)
la buccia grattugiata di 1/2 arancia

60 gr di farina tipo 00
40 gr di mandorle macinate finissime
50 gr di burro a lamelle
50 gr di zucchero demerara
1/2 cucchiaino di zenzero in polvere
1/2 cucchiaino di cannella in polvere

Pulire il rabarbaro (vanno utilizzati solo gli steli, senza foglie) e tagliarlo a rocchetti di circa 2 cm; tagliare a cubetti le mele. Mettere a cuocere (a pentola coperta) per 10 minuti la frutta con lo zucchero e la buccia d'arancia: non serve aggiungere acqua perché il rabarbaro rilascerà quella necessaria ad ottenere uno sciroppo abbastanza denso.
Nel frattempo preparare la copertura: porre gli altri ingredienti in una ciotola e lavorarli con la punta delle dita per ottenere delle briciole.
Suddividere la frutta in quattro stampini individuali da forno, coprire con le briciole e pressare leggermente. Danda lo cosparge di mandorle a lamelle.
Cuocere per 30 minuti nel forno preriscaldato a 180°, quindi sfornare, far intiepidire, cospargere di zucchero a velo e servire prima che si raffreddino.