21 giugno 2009

Un dolce saluto :)

crostata di nettarine bianche

Domani a quest'ora sarò con i miei pargoli su un aereo appena decollato da Roma, destinazione Salonicco dalla sorellina ex-quasi-greca-futura-apolide (se continua così!). Sarò di ritorno domenica sera, quindi ci risentiamo dopo il 28.
Vi lascio con questa crostata, quasi una non-ricetta: una base di frolla (fatta al volo impastando 200 gr di farina 00, 100 gr di burro, 1 uovo, 2 pugni di zucchero, 1 pizzico di sale) stesa abbastanza spessa (lo stampo usato è da 22 cm) sui cui adagiare 3 nettarine bianche tagliate a spicchi ed irrorate di abbondante zucchero semolato. Il tutto in forno a 180° per circa 40 minuti e servito tiepido.
Ieri sera, grazie al matrimonio di una coppia di amici, abbiamo scoperto un posto da sogno, una locanda che sembra un pezzetto di Provenza incastonata nella campagna trevigiana. Spero di tornarci durante il mese di luglio e di darvi maggiori informazioni - dato che nemmeno in internet ho trovato qualcosa, e che ieri sera, nell'allegra confusione che è normale regni ad un ricevimento di nozze, non sono riuscita a fare foto con calma e a chiacchierare con i proprietari.
Sono rincasata con un attacco di nostalgia, di voglia matta di Francia del sud, uno dei luoghi in cui ho lasciato il cuore (di qua e di là del Rodano), dove abbiamo soggiornato più volte negli ultimi anni e dove ogni estate sono tentata di tornare (le vacanze d'agosto sono già state programmate, ma io già penso al prossimo anno...).
Così stamattina ho deciso che le valigie potevano attendere ancora per qualche ora ed ho preparato un bel pranzo... evocativo: minestrone (con verdure di stagione a pezzettoni) profumato al pesto, focaccia al formaggio ed erbe provenzali, insalata e crostata di nettarine bianche.
Adesso si che posso fare le valigie!
Buona settimana e a presto!

16 giugno 2009

Venezia, Biennale d'arte alla Misericordia

Diciamocelo, noi veneziani siamo un po' noiosetti, sempre a lamentarci che in questa città c'è mai niente da fare... certo, non siamo a Londra o a New York, siamo in una città italiana (il che, di per sè, non gioca a favore...) di media dimensione, che spesso si è proiettata nel futuro scegliendo le vie più autolesioniste... però diciamoci anche questo: quale altra città offre quasi sei mesi l'anno di mostre ed esibizioni artistiche di altissimo livello, in buona parte usufruibili gratuitamente da parte del pubblico, integrate in maniera esemplare nel tessuto cittadino, preziosissime fonti di stimoli e riflessioni? La Biennale d'Arte non è solo quella che si tiene nell'area omonima ai Giardini di Castello. Non significa solo lunghe file alle biglietterie, corse da un padiglione all'altro per paura di non vedere tutto in un giorno, piedi doloranti, caldo torrido d'estate e gelate assicurate per i ritardatari degli ultimi giorni.
La Biennale offre un vastissimo cartellone di eventi collaterali, italiani ed internazionali, che rispetto a quelli nel programma "ufficiale" hanno una marcia in più... bè, anche più di una. Non soltanto perché l'ingresso è gratuito, e quindi ci si può tornare più volte - e certe installazioni davvero lo meritano. Gli spazi e le strutture che ospitano queste mostre sono estremamente affascinanti: chiostri, chiese, palazzi nobiliari, Scuole devozionali, ex edifici industriali e militari... ma anche campi e corti, quindi spazi pubblici all'aperto. Spesso li si incontra quasi incidentalmente, muovendosi in città per i motivi più diversi, magari mentre si sta andando al mercato o all'ufficio postale... e li si visita con calma: uno oggi, due domani, senza l'affanno della giornata "in Biennale" di cui poi si ricorda poco e magari anche con una punta di fastidio (per i motivi già menzionati). Il fatto poi che queste mostre siano distribuite in maniera omogenea nello spazio urbano (coinvolgendo aree lontane dalle principali direttrici turistiche), invita a visitare angoli della città poco noti agli stessi veneziani.

Ieri io e Tobia, mio figlio maggiore, abbiamo approfittato della bella giornata (e del fatto che Francesco, il piccolo, va alla scuola materna ancora per qualche giorno) per andare a visitare un paio di questi spazi.
La mèta principale, inizialmente, era la doppia mostra I guerrieri/Screendoors di Sandro Chia e Riccardo Bagnoli, alla palladiana Scuola dei Mercanti (che, quando andavo alle superiori, veniva utilizzata dalla mia scuola - e anche da altre - come palestra... con la rete da pallavolo tirata tra le colonne di marmo, sulle quali ogni tanto qualcuna si spiaccicava correndo...). A Tobia è piaciuta molto la sezione fotografica, così come la colorata reinterpretazione di Chia delle statue, ma l'allestimento al piano superiore lo ha un pochino inquietato, per via dei suoni in sottofondo e delle immagini (disegni in divenire) che vengono proiettate, molto belle ma un po' forti.
All'uscita dalla mostra, ne ho approfittato per portare Tobia in visita alla chiesa della Madonna dell'Orto, la "casa" di Tintoretto, che viveva qui vicino, lavorò molto in questa chiesa, e qui è sepolto con due dei figli (i pittori Domenico e Marietta, la protagonista dell'ultimo romanzo di Melania G. Mazzucco).
Dalla Madonna dell'Orto al complesso della Misericordia (abbazia e Scuola Grande, vecchia e nuova) sono proprio due passi.
Il restauro della sansoviniana Scuola Nuova della Misericordia è ormai a buon punto, pertanto i locali sono stati aperti al pubblico e al loro interno sono visitabili diversi allestimenti legati alla Biennale d'Arte.
Al piano terra è presente il Padiglione Lituano con l'opera Tube: un lungo tunnel realizzato con nastri per videotape, che si attraversa percependo sensazioni visive non dissimili da quelle che talvolta ci prendono passeggiando per Venezia, legate al continuo movimento dell'acqua e agli effetti prodotti dalla luce.

Biennale, Venezia. Lithuanian Pavillon: Tube

Lo stesso tema si ritrova nell'opera Kkann-Acqua di Dario Milana (D Tao), in cui l'elemento acqueo ed il suo rapporto con i nostri sensi viene riprodotto utilizzando la lamiera: flessuosa, rumorosa, lucente.

Venezia, Biennale. D Tao: Kkann - Acqua

Il mezzanino è dedicato ad una personale di Luigi Voltolina, Illuminazioni.
Il primo piano è invece interamente occupato dalla mostra Divano Orientale-Occidentale: arte contemporanea dall’Afghanistan, Iran e Pakistan. E che le culture orientali ed occidentali si incontrino proprio a Venezia non è certo casuale, considerato il passato di questa città.
Curata dall'organizzazione Turquoise Mountain, risulta particolarmente coinvolgente per il messaggio che gli artisti, in buona parte donne, trasmettono con queste opere, che ruotano intorno al concetto di libertà imbrigliata in un claustrofobico ripetersi di elementi grafici (evidente il richiamo a quelli che tradizionalmente contraddistinguono l'arte figurativa islamica). L'artista afghana di punta, la grafica e stilista Zolaikha Sherzad, prende come spunto il bordo ondulato del burka, lo duplica specularmente ottenendo una frastagliata figura circolare, in cui in trasparenza si individua la trama del tessuto utilizzato per confezionare le tuniche delle donne afghane. Questo elemento decorativo viene replicato in maniera ossessiva, usando come supporto lo specchio. Ma poi, ingigantito e di un candido colore bianco, diventa una aerea tenda che rappresenta la liberazione dalla schiavitù del burka e da ciò che esso rappresenta.

Biennale, Venezia. Divano Orientale-Occidentale: Arte Contemporanea dall’Afghanistan, Iran e Pakistan

Impressive (mi suona meglio in inglese) è l'armonia che regna tra le opere d'arte qui collocate e il cantiere ancora aperto: pavimentazione in cemento, impalcature metalliche, tavolati in legno, insomma, tutto quello che si può trovare in un cantiere edile, sembra addirittura collocato ad arte. Non so come sarà la Scuola una volta ultimati i restauri, ma certamente si presenta meglio adesso, con la struttura progettata dal Sansovino messa "a nudo", che quando fungeva da palazzetto per la squadra di basket veneziana, con il parquet d'ordinanza...

12 giugno 2009

Muscovado cake

muscovado cake

Ovvero: il preferito dai miei amici.
E' stato il cake dei picnic di maggio, ed ha riscosso grande successo (specialmente tra quelli che di dolci fatti in casa ne vedono circolare pochi...).
Di questi tempi, i dolci da forno sono tra le cose che preparo (e quindi posto) più spesso, per due semplici motivi:
1) l'impasto è pronto in un attimo, e non serve starci dietro durante la cottura
2) ne sto approfittando prima che arrivi di nuovo il super caldo e mi venga intimato di tenere spento il forno!

Per un cake da 20 cm:
230 gr di farina tipo 00
130 gr di burro fuso
130 gr di zucchero muscovado
3 uova
la buccia grattugiata di 1 arancia
(o 1 cucchiaino di polvere*)
1/2 bustina di lievito per dolci

Accendere il forno a 180° se a gas, un po' meno se elettrico ventilato.
Rivestire uno stampo per cake da 20 cm con l'apposita carta.
Con le fruste elettriche battere le uova con lo zucchero, finchè l'iniziale colore tabacco sarà virato in un tenue caffelatte, ed il composto si presenterà bello gonfio (a bolle).
Unire quindi gli altri ingredienti, continuando a mescolare con le fruste.
Versare il composto nello stampo, cospargere di granella di zucchero e infornare per 45-50 minuti. Togliere dallo stampo quando si sarà leggermente intiepidito.

Con queste dosi, a seconda dello stampo che userete, otterrete:
- stampo da 20 cm: cake cicciotto stile Buondì Motta (come qualche amico ha ribattezzato il mio)
- stampo da 26 cm (che io non ho): cake dalle proporzioni armoniose, tipo quelli della Chovancova (secondo me qualcuno dovrebbe codificare le "misure perfette" del "cake perfetto", un po' come si fa con le misure seno-vita-fianchi delle modelle...)
- stampo da 30 cm (quello che i più hanno in casa): cake poco più alto di una sottiletta (quindi meglio aumentare le dosi).

09 giugno 2009

Di ciliegie, amarene, quaderni...



Sono in arretrato con le ricette da pubblicare. Il lavoro di scrittura mi sta veramente risucchiando... iniziato come un passatempo, si sta trasformando sempre più rapidamente in un'attività che mi lascia ben poco tempo per altre cose - tenuto conto di quello doverosamente riservato alla mia famiglia.
Tra poche settimane sarà nelle librerie il nuovo quaderno: come si dice, non c'è due senza tre... e la formula cambia nuovamente. Il primo era una sorta di lungo racconto, il secondo un ricettario più tradizionale, il terzo sarà una guida - in cui le ricette saranno presenti, ma non come argomento principale del libro: diciamo che serviranno... a comporre un puzzle. L'argomento? ve lo svelo tra qualche giorno.
E mentre scrivevo questo post, mi hanno comunicato che domenica, alle 13,35 su TG2 Eat Parade, si parlerà di Pippi!

In questi giorni ho mangiato quintali di ciliegie, e le ho usate per fare dolci, come quello pubblicato qualche tempo fa, e questo in fotografia, di cui riporto qui di seguito la ricetta: si tratta di una SFOGLIA RIPIENA DI FRUTTA DI STAGIONE - ciliegie, nespole, albicocche, pesche.

sfoglia con frutta di inizio estate

Accendere il forno e portarlo a 200°.
Snocciolare le ciliegie, sbucciare le nespole e le pesche; tagliare tutta la frutta a pezzetti e cuocerla per 5 minuti con 1 cucchiaio colmo di miele di acacia (in una padella non troppo grande, coperta). Far raffreddare.
Sbriciolare una decina di biscotti secchi (magari dentro ci mettete anche un paio di amaretti, che con le ciliegie ci stanno proprio bene).
Srotolare un foglio di pasta sfoglia già stesa, cospargere di biscotti sbriciolati e distribuire sopra la frutta. Chiudere e saldare i lembi creando un salsicciotto ed incidere dei tagli paralleli sulla superficie.
Porre (se non l'avete già fatto) il dolce su una teglia ed infornare per circa 30 minuti.
Servire tiepido o freddo.

Domenica non sono andata al mare (finora l'ho visto ben poco!), dato che il tempo continua ad essere piuttosto instabile, e ho optato per campagna, dove ho raccolto un bel po' di marinelle (le nostre amarene). Che da mangiare non sono un granché, ma una volta sciroppate o trasformate in confettura... diventano goduria allo stato puro! io preparo una via di mezzo, che risolve entrambe le situazioni.

amarene sciroppate home made

CONFETTURA SCIROPPOSA DI AMARENE

A me non piace troppo dolce, ma se si gradisce si può aumentare il quantitativo di zucchero (l'amarena non è dolcissima, nonostante sia molto succosa). Metto metà peso in zucchero, rispetto al peso della frutta una volta mondata.
Ho snocciolato le amarene, quindi aperte a metà per verificare che non ci fossero inquilini indesiderati. Le ho mescolate allo zucchero e poste a macerare per 24 ore: durante questo tempo si è formato un bello sciroppo. Ho cotto il tutto per 30 minuti - se si prolunga la cottura, si trasforma in una vera e propria confettura, mentre io volevo che rimanesse lo sciroppo. Poi si invasetta come qualsiasi altra composta di frutta, a caldo.

Prima di chiuderla nei vasi, ne ho usata qualche cucchiaiata per preparare un semifreddo in bicchiere - che partecipa alla raccolta di Gatto Goloso - al sapore... "Foresta Nera": ci sono le amarene, c'è il cioccolato, c'è il liquore...
e qualche cucchiaiata è finita sul pane e burro ;-).

BICCHIERINI "FORESTA NERA"
per due persone:
200 ml di latte di avena (+ altri 100 ml)
50 gr di cioccolato fondente 70%
1 cucchiaino colmo di maizena
1 bicchierino di rum o kirsch
2 cucchiai di fiocchi d'avena piccoli
1 cucchiaio di zucchero demerara
2 cucchiai di amarene sciroppate (sgocciolate)

A fiamma bassa, in un pentolino a fondo pesante, sciogliere il cioccolato nei 200 ml di latte di avena. Quando si avvicina al bollore, unire la maizena stemperata negli altri 100 ml di latte di avena (freddo), mescolando continuamente finché la crema inizia ad addensarsi. Spegnere, unire il liquore, stemperare bene e far raffreddare.
In una piccola padella scaldare i fiocchi d'avena con lo zucchero, mescolando per farli caramellare (si formerà una granola). Raffreddare.
Suddividere la crema di cioccolato in due bicchierini, distribuire 2/3 della granola, le amarene sciroppate e quindi i rimanenti fiocchi d'avena.

04 giugno 2009

Buon sesto compleanno, Comidademama!

Se dico che Elena mi ha cambiato la vita, mi credete?
No, non la sto sparando grossa. Ho incrociato il suo blog, che già navigava verso il suo quarto compleanno, poco dopo aver aperto il mio, nel tardo autunno 2007. E dal blog è balzata fuori lei, con tutta la sua energia, con una carica, una positività uniche: mi ha immediatamente conquistata. Di più: mi ha travolta. Abbiamo cominciato a lasciarci commenti a vicenda, che in realtà erano parte di lunghi dialoghi a distanza, e pur senza conoscerla di persona, mi ha infuso una buona dose di sicurezza in me stessa, di cui avevo gran bisogno ma di cui avevo perso le tracce.
E' stata la miglior psicanalista che potessi incontrare ;-))
Elena è un vulcano in continua attività. E tutto quello di cui si interessa (si tratti di cucina, luoghi, persone, arte, musica, letteratura... vado avanti ad elencare?) viene analizzato, studiato, testato con intelligenza, profondità, serietà, ma anche, se serve, con una buona dose di sense of humor.
Allora, mi unisco ai festeggiamenti (inaugurati da Annalibera, pm10, Alex) e regalo ad Elena... le Barozzine! versione mignon della sua Barozzi, che con l'occasione ho trovato finalmente il tempo di provare ;-)

barozzi mignon

01 giugno 2009

Conoscete lo scambio di casa?

Oggi parliamo di vacanze.
La settimana scorsa ho rinnovato la mia iscrizione ad Intervac, così mi sono detta: perché non scrivo qualcosa a questo proposito nel blog?
Quest'anno, poi, che si parla tanto di crisi... mi sembra ancor più doveroso dedicarci due parole.
Cinque anni fa io e mio marito decidemmo di provare una formula, quella dello scambio di casa, di cui avevamo letto più volte ma non avevamo mai valutato concretamente. In quel momento andavamo incontro ad un periodo non proprio florido (economicamente parlando), e le vacanze estive erano vicinissime. Così ci siamo detti: perché no? Detto fatto: abbiamo passato 15 giorni a Parigi ad agosto, con i bambini, spendendo in tutto 500 euro di aereo. Poi, un piccolo budget per i mezzi pubblici, per l'ingresso nei musei e per qualche piccolo acquisto: fine delle spese.
L'esperienza è stata così positiva che l'abbiamo replicata altre quattordici volte in questi anni!
Alla base dello scambio sta la fiducia. Io non vado a casa degli altri per combinare guai, e chi viene a casa mia ragiona allo stesso modo.
Non ho mai avuto problemi, e non ho riscontrato alcun inconveniente in questo tipo di vacanza, quindi posso soltanto illustrarvi i pro.
Avere una casa a disposizione, a costo zero, dotata di tutto quello che serve (dato che la maggior parte delle case che vengono scambiate NON sono case per vacanze, ma abituali residenze) non è cosa di poco conto: in genere l'alloggio è la spesa maggiore, in una vacanza. Se ci si muove in aeroplano o in treno, spesso poi ci scambia anche la macchina (avete presente quanto costerebbe noleggiarne una?). In quindici scambi abbiamo trovato case di ogni tipo, ed effettivamente ci si imbatte nelle tipologie più diverse. Ieri, per esempio, guardavo la scheda di una famiglia inglese che scambia... un castello!
L'obiezione che ci viene più spesso sollevata è che una vacanza di questo tipo è troppo sedentaria, perché quand'è sera bisogna rientrare a casa e non si ha la possibilità di visitare un intero Paese, in maniera itinerante. Le cose non stanno esattamente così. Escursioni nel raggio di 80-100 km possono essere effettuate anche in giornata, e per uscite più lunghe si può sempre prenotare qualche notte fuori: inciderà sul budget, ma comunque meno di un'intera vacanza in albergo... :)
In questi anni abbiamo visitato diverse grandi città (Parigi due volte, Vienna, Copenhagen, Monaco, Londra) per qualche giorno o per soggiorni piuttosto lunghi. Ma non sono mancate le vacanze al mare (Corsica), sotto la neve (Svizzera), in campagna (Camargue, Cantabria). Abbiamo fatto anche qualche scambio in Italia (a Firenze, Roma, Torino e nelle Marche), ma non è sempre facile trovare, perché tutti cercano la vacanza all'estero.
In Italia operano diverse associazioni: basta digitare "scambio casa" in un qualsiasi motore di ricerca, e ne appariranno cinque o sei. Noi abbiamo optato per Intervac perché il sito ci sembrava più completo degli altri, le schede delle case più esaustive. Ma conosco persone che viaggiano attraverso altre organizzazioni e si trovano ugualmente bene.
Se vi ho messo un po' di curiosità, potete fare un giro come visitatori nel sito, per capire come funziona praticamente e vedere che tipo di abitazioni vengono scambiate.
Insomma... chi ha visto il film The holiday e pensava si trattasse solo di una bella trovata degli sceneggiatori, si è sbagliato: lo scambio di casa esiste e funziona alla grande!